Coronavirus, quando finirà l’epidemia in Italia: la previsione di Brusaferro (ISS)

In Italia la curva dei contagi Covid sta decrescendo, ma non possiamo assolutamente dirci fuori pericolo. Ecco quando tutto, forse, finirà

In Italia la curva dei contagi Covid sta decrescendo, sia per quanto riguarda i casi sintomatici sia per i casi positivi. E questa è certamente una buona notizia. Si intravede, insomma, una “prospettiva di riduzione”, che però ci richiama anche ad una grande responsabilità per il rispetto delle misure.

La situazione Covid in Italia

Il sovraccarico del sistema ospedaliero, e territoriale (dove esiste), è ancora alto in molte Regioni. Oggi l’età mediana dei positivi si colloca attorno ai 48 anni. La curva comincia a spostarsi verso l’appiattimento anche rispetto ai ricoveri in area medica. Ma il numero di decessi, ultimo indicatore a calare, continua ad essere drammaticamente elevato.

C’è, comunque, una forte differenziazione regionale. Ci sono regioni in cui il confronto tra le incidenze calcolate in due periodi, negli ultimi 15 giorni e nei 15 giorni precedenti, mostra una decrescita. In altre, invece, una crescita. Dieci Regioni risultano ancora a rischio alto.

Che Natale sarà

Presentando l’ultimo report Iss (qui trovate il dettaglio), il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro ha detto chiaramente che bisogna continuare a ridurre drasticamente le interazioni fisiche tra le persone, evitare tutte le occasioni di aggregazione, limitare al massimo anche nelle proprie abitazioni il numero di persone che si ritrovano: “Bisogna impedire in tutti i modi gli assembramenti, fare in modo che la distanza interpersonale, l’uso della mascherina e l’igiene delle mani siano dei mantra”.

E dunque, ci aspetta un Natale senza spostamenti per raggiungere i parenti e senza cenoni o pranzi. Anche la classica messa di Natale dovrà essere resa compatibile con le misure già concordate con la Cei per evitare che tutto possa tradursi nella generazione di possibili focolai di trasmissione.

Governo e Regioni stanno ancora discutendo su cosa aprire e come, ma “le prossime settimane sono molto critiche rispetto alla nostra capacità di rispettare distanziamenti ed evitare aggregazioni. Se non lo facciamo, il rischio è che i numeri ripartano”.

Quando finirà la pandemia in Italia

Brusaferro fa anche una previsione: l’epidemia di Cononarivus “ci accompagnerà per un altro anno e mezzo circa”. Quello causato dalla pandemia “è uno stress che non è stato puntiforme, come un terremoto o un’alluvione. Stiamo mettendo in atto strategie di adattamento che lasceranno il segno in futuro, alcune probabilmente in maniera permanente”.

Forse, quindi, potremo vedere la fine verso giugno 2022, molto più in là rispetto ad altre posizioni, come quella del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, ad esempio, che ha ipotizzato ottobre 2021. Ma molto dipenderà, ovviamente, anche dai vaccini (qui l’approfondimento di QuiFinanza): sia dalla loro efficacia che dal numero di persone – si spera il più alto possibile – che decideranno di vaccinarsi.

L’importanza della prevenzione

Ciò che, sottolinea, dovremmo aver imparato è che la prevenzione è il momento cruciale del sistema: “Una volta questo concetto veniva più declinato come visione ma non si facevano investimenti specifici, oggi è molto chiaro che se non investiamo sulla prevenzione il livello di rischio è elevato”.

Questo perché la prevenzione ha il vantaggio di evitare a priori che si manifestino determinati scenari, e lo svantaggio che quando funziona molto bene non si vede.

Come sarà la sanità del futuro

Cosa aspettarsi dunque per il futuro? La sanità del futuro, ha spiegato Brusaferro, vedrà insieme tecnologie e relazioni sociali.

“Sappiamo che possiamo vivere bene anche con disabilità o quando diventiamo anziani grazie a un insieme di tecnologie e relazioni che ci aiutano a recuperare quel margine di autosufficienza che perdiamo. La sanità del futuro ci vedrà immersi in una serie di relazioni e tecnologie per accompagnarci dove perdiamo di autosufficienza, quindi fortemente ancorata a una tecnologia che ci aiuti a fare scelte ma anche a un’interazione forte con le persone”.

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