Il Coronavirus si abbatte sul commercio: più violento della SARS

Economisti preoccupati dal Coronavirus, potrebbe essere peggio della SARS

L’incertezza sulla gravità e la durata dell’epidemia di Coronavirus rende impossibile – al momento – formulare un giudizio definitivo sull’impatto che questo virus avrà sull’economia globale.

Gli economisti, però, sembrano essere tutti d’accordo sul fatto che i rischi a cui va incontro la Cina (così come il resto del mondo) oggi sembrano essere maggiori rispetto a quelli della SARS, che nel 2003 mise il ginocchio il Paese.

Coronavirus, cosa dicono gli economisti

La sindrome respiratoria acuta grave (SARS) che nel 2003 causò la morte di 800 persone in Cina ha fatto registrare una forte battuta d’arresto alla crescita economia del Paese in quegli anni, facendo scendere la stessa dall’11,1% nel primo trimestre al 9,1% nel trimestre successivo. Quando l’epidemia è stata circoscritta la crescita è tornata al 10% nel terzo trimestre.

Questo però avveniva 17 anni fa, quando il mercato cinese era molto diverso da quello di adesso. Ricordiamo infatti che 13 mesi fa il Paese è stato inserito nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, un evento che ha dato il via ad una nuova stagione di riforme e ha accelerato il processo di integrazione della Cina nel panorama economico globale.

Nel 2003 le industrie maggiormente colpite dall’epidemia – come la vendita al dettaglio, i ristoranti e il settore turistico – rappresentavano il 42% del Prodotto Interno Lordo della Cina. Oggi la quota del Pil che rappresentano è pari invece al 54%. Il Pil cinese durante l’epidemia di SARS, inoltre, rappresentava il 4% del Pil globale, oggi invece rappresenta il 17%, il che significa che l’impatto sull’economia mondiale potrebbe essere peggiore di quanto prospettato.

“Riteniamo che l’impatto economico del Coronavirus potrebbe essere maggiore rispetto alla SARS nel 2003“, hanno scritto in un report pubblicato mercoledì scorso gli analisi di Nomura, nota holding finanziaria giapponese. Sulla base delle loro ipotesi, per di più, anche ora la crescita del PIL reale in Cina (come successo per la SARS) è destinata a calare. Quello che hanno previsto gli esperti, nello specifico, è che nel primo trimestre del 2020 potrebbe materialmente scendere dal ritmo del -6,0%.

Se guardiamo il quadro generale, comunque, al momento chi rischia di più sono anche i territori asiatici confinanti con la Cina e gli esportatori di materie prime. Le restrizioni sui viaggi e l’isolamento di interi territori, infatti, finirebbe col coinvolgere anche loro. Paesi come la Corea del Sud, il Vietnam o Hong Kong, per esempio, sono quelli che più godono dell’afflusso turistico in Cina, mentre Australia e Brasile rischiano di precipitare nell’export poiché in Cina sono i principali esportatori di materie prime. Una caduta della Cina, dunque, finirebbe col colpire anche loro. Persino in Italia il turismo ha subito una forte battuta d’arresto per via dell’emergenza Coronavirus.

In tutto questo un ruolo cruciale, hanno spiegato gli esperti, avranno gli epidemiologi. La SARS, infatti, ci ha insegnato che le epidemie possono avere un impatto negativo sull’economia di un Paese, ma il vero pericolo è la reazione di panico delle prime fasi, che accentua i rischi e a volte li esagera (come il caso dei ristoranti cinesi svuotati in Italia).

Il Wu di Oxford ha sottolineato quanto i tempi dell’epidemia siano importanti in questi casi. Questo perché tanto più si prolunga l’allerta sanitaria – al di là del numero di contagiati e di morti – tanto più crescerà l’insicurezza della gente e dei mercati.

L’allarme Coronavirus, lanciato in prossimità del Capodanno lunare cinese, quando centinaia di milioni di cinesi hanno viaggiato a livello nazionale e internazionale per stare con le loro famiglie durante i festeggiamenti, rischia di protrarsi più del previsto (proprio perché potenzialmente molto di più sono le persone coinvolte). Messa in questi termini, dunque, è facile capire come mai questa epidemia rischia di abbattersi sul commercio in maniera più violenta della SARS.

Intanto, gli investitori attendono con ansia la riapertura dei mercati azionari cinesi dopo il rinvio al 3 febbraio, mentre il Paese ha comunque adottato misure straordinarie, come la limitazione dei viaggi e il blocco delle città, nel tentativo di tenere il virus sotto controllo.

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