Coronavirus, quando arriverà il picco dei contagi: c’è una data

Ecco quando dovrebbe avvenire il picco di questa seconda ondata Covid in Italia secondo il fisico dell'Università di Trento ed ex presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana

L’epidemia Covid in Italia sta finalmente rallentando: i contagi aumentano ma con un tasso di crescita sempre più lento. Buone notizie, dunque, che speriamo confermate nei prossimi giorni, visto che potrebbe anche trattarsi – ma nessuno se lo augura – di un tracciamento dei nuovi contagi completamente inceppato, aprendo quindi a scenari decisamente preoccupanti.

I contagi stanno diminuendo?

Oggi si arriva a circa 220mila tamponi al giorno, ma è presumibile immaginare che se ne facessimo di più troveremmo più contagiati, come sottolineato dal presidente dell’Accademia dei Lincei Giorgio Parisi.

Scegliendo di abbracciare l’approccio positivo, possiamo dire ragionevolmente che i primi effetti dei Dpcm del Governo Conte stanno finalmente iniziando a farsi sentire (vi rimandiamo qui per un approfondimento su come leggere correttamente i dati che abbiamo oggi).

Dopo che il presidente dei Lincei Parisi il 23 ottobre scorso aveva lanciato un drammatico appello alla politica chiedendo di agire subito, “o a metà novembre rischiamo 500 morti al giorno” (ricordiamo che ieri sono stati 623, il giorno prima 580), ora un altro esperto, fisico dell’Università di Trento ed ex presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, ipotizza anche una data massima, cioè quando dovrebbe avvenire il picco di questa seconda ondata Covid in Italia.

Lui è Roberto Battiston, e in un’intervista a Repubblica ha spiegato che i suoi occhi sono sempre puntati su due curve: gli infetti attivi, cioè tutti coloro che sono positivi a un dato giorno, e il loro tasso di crescita.

Il tasso di crescita ci dice la pendenza della curva degli infetti, “è il parametro più sensibile per registrare i cambiamenti della pandemia”. Se il tasso di crescita è positivo gli infetti aumentano, se è pari a zero sono stazionari, se è negativo diminuiscono.

Com’è cambiata la curva dei contagi

La sovrapposizione delle due curve fotografa fedelmente la situazione. “A febbraio scorso c’erano pochissimi contagi, ma le persone infette avevano comportamenti normali, senza alcun distanziamento sociale. E infatti il tasso di crescita era addirittura fuori scala, oltre il valore 0,20″, fa notare Battiston.

Il 9 marzo inizia il lockdown e il tasso di crescita precipita, fino a diventare negativo per tutto il periodo aprile-luglio. E in quel periodo la curva dei contagi si appiattisce su livelli prossimi allo zero.

Poi come tutti sappiamo c’è l’estate, sorta di parentesi da rilassamento sociale che fa partire di nuovo la curva dei contagi. “Il 24 settembre tutte le scuole italiane erano state riaperte, rimettendo in movimento tra personale, studenti e famiglie, qualcosa come 30 milioni di persone”, commenta Battiston. Il tasso di crescita superiore a zero e in salita si traduce in un aumento degli infetti sempre più veloce. Poi l’impennata, nelle prime settimane di ottobre.

“Ma gli ultimi dati segnano finalmente una inversione di tendenza“, sottolinea. “Il tasso di crescita è ancora positivo ma sta puntando verso il basso, questo significa che i contagi continuano ad aumentare ma lo fanno ormai spompati, con una velocità via via ridotta”.

Quando arriverà il picco della seconda ondata

Battiston è convinto che se anche ci stessimo perdendo dei positivi per una saturazione del sistema dei tamponi, questo non basterebbe a spiegare il fenomeno che osserviamo. “Se l’epidemia non avesse rallentato, oggi ci ritroveremmo con 100mila casi al giorno. Ed è rallentata grazie al distanziamento sociale e alle altre misure”.

“Questo dimostra, come era già successo con il lockdown, che il virus si può battere, lo si può riportare a livelli accettabili. Il messaggio positivo è che studiando le variabili giuste e adottando i comportamenti più adatti si possono gestire sia la pandemia che l’economia”.

Di questo passo il tasso di crescita diventerà negativo presto. Tanto che Battiston arriva a ipotizzare una data: il 27 novembre. “Quel giorno ci potrebbe essere il picco di infetti attivi con circa 827mila casi”.

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