Coronavirus, svelati i 3 “motori” che muovono la pandemia

Perché il Covid si muove così velocemente, e in tutto il mondo? Come fa ad avere una forza di trasmissione così elevata? Gli esperti della Johns Hopkins University di Baltimora hanno scovato i "motori" dell'infezione

Perché il Covid si muove così velocemente, e in tutto il mondo? Come fa ad avere una forza di trasmissione così elevata ed esponenziale? Ogni giorno gli esperti – e noi con loro – imparano qualcosa in più sulla trasmissione del Covid, ma rimangono grandi incertezze.

Il rischio di trasmissione in diversi contesti comunitari, come ristoranti e negozi al dettaglio, non è ancora chiaro, così come l’impatto delle misure restrittive in questi contesti. Non è ancora noto ad esempio come la stagionalità, le eterogeneità nella distribuzione della popolazione e la durata dell’immunità influenzeranno le dinamiche di trasmissione future del virus.

In campo ci sono un enorme volume di letteratura scientifica e un acceso dibattito sugli aspetti poco conosciuti della malattia, inclusa l’importanza di varie vie di trasmissione, i ruoli delle infezioni asintomatiche e presintomatiche e la suscettibilità e la trasmissibilità di specifici gruppi di età.

Ma i “motori” fondamentali che guidano la pandemia sono ben consolidati: si tratta degli ambienti domestici e residenziali, della comunità e della trasmissione a lunga distanza. Ad analizzarli uno per uno sono stati gli esperti della Johns Hopkins University di Baltimora, in un articolo pubblicato su Science.

Motore 1: gli ambienti domestici

La maggior parte delle infezioni da Covid, spiegano gli esperti, si verifica probabilmente all’interno delle famiglie e in altri ambienti residenziali, come le case di cura. Questo perché la maggior parte delle persone vive con altre persone e i contatti familiari includono molte forme di interazione stretta, ad alta intensità e di lunga durata.

Sia i primi studi di tracciamento dei contatti che un ampio studio su oltre 59mila contatti di casi in Corea del Sud hanno rilevato che i contatti familiari hanno una probabilità 6 volte maggiore di essere infettati da SARS-CoV-2 rispetto ad altri contatti stretti. I contatti familiari hanno rappresentato il 57% delle infezioni secondarie identificate nello studio sudcoreano, nonostante il monitoraggio completo dei contatti della comunità.

A livello globale, la proporzione di casi attribuibili alla trasmissione familiare varia a causa di molteplici fattori, inclusa la dimensione della famiglia. Studi sui contatti suggeriscono che dal 17 al 38% dei contatti avvengono nelle famiglie, il che implica che dal 46 al 66% della trasmissione è domestica.

Anche tra i contatti stretti all’interno delle famiglie, ci sono notevoli eterogeneità nel rischio di trasmissione. I coniugi hanno più del doppio delle probabilità di essere infettati rispetto ad altri membri della famiglia adulti e i casi sintomatici possono avere maggiori probabilità di trasmettere il virus (qui la mini-guida di QuiFinanza sui tamponi).

Inoltre, l’età avanzata è associata a una maggiore suscettibilità alle infezioni, a una maggiore trasmissibilità e a malattie gravi. I membri più anziani possono affrontare un ulteriore rischio nelle famiglie multigenerazionali se i membri più giovani vanno al lavoro o a scuola, sebbene i bambini piccoli possano essere meno suscettibili alle infezioni e trasmettere il virus meno prontamente.

Motore 1: gli ambienti residenziali

Proprio come nelle famiglie, coloro che vivono in residenze congregate come carceri, dormitori per i lavoratori e strutture di assistenza a lungo termine hanno contatti stretti, di lunga durata e intensi.

Ci sono più potenziali contatti in questi contesti, che spesso sono tra i gruppi di età più avanzata. La concomitanza di questi fattori può portare ad alti tassi di infezione. Ad esempio, dice la ricerca, il 66% dei residenti è stato infettato in un rifugio per senzatetto, il 62% in una casa di cura e l’80% in un dormitorio carcerario.

Motore 2: la comunità

Sebbene la trasmissione possa essere più facile e più frequente nelle famiglie e nelle residenze, la trasmissione in comunità collega questi ambienti ed è, quindi, essenziale nella diffusione dell’epidemia, anche se causa direttamente un minor numero di casi.

Inevitabilmente, i contatti di comunità includono un mix eterogeneo di interazioni. La probabilità che una qualsiasi di queste interazioni si traduca in trasmissione del Coronavirus deriva da una complessa interazione di attributi patogeni, caratteristiche dell’ospite, tempi e ambiente. Quindi, le proprietà della trasmissione della comunità sono difficili da misurare, ed è qui che si verifica gran parte del dibattito rimanente sulla trasmissione del Covid.

Un fattore cruciale nella trasmissione della comunità è che gli individui infetti che non manifestano sintomi possono trasmettere SARS-CoV-2. L’infezione può raggiungere il picco prima della comparsa dei sintomi. Le cariche virali sembrano essere simili tra pazienti asintomatici e sintomatici, sebbene le implicazioni per l’infezione non siano chiare.

Le persone che manifestano sintomi possono autoisolarsi o cercare assistenza medica, ma quelle con sintomi lievi o assenti possono continuare a circolare nella comunità. Per questo motivo, coloro che non presentano sintomi gravi hanno il potenziale per essere “superdiffusori” e possono avere un’incidenza enorme sull’epidemia.

Gli eventi di super diffusione, in cui una persona ne contagia molti, sono spesso tanto il risultato del setting, cioè del contesto, quanto delle caratteristiche dell’ospite. Apparenti eventi di superdiffusione di SARS-CoV-2 si sono verificati durante le prove dei cori, nei centri commerciali, in occasione di eventi in chiesa e in strutture sanitarie. Queste sono tutte situazioni in cui un individuo può avere molti contatti stretti in un breve periodo di tempo.

La trasmissione può anche essere amplificata se più infezioni successive si verificano in rapida successione e focolai con alti “tassi di attacco” si sono verificati in contesti a stretto contatto come scuole (14%), impianti di lavorazione della carne (36%) e chiese (38%).

Motore 3: trasmissione a lunga distanza

Anche la diffusione interregionale e internazionale è fondamentale nella diffusione della pandemia, anche se gli eventi di trasmissione a lunga distanza, dicono i dati, sono rari.

Questo è uno dei motivi per cui i divieti imposti ai viaggi non sono riusciti a fermare la diffusione globale del Covid, sebbene possano aver rallentato la pandemia. Diverso invece per le restrizioni ai viaggi interni, che possono funzionare: misure estreme in Cina hanno ad esempio svolto un ruolo importante nel raggiungimento della soppressione del virus nel Paese.

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