Lockdown immediato, gli ospedali non reggono più: l’appello dei medici di Torino e Milano

Gli Ordini dei Medici di Torino e Milano non usano mezzi termini: la situazione è quasi fuori controllo, bisogna chiudere subito

Servono misure drastiche, subito. La curva dei contagi Covid si è impennata ovunque in Italia e ormai da settimane è diventata esponenziale soprattutto in alcune aree.

Nel mirino ci sono in particolare Lombardia e Piemonte, il cui indice Rt di contagiosità supera persino il 2%, ben oltre la media nazionale, già alta, che si attesta a 1,7. E proprio da qui, dai capoluoghi delle due Regioni, arriva forte il grido di preoccupazione dei medici.

Lo scenario in Piemonte

L’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Torino chiede un lockdown immediato. L’emergenza sanitaria Covid ha toccato livelli che rischiano nel brevissimo periodo di sfuggire di mano. Come ha sottolineato il premier Conte alla Camera illustrando le misure del nuovo Dpcm in arrivo, il problema non riguarda tanto le terapie intensive, quando gli altri reparti e i posti letto.

Lombardia, Piemonte, ma anche Campania e Valle d’Aosta sono le quattro Regioni più a rischio in questa seconda ondata dell’epidemia di Coronavirus e proprio qui potrebbero scattare delle zone rosse, con misure cioè più restrittive rispetto al resto d’Italia.

Nella giornata di ieri martedì 2 novembre sono stati 2.003 i nuovi casi positivi al Coronavirus in Piemonte rispetto alla giornata precedente. Il 43% di loro è asintomatico. Il totale di persone finora risultate positive al Covid in Piemonte è 74.663, così suddivisi: 7.030 Alessandria, 3.689 Asti, 2.433 Biella, 9.154 Cuneo, 5.925 Novara, 2.794 Vercelli, 2.115 Verbano-Cusio-Ossola e ben 40.227 Torino.

A fronte delle numerosissime richieste e segnalazioni arrivate nelle ultime ore da medici ospedalieri e da medici di medicina generale, l’Ordine dei Medici di Torino chiede l’istituzione immediata di un nuovo lockdown.

La situazione è talmente grave che è in gioco la stessa tenuta del sistema sanitario. Se l’aumento dei contagi e dei ricoveri dovesse continuare secondo il trend attuale, gli ospedali piemontesi potranno reggere ancora per pochissimi giorni, poi inizieranno a mancare posti letto a disposizione (tra esattamente 5 giorni dicono i medici) e personale sanitario sufficiente.

Allo stesso tempo non ci potrà essere più alcun supporto da parte della medicina territoriale: già ora i medici di famiglia denunciano l’impossibilità di far fronte alle richieste dei pazienti, mentre il sistema di tracciamento dei casi appare ormai completamente saltato.

“Siamo pienamente consapevoli delle conseguenze economiche, sociali e psicologiche che può provocare per tutte le persone un nuovo lockdown” ha commentato il presidente dell’Ordine Guido Giustetto, “si tratta di un provvedimento che causa enormi disagi e che, pertanto, rappresenta davvero una soluzione estrema, per cui chiediamo al Governo di mettere in atto tutte le forme di aiuto e sostegno possibili”.

Ma senza un nuovo lockdown immediato il sistema sanitario non soltanto non sarà più in grado di occuparsi dei pazienti Covid, ma nemmeno di prestare le cure ai cittadini colpiti da altre patologie riuscendo, con grande sforzo, a garantire solamente le terapie salva-vita.

Lo scenario in Lombardia

Stesso appello arriva dall’Ordine dei Medici di Milano: “Fate Presto!”. Di una cosa sono certi: la situazione sia nelle strutture sanitarie ospedaliere che nella medicina del territorio è diventata “insostenibile”.

Nelle ultime 24 ore in Lombardia si sono registrati altri 17 ricoveri di persone con gravi insufficienze respiratorie nelle terapie intensive. In totale i reparti di rianimazione stanno curando 435 casi. I posti letto occupati dai pazienti meno gravi sono aumentati di 160 unità, per un totale di 4.406. Negli ospedali della Regione i ricoverati per Covid sono in tutto 4.841.

E dopo la riapertura del Covid Hospital di Fiera Milano, riapre anche l’ospedale Covid i Bergamo, che accoglierà i primi 4 pazienti.

Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano Roberto Carlo Rossi chiosa senza mezzi termini: “Non esistono piccoli rimedi a grandi problemi, così come non si può giocare a scaricare su altri ruoli e responsabilità: la situazione è molto seria e senza interventi drastici non può che peggiorare. Soprattutto se inoltre non ci si attrezza seriamente per tutelare quei medici che, ancora adesso, sono impegnati in prima linea, ma senza le necessarie attrezzature e materiali di protezione per svolgere in sicurezza il proprio lavoro”.

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