Coronavirus, Israele costretto al secondo lockdown: i numeri del contagio

Eccolo il primo Paese ad affrontare un secondo lockdown a causa dell'aumento vertiginoso dei casi di contagio da Coronavirus

Mentre nuove speranze arrivano dalla Cina, dove è iniziata la sperimentazione del vaccino con spray nasale sull’uomo, ecco il primo Paese ad affrontare un secondo lockdown a causa dell’aumento vertiginoso dei casi di contagio da Coronavirus.

Si tratta di Israele, dove il Governo ha approvato un blocco totale di due settimane, seguito da altre due settimane di rigorose restrizioni alla circolazione e all’attività economica. Dopodiché, se la situazione migliorerà, le limitazioni verranno applicate solo alle comunità in cui sono presenti grandi focolai.

I dettagli, come la data di inizio, devono ancora essere presentati per l’approvazione finale. Il blocco dovrebbe entrare in vigore la prossima settimana, particolarmente delicata peraltro perché vicina alle festività ebraiche.

La situazione dei contagi Covid in Israele

Dalla fine di maggio, il numero di casi nel Paese di 9 milioni di persone è salito a oltre 145mila, da circa 17mila, mentre i decessi sono quadruplicati a quasi 1.100. Alcuni epidemiologi hanno avvertito che gli ospedali sono quasi al collasso.

Il governo di Israele ha deciso per questa soluzione drastica dopo aver visto i casi giornalieri salire da 5 a fine maggio a più di 4mila questa settimana. Oltre alle evidenti conseguenze relazionali, che purtroppo tutti abbiamo vissuto, c’è anche l’aspetto economico.

Gli effetti sull’economia

Gli effetti sull’economia saranno forti, con quasi un quinto dei lavoratori rimasti senza lavoro anche se il Paese ha riaperto a fine maggio. Secondo le stime degli esperti, un blocco di un mese costerebbe all’economia israeliana circa 15 miliardi di shekel (circa 3,7 miliardi di euro).

Mentre a livello mondiale alcune previsioni nere parlano di un “dicembre letale”, la Banca d’Israele ha previsto che, in caso di un’ulteriore impennata dei contagi Covid, l’economia si contrarrebbe del 7% nel 2020, con un disavanzo pubblico fino al 14,6% della produzione.

La scorsa settimana, Netanyahu aveva cercato di bloccare le comunità con i più alti tassi di infezione, ma è stato costretto a fare un passo indietro a causa della forte opposizione dei legislatori ebrei ultraortodossi. I grandi raduni per motivi religiosi hanno favorito la diffusione del virus, concentrato principalmente nelle aree ultraortodosse e arabe del Paese.

Netanyahu sotto attacco

Il nuovo blocco è un duro colpo per il primo ministro Netanyahu e la sua coalizione di governo, costituita a maggio con il preciso scopo di affrontare un’epidemia di virus che nei primi mesi era stata posta sotto controllo con un’azione rapida e decisa.

Ma Israele è tornata alla vita normale, dicono in molti, con una eccessiva “leggerezza” che ha permesso che casi postivi al Covid e vittime aumentassero costantemente.

L’insoddisfazione per la gestione dell’epidemia da parte di Netanyahu, l’elevata disoccupazione e le accuse di corruzione contro il primo ministro si sono unite in una grande manifestazione di malcontento che ha preso forma nelle proteste di massa contro di lui di queste settimane.

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