Coronavirus, Johnson in isolamento: distribuirà gratis la “vitamina anti-Covid”

Il governo inglese ha deciso di somministrare a oltre 2 milioni di cittadini vitamina D come prevenzione contro il Coronavirus, come già ha fatto la Scozia

Mentre il suo portavoce annuncia che il premier britannico Boris Johnson si trova in auto isolamento dopo un contatto con una persona risultata positiva al Covid, osserviamo come i numeri dei contagi in Gran Bretagna continuino ad aumentare vertiginosamente.

Il bilancio dei morti provocati dal Coronavirus nel Regno Unito ha superato quota 52mila. Secondo i dati della Johns Hopkins University, dall’inizio della pandemia i decessi sono 52.026, su un totale di 1.372.884 casi.

Il piano di Johnson

Ora, il governo inglese ha deciso di somministrare a oltre 2 milioni di cittadini più vulnerabili e anziani vitamina D per 4 mesi come prevenzione contro il Coronavirus, seguendo l’esempio della vicina Scozia.

Il ministero della Salute ha chiesto al National Institute for Health and Care Excellence e alla Public Health England di creare delle linee guida per l’uso della vitamina D due settimane fa.

L’effetto della vitamina D sul sistema immunitario è stato a lungo dibattuto tra gli esperti. Numerosi studi hanno suggerito che bassi livelli di vitamina D sono associati a un rischio più elevato di morte per Coronavirus e alcuni ritengono che livelli sufficienti possano invece ridurre la probabilità di contrarre il virus e di sviluppare danni ai tessuti causati dalle infezioni polmonari.

A chi verrà data la vitamina D e perché

Mentre il vaccino è sempre più vicino (quello della Pfizer, ma non solo), in particolare si sta discutendo sull’opportunità di somministrare vitamina D a persone vulnerabili, anziane, obese e in particolare di etnia nera, nel tentativo di affrontare le morti sproporzionate da Covid-19 in quelle fasce di popolazione.

Più alti sono i livelli di melanina nella pelle, più bassi sono i livelli di vitamina D creati, situazione che peggiora in luoghi con meno luce solare: per questo le persone di colore nel Regno Unito possono essere più vulnerabili e quindi potenzialmente a rischio di contrarre il Covid e sviluppare una forma più seria della malattia.

Il governo ha definito l’operazione “a basso costo, a rischio zero e potenzialmente altamente efficace”, evidenziando in particolare uno studio spagnolo che ha coinvolto 76 pazienti con Covid-19: a 50 di loro è stata somministrata una dose elevata di calcifediolo, una forma attivata di vitamina D.

Metà di coloro a cui non è stata somministrata ha necessitato del ricovero in terapia intensiva, a fronte di una sola persona che l’aveva ricevuta, ma che è stata successivamente dimessa senza ulteriori complicazioni. Due pazienti che non hanno ricevuto calcifediolo sono invece morti.

Vitamina D contro il Covid

La vitamina D rafforza il sistema immunitario e protegge dalle infezioni respiratorie. Già a inizio pandemia erano emerse le prime evidenze scientifiche in merito a una correlazione tra vitamina D e Coronavirus. E cioè, chi ha carenza di vitamina D avrebbe un rischio maggiore di contrarre il virus.

Anche in Italia, nel maggio scorso, si era parlato dei benefici della vitamina D, dopo lo studio di due docenti dell’Università di Torino, Giancarlo Isaia e Enzo Medico, che però era stato criticato per via della mancanza di validazione scientifica delle loro affermazioni, per quanto vere.

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Plos One, poi, la carenza di vitamina D aumenta il rischio di contrarre l’infezione da Covid-19 di più del doppio. In uno studio su oltre 190mila persone sottoposte a tampone per Covid, quasi il 13% di quelli con livelli di vitamina D inferiori a quelli raccomandati è risultato positivo al Coronavirus.

Al contrario, poco più dell’8% di quelli con livelli “adeguati” di vitamina D e solo il 6% di quelli con livelli elevati è risultato positivo al virus. I ricercatori hanno scoperto che le persone con livelli “carenti” di vitamina D avevano il 54% in più di rischio di contrarre il Coronavirus.

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