Coronavirus, la previsione di Ricciardi: perché dicembre e gennaio saranno “terribili”

Il consigliere del ministero della Salute spiega che siamo ancora nel pieno della seconda ondata. E che ci attendono mesi estremamente pericolosi, ecco perché

Nella giornata di ieri, lunedì 7 dicembre, aumenta ancora il tasso di positività, cioè il rapporto tra nuovi casi positivi e tamponi effettuati. I morti sono stati 528: numeri ancora altissimi, che indicano chiaramente che siamo in piena seconda ondata ancora.

L’emergenza sanitaria in Italia oggi

La Regione con più casi è il Veneto, che rimane in crescita (+2.550), seguita da Emilia-Romagna (+1. 891), Lombardia (+1. 562), Lazio (+1. 372) e Campania (1. 060).

Come certificato dall’ultimo report Iss, che individua solo 2 Regioni a rischio basso e ben 3 invece alto, l’emergenza sanitaria Covid in Italia resta molto difficile, come conferma lo stesso Walter Ricciardi, consigliere del ministero della Salute e docente di Igiene all’Università Cattolica di Roma, nel suo intervento al quinto “Orphan Drug Day-L’impatto della pandemia sui malati rari: destinati a tornare nell’ombra?” promosso online dall’Osservatorio malattie rare (Omar).

Siamo ancora nel pieno della seconda ondata del Covid, e dicembre e gennaio saranno mesi terribili”. Anche le previsioni della Fondazione Gimbe sono nerissime: a gennaio rischiamo una “strage”.

Per questo “è molto importante continuare con il rispetto delle regole, sia a livello individuale che da parte degli organismi istituzionali, perché se si allentano le misure troppo presto non solo non si inverte il trend, ma il rischio è quello di trovarci di fronte a mesi difficilissimi, in cui Covid e influenza correranno insieme”.

Perché dicembre e gennaio saranno “terribili”

Il Covid nel nostro Paese circola ancora in modo importante, “e non rispetta i confini regionali”. Anche per questo dobbiamo assolutamente scordarci i maxi-raduni di famiglia per le feste di Natale e Capodanno, come peraltro indicato chiaramente nel Dpcm 3 dicembre che limita fortemente gli spostamenti.

Dal Comitato tecnico scientifico si rinnova l’invito ad evitare assembramenti e a limitare al massimo i contatti sociali, anche tra familiari non conviventi, dove la soglia di attenzione inevitabilmente cala.

“Anche noi eravamo abituati a riunioni familiari con 15-20 persone, ma quest’anno non si può. Festeggerò con mia moglie e le mie figlie” annuncia Ricciardi, che preannuncia un dicembre e gennaio “terribili”. Per almeno due motivi.

Il primo riguarda i problemi nell’accesso ai servizi sanitari, il secondo le “tante” differenze a livello regionale che ancora persistono nel nostro Paese e che con il Covid sono diventate ancor più evidenti.

Il piano vaccini: quante dosi, quando e a chi

Parla anche di vaccini Ricciardi. Alla domanda se abbia senso non vaccinare gli italiani che hanno contratto il Coronavirus e poi sono guariti risponde che “è più che altro una questione organizzativa”.

Le dosi di vaccino all’inizio saranno limitate, quindi andranno riservate prima ai soggetti più esposti per rischio o per età: cioè gli operatori sanitari e quelli essenziali, oltre che i soggetti più fragili, ovvero gli anziani ricoverati nelle Rsa e quelli che sono a casa. Si tratta di quasi 6, 5 milioni di italiani, che rientrano nelle categorie “prioritarie”.

Dopo i primi annunci sul piano vaccini, ieri il commissario straordinario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri, ha illustrato alle Regioni gli ultimi aggiornamenti sul lavoro in corso: ha parlato di oltre 28 milioni di dosi a disposizione entro la fine di marzo, e di un hub in ogni Regione per la distribuzione dei vaccini.

Arcuri ha annunciato anche un’indagine sierologica per valutare qualità e durata della risposta del vaccino sulla popolazione, e la possibilità che anche i medici in pensione possano dare un contributo per sgravare il personale degli enti locali.

Le Regioni, dal canto loro, hanno chiesto un’integrazione dei sistemi informatici con quelli regionali, un’anagrafe sanitaria e il coinvolgimento delle farmacie.

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