La Svizzera “Covid-free” oggi è la malata d’Europa: perché, e cosa c’entra l’economia

La Svizzera si sta attirando molte critiche per la sua gestione soft della seconda ondata della pandemia di Coronavirus. Ecco cosa sta succedendo

Svizzera come Svezia? A guardare i trend purtroppo sembrerebbe di sì. I nostri vicini svizzeri si sono attirati non poche critiche per la loro gestione per così dire soft della seconda ondata della pandemia di Coronavirus. Non a caso alcuni hanno iniziato a etichettarla come “la nuova Svezia“.

Dalla Francia alla Germania, dall’Austria alla nostra stessa Italia, tutti i Paesi intorno hanno stretto le maglie e imposto nuove regole restrittive per contenere i contagi. La Svizzera no, e ora purtroppo si trova a ricoprire il ruolo di malata d’Europa. Non che altrove la situazione sia rosea, anzi, ma quantomeno da noi e altrove le curve epidemiologiche stanno iniziando a subire un leggero arresto di crescita (qui trovate le informazioni utili su come interpretare i dati).

La situazione dei contagi in Svizzera

Come la Germania, la Svizzera è rimasta relativamente indenne alla prima ondata di primavera. Un blocco nazionale ha contribuito a contenere il virus. Ma contrariamente a Berlino, Berna non ha interpretato il successo della prima ondata come un buon motivo per continuare sulla stessa strada.

A fine luglio in tutta la Svizzera si contavano appena 35mila casi di Coronavirus su una popolazione di circa 8 milioni e mezzo di abitanti. Situazione decisamente incoraggiante. Ma poi, in poco più di tre mesi, i nuovi positivi sono schizzati a 243mila.

Insomma, decisioni troppo blande che metterebbero a rischio gli svizzeri. Oggi i nuovi contagi, a parità di numero di tamponi, sono circa il triplo di Svezia e Stati Uniti e il doppio della media dell’Unione europea. Il tasso di positività si attesta al 27,9%, rispetto all’8,5% in Svezia e all’8,3% negli Stati Uniti. Un numero elevatissimo, se consideriamo che per l’Organizzazione mondiale della sanità un tasso di positività al test superiore al 5% segnala che il virus è fuori controllo.

Lì, la vita è rimasta sostanzialmente normale. Bar e ristoranti sono aperti, gli sport non sono vietati, l’ufficio turistico continua a proporre la Svizzera come meta da scoprire, e fino al 1 ° ottobre Berna ha persino revocato il divieto di eventi per oltre 1.000 persone. Le mascherine il Paese è arrivato tardi ad imporle: sui mezzi pubblici ben tre mesi dopo i suoi vicini di casa, e nei luoghi chiusi addirittura dopo sei mesi, cioè solo il 29 ottobre.

Secondo un rapporto dell’emittente pubblica RTS, Ginevra e altri sei cantoni francofoni sono classificati tra le regioni europee con il più alto numero di contagi: il Vallese è al secondo posto, Friburgo al quarto, Jura al quinto, Vaud al settimo e Neuchâtel al nono.

Perché la Svizzera sta gestendo così la pandemia

Con contagi, ricoveri e anche decessi in aumento, molti si sono chiesti se l’approccio “light” in stile svedese sia giusto o no. Diversi commentatori internazionali hanno affermato che le autorità elvetiche stanno mettendo l’economia “davanti alla salute”. Una strategia definita da più parti “rischiosa”.

Alcuni si spingono anche più in là, ripescando la proverbiale neutralità svizzera, responsabile di averle dato una sorta di sensazione di immunità a disastri come guerre, attacchi terroristici, crisi finanziarie globali, e ora anche alla pandemia.

Il Frankfurter Allgemeine Zeitung, tra i più famosi giornali tedeschi di area centrodestra, ha scritto che la Svizzera “sta andando alla cieca”: l’accusa è di aver sprecato i preziosi mesi estivi, quando la capacità di testing avrebbe potuto essere migliorata e il tracciamento dei contatti avrebbe potuto essere implementata meglio.

Il gruppo di esperti scientifici che consiglia il governo svizzero sulla pandemia ha lanciato da tempo l’allarme. La capacità delle terapie intensive degli ospedali è quasi full.

Un ostacolo a nuove misure anti-Covid è certamente il federalismo in un Paese già piccolo, come sottolinea Foreign Policy in una sua analisi. Dopo la prima ondata, il governo federale ha conferito ai 26 cantoni della Svizzera la competenza per introdurre le proprie misure di contenimento. Ma questi cantoni spesso minuscoli (il più piccolo copre solo un’area della metà di Manhattan) esitano ad agire. E anche il fatto che siano responsabili dei costi finanziari delle loro stesse decisioni sul Covid certamente non aiuta.

Quanto incide l’economia in Svizzera

D’altronde, il Paese è da sempre proiettato al business. Il 67% degli svizzeri ha votato contro l’aggiunta di due settimane al diritto alle ferie previste dalla legge nel 2012. Il Paese è in cima alla classifica per l’orario di lavoro settimanale in Europa.

Nei sondaggi, gli svizzeri indicano costantemente di essere principalmente preoccupati per gli effetti della pandemia sull’economia e non per il collasso del sistema sanitario. Anche se gli ospedali stanno già rinviando le operazioni necessarie, come quelle per i tumori, per liberare i letti per i pazienti Covid.

“Questa propensione per il liberalismo del mercato, il conservatorismo fiscale e una forte etica del lavoro possono spiegare il clamoroso successo economico del Paese e l’attrattiva per il business globale” scrive Foreign Policy.

E spiegherebbe anche perché il ministro delle Finanze svizzero Ueli Maurer dice che “non possiamo permetterci un secondo blocco. Non abbiamo i soldi per farlo”.

Il rapporto debito/Pil della Svizzera era appena del 41% nel 2019. Il governo stima che la perdita di attività economica e dei sostegni nel primo lockdown comporterà l’emissione di debito per 22 miliardi di franchi svizzeri (3% del Pil). In confronto, la Germania è pronta a fare un debito del 6,4% del Pil nel 2020 per finanziare la lotta contro la pandemia.

Lockdown leggero sì o no?

In una lettera aperta, 50 professori di Economia hanno chiesto al governo svizzero di introdurre un lockdown morbido, proprio come in Italia. Ma Maurer sostiene che un nuovo blocco rischierebbe di sacrificare l’economia e le finanze pubbliche sull’altare della salute. C’è poca opposizione nei media o nella politica svizzera contro questo punto di vista.

Il compito di un ministro delle Finanze è tenere sotto controllo la spesa, non combattere una pandemia, scrivono i commentatori. Nel frattempo, nessun partito politico o figura politica di spicco ha fatto pubblicamente pressioni sul governo per introdurre un lockdown leggero, come quello italiano almeno.

Intanto, arriva la notizia, per bocca del direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, che l’Organizzazione intende proporre un nuovo approccio alla gestione della pandemia, visto che il Coronavirus ha dimostrato che “c’è un’urgente necessità di un sistema concordato a livello globale per la condivisione di campioni clinici e materiali patogeni”. E dunque, l’Oms intende creare un deposito per i campioni clinici e i materiali patogeni ospitato “in una struttura svizzera sicura”.

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