La curva dei contagi inizia a scendere? Come leggere correttamente i dati

I primi effetti degli ultimi Dpcm anti-Coronavirus stanno cominciando a dare i loro frutti? Come capire al meglio i numeri che abbiamo davanti

I primi effetti degli ultimi Dpcm stanno cominciando a dare i loro frutti? Sembrerebbe di sì. La curva dei contagi pare finalmente iniziare a raffreddarsi.

La curva dei contagi scende?

Mentre arriva la buona notizia che sono stati trovati anticorpi in chi non è mai stato positivo, in Italia il Covid ha ormai sfondato quota un milione di contagiati da inizio pandemia, 1 italiano su 60 è stato colpito. Ma “i contagi crescono 10 volte meno rispetto a un mese fa” ha spiegato in conferenza stampa il commissario per l’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri.

Ci sono Regioni dove si avvertono i primi segni di raffreddamento dell’epidemia, ma in altre la situazione resta critica e “bisogna intervenire ancora” per contribuire a frenare la crescita dei focolai. L’indice di contagio Rt di Milano, ad esempio, è sceso attorno a 1.25 e si è quasi dimezzato rispetto al momento di picco. “Credo che il sistema stia progressivamente dando i risultati che ci aspettavamo” ha commentato Arcuri.

Il super commissario ha anche annunciato che il vaccino Pfizer inizierà ad essere somministrato in Italia a partire da fine gennaio e verrà distribuito secondo un meccanismo non su base regionale ma centralizzato, in cui verrà coinvolto anche l’esercito. Precedenza ai soggetti più fragili e fino a coinvolgere nella prima tranche 1,7 milioni di persone.

Anche durante la prima ondata era stato necessario aspettare 15/20 giorni per vedere l’effetto delle misure di contenimento adottate: per questo è ragionevole pensare che l’andamento cautamente positivo della curva dei contagi sia l’effetto delle misure decise dal Governo il 24 ottobre, con le chiusure differenziate Regione per Regione.

Vero. Ma come illustrato qualche giorno fa in Parlamento dal presidente dell’Accademia dei Lincei Giorgio Parisi, fisico di fama mondiale, questi segnali potrebbero anche dirci in realtà che il Covid continua a correre ma il sistema di tracciamento è saltato e dunque non più in grado di rilevare correttamente i positivi. Sarebbe uno scenario terribile, e pericoloso.

Indice Rpt

Ma osserviamo bene i dati che abbiamo ad oggi. I tre parametri che potremmo definire tra i più importanti da monitorare sono il cosiddetto Rpt, la percentuale dei positivi rispetto al numero dei tamponi effettuati, il numero dei ricoveri in terapia intensiva e il numero dei morti.

Dopo una crescita praticamente continua per tutto il mese di ottobre, l’indice Rpt dal 9 novembre, quando aveva toccato il 17,1%, ha iniziato a scendere. E questa è una buona notizia. Salvo però proprio ieri tornare a salire, quando è rischizzato al 16,2% (rispetto al 14,6% del giorno precedente). Per capire se si sia trattato di un assestamento fisiologico, o se indichi invece un nuovo trend preoccupante, dovremo aspettare i prossimi giorni.

Posto che ora i rapporti positivi/tamponi si alzano anche per via dell’uso dei test rapidi antigenici, non conteggiati come tamponi ma confermati con l’esame molecolare quando positivi, negli ultimi sette giorni abbiamo registrato in media 34.504 nuovi positivi al giorno.

La variazione dei nuovi casi registrati in questi ultimi sette giorni rispetto ai sette precedenti è stata pari a +16%. Come spiegato bene da Pillole di ottimismo, siamo a 404 nuovi positivi ogni 100mila abitanti per settimana. In Europa, giusto per confronto: Spagna: 300, Francia: 470, Regno Unito: 236, Germania: 149, Paesi Bassi: 303, Belgio: 530, Austria: 450, Svezia: 236, Romania: 262, Portogallo: 310, Polonia: 421, Repubblica Ceca: 666.

Tra le Regioni italiane si segnalano: Bolzano: 810; Valle d’Aosta: 722; Piemonte: 631; Lombardia: 606; Umbria: 478; Campania: 457; Veneto: 451; Toscana: 449; Liguria: 447. Gli incrementi maggiori rispetto ai sette giorni precedenti si registrano in Calabria (+46,2%), Basilicata (+41,7%), Piemonte (+40,5%), Friuli Venezia Giulia (+29,1%), Puglia (+28%), Provina autonoma di Bolzano (+27,6%), Veneto (+26%), Sicilia (+22,3%), e Sardegna (+22,1%).

Altre Regioni si stanno invece avvicinando al picco: Molise, Liguria, Trento, Marche, Campania, Lazio, Umbria, Valle d’Aosta, Toscana, Lombardia sono intorno o meno del 10% di aumento.

Ricoveri in reparto

Abbiamo attualmente 29.873 pazienti ricoverati in reparto, cioè il 103% del valore di picco e il 54% dei posti letto attualmente disponibili.

L’aumento percentuale dei pazienti ricoverati in questi sette giorni è stato del 28,5%, mentre la variazione negli ultimi sette giorni è stata pari a -9,3%. Quando il valore è pari a 0% significa che il numero di nuovi ricoveri è costante, quando è negativo significa che si riduce.

Ricoveri in terapia intensiva

I pazienti in terapia intensiva sono complessivamente 3170, pari al 77,9% del massimo valore raggiunto e al 35% dei posti letto attualmente disponibili.

Negli ultimi sette giorni l’aumento percentuale complessivo sul totale dei pazienti in terapia intensiva è stato del 32,6%, contro il +5,3% dei sette giorni precedenti.

Morti

In media abbiamo avuto in Italia 485 morti al giorno negli ultimi sette giorni, contro i 296 nei sette giorni precedenti. In oratica, 5,68 decessi ogni 100mila abitanti. Guardando ancora all’Europa, in Spagna: 4,95, Francia: 5,05, Regno Unito: 3,5, Germania: 1,05, Paesi Bassi: 2,95, Belgio: 11, Austria: 2,45, Svezia: 0,55, Romania: 4,4, Portogallo: 3,45, Polonia: 5,2, Repubblica Ceca: 13,6.

Insomma, dati che sembrerebbero farci respirare un po’, tanto da far avanzare un’ipotesi sulla data di picco dei contagi di questa seconda ondata.

Anche se la situazione negli ospedali resta durissima e in diverse strutture i pronto soccorso sono realmente sotto pressione massima e le strutture ospedaliere vicine al collasso, come in Piemonte ad esempio, dove sono anche stati attivati i cosiddetti PEIFAM, piani di maxi-emergenza paragonabili ai disastri.

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