Coronavirus, in Piemonte scattano i PEIMAF: i piani di maxi-emergenza paragonabili ai disastri

Da venerdì 6 novembre il Piemonte è zona rossa. L'emergenza Covid è definita dai sanitari al limite, con ospedali che esplodono

Da venerdì 6 novembre il Piemonte è zona rossa. L’emergenza Covid è definita dai sanitari al limite, con ospedali che esplodono, pronto soccorso intasati, ambulanze che si spostano fuori città in cerca di posti letto, chiese ospedaliere allestite con letti da campo, bombole di ossigeno che cominciano a scarseggiare, come confermato dal presidente di Federfarma Piemonte Massimo Mana.

Immagini che rimandano a uno scenario da catastrofe. Tanto che ora la Regione Piemonte ha deciso di far scattare il cosiddetto PEIMAF. E cioè proprio il piano emergenziale che si attiva in situazione di disastri. Tradotto, l’ultima spiaggia.

Il “caso” Piemonte

Il Piemonte è un caso piuttosto emblematico di “Covid di ritorno”, visto che durante l’estate i contagi erano crollati, facendo sperare i più ingenui in un autunno clemente. A partire da metà settembre invece la curva epidemiologica è tornata a salire, fino a schizzare così in alto da catapultare Torino e gli altri capoluoghi nel temutissimo scenario 4.

Ad oggi (dati aggiornati a martedì 10 novembre) i casi di persone risultate positive al Covid-19 da inizio pandemia in tutta la Regione sono 104.314. I pazienti guariti 40.737. Le persone in isolamento domiciliare sono attualmente 53.795. I ricoverati in terapia intensiva 325, i decessi 4742. I contagi su base provinciale indicano il numero di 9114 ad Alessandria, 4766 Asti, 3314 Biella, 13.472 Cuneo, 7691 Novara, 57.696 Torino, 3809 Vercelli, 2694 Verbano-Cusio-Ossola, oltre a 656 residenti fuori regione, ma in carico alle strutture sanitarie piemontesi. I restanti 1102 casi sono in fase di elaborazione e attribuzione territoriale.

Da protocollo, gli ospedali dove sono presenti i cosiddetti DEA (Dipartimenti di emergenza-urgenza e Accettazione), in collegamento con il servizio di emergenza-urgenza 118, strutture portanti dell’emergenza in caso di disastro, sono tenuti ad elaborare sempre tre piani: il PEI (Piano di Emergenza Interno), il PEVAC (Piano di Evacuazione) e il PEIMAF (Piano di Emergenza Interna per il Massiccio Afflusso dei Feriti).

Cos’è il PEIMAF e come funziona

Proprio quest’ultimo è quello che il Piemonte ha attivato ora. Una pianificazione di maxi-emergenza, che coinvolge tutti i professionisti medici e infermieri e tutta la struttura sanitaria. Si annuncia proprio in caso di tragedie, eventi catastrofici come alluvioni, terremoti, disastri, com’è successo ad esempio la sera della tragedia di piazza San Carlo durante la partita Juve-Real Madrid e per il crollo del Ponte Morandi.

Di fatto, un provvedimento organizzativo che dovrebbe preparare i sanitari al peggio, cioè a ulteriori picchi, consentendo alle strutture ospedaliere maggiore rapidità e flessibilità decisionale, e di azione, di fronte all’emergenza Covid.

“Il Piano di Emergenza Interno per il Massiccio Afflusso dei Feriti consente agli operatori di passare da una condizione di caos ad una condizione di moderata confusione, al fine di di ottimizzare le risorse e gestire in modo quanto più possibile l’emergenza in atto”. Questo si legge nel PEIMAF.

Cosa prevede? Che i ricoveri avvengano “ovunque sia possibile”, “ricoveri straordinari” anche in qualsiasi punto degli ospedali dove ci sia disponibilità di predisporre letti o brandine. Riconversione dei reparti, soluzioni di fortuna. E non solo.

Anche che tutti i medici dovranno essere sempre reperibili. “In questo momento è richiesto a ciascun dipendente di comunicare il proprio numero di cellulare o altro recapito disponibile al proprio direttore/coordinatore/responsabile per essere velocemente contattato e rendersi disponibile quanto prima, qualora la situazione lo richieda in maniera improvvisa ed emergenziale” si legge nella nota inviata alle Asl.

Questo nuovo “assetto” porta a un ulteriore taglio delle visite ambulatoriali e dei ricoveri ordinari, così come degli interventi chirurgici programmati. In pratica, quasi tutta la sanità viene dirottata sull’emergenza Coronavirus.

La Regione recluta personale sanitario

Non a caso la Regione sta proseguendo il suo reclutamento di medici, infermieri e personale sia per gli ospedali che per le strutture per anziani e gli “alberghi assistiti” in cui viene garantito un presidio socio-sanitario Covid.

Alla data del 5 novembre erano 3.184 gli operatori sanitari aggiuntivi attualmente a disposizione delle Aziende sanitarie locali, grazie ai bandi di reclutamento emessi dall’assessorato alla Sanità: in particolare, 514 medici, 1.273 infermieri e 1.397 altre figure professionali, tra cui operatori socio-sanitari, tecnici di radiologia, infermieri pediatrici, assistenti sanitari, assistenti amministrativi, tecnici di laboratorio e consulenti per la formazione.

L’assessore alla Sanità piemontese Luigi Icardi ha spiegato che nell’ultimo mese sono stati emanati 17 bandi di reclutamento di personale sanitario da destinare all’emergenza pandemica. “11 sono stati già chiusi, altri 2 sono in fase di valutazione dei titoli”.

A marzo erano stati assunti oltre 5mila operatori, tra i quali più di 1.000 iscritti ai corsi da operatore socio-sanitario, che attraverso questa attività hanno ottenuto il riconoscimento delle 500 ore di tirocinio formativo. Ora, “per rendere il più possibile attrattivo” il bando degli infermieri, in scadenza il 5 dicembre, è stata estesa la durata del contratto a tre anni.

Quanti posti letto ci sono

Soluzioni comunque non risolutive. “In Piemonte ci sono oltre 11 mila posti letto, con un limite che ci siamo dati per il Covid di 5600 posti” continua a rassicurare Icardi. “Siamo a 3600-3700, quindi abbiamo ancora un margine di ricovero importante”. E promette che “a breve attiveremo 100 posti in terapia intensiva, mentre altri 150, più 80 di subintensiva, arriveranno tramite la gara che SCR (società di capitali interamente partecipata dalla Regione Piemonte, ndr) ha appena bandito”, finanziati dalla Regione stessa con 22 milioni.

Intanto, all’interno del più grande parco di Torino, il Valentino, nel V padiglione dello storico Torino Esposizioni, è stato allestito un Covid Hospital, gestito dall’Asl per la parte logistica e dalla Città della Salute per quella sanitaria. 458 posti letto a bassa intensità. Fine dei lavori a fine novembre. Ma, intanto, il virus galoppa.

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