Coronavirus, epidemia fuori controllo: Gimbe delinea scenari drammatici

A certificarlo l'ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe. Ecco cosa serve fare subito

L’epidemia è fuori controllo. A certificarlo l’ultimo monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe, che nella settimana dal 21 al 27 ottobre conferma, rispetto alla precedente, l’incremento esponenziale nel trend dei nuovi casi (130.329 vs 68.982, +88,9%), in parte per l’aumento dei casi testati (722.570 vs 630.929), ma soprattutto per il netto incremento del rapporto positivi/casi testati (18% vs 10,9%, +14,4%).

I dati preoccupanti

Crescono di oltre 112mila i casi attualmente positivi (255.090 vs 142.739, +78,7%) e, sul fronte degli ospedali, si rileva un costante aumento dei pazienti ricoverati con sintomi (13.955 vs 8.454, +65,1%) e in terapia intensiva (1.411 vs 870, +62,2%). Più che raddoppiati i decessi (995 vs 459, +108,1%).

Una situazione esplosiva, che sta portando il Governo Conte a valutare un nuovo lockdown, forse soft, “alla francese”, com’è stato ribattezzato, con aperte soltanto le attività essenziali, le attività produttive e le scuole elementari e forse medie.

I dati dell’ultima settimana documentano il crollo definitivo dell’argine territoriale del testing & tracing, confermano un incremento di oltre il 60% dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva e fanno registrare un raddoppio dei decessi.

“In alcune aree del Paese non è più procrastinabile il lockdown totale per arginare il contagio diffuso e ridurre la pressione sugli ospedali” ha detto il Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che a noi di QuiFinanza aveva proprio qualche giorno fa denunciato in una intervista il fallimento del sistema di tracciamento e il rischio di un nuovo lockdown.

“Al di là dei numeri assoluti – spiega – preoccupano i trend esponenziali con cui aumentano i pazienti ospedalizzati e in terapia intensiva, con un tempo di raddoppiamento di circa 10 giorni da 3 settimane consecutive”.

Eccesso di letalità da sovraccarico ospedaliero

“L’epidemia già fuori controllo in diverse aree del Paese da oltre 3 settimane” spiega Cartabellotta, “insieme al continuo tentennamento di sindaci e presidenti di Regioni nell’attuare lockdown locali stanno spingendo l’Italia verso la chiusura totale”.

Secondo Enrico Bucci, professore aggiunto SHRO alla Temple University, “mantenendo questi trend di crescita, all’8 novembre si stimano 31.400 ricoverati con sintomi e 3.310 in terapia intensiva; numeri che potrebbero ridursi per l’eccesso di letalità da sovraccarico ospedaliero”.

Argomentazioni che sembrano agghiaccianti, e che invece, purtroppo, potrebbero diventare a breve realtà. Superando il limite del 30% dei posti letto occupati da pazienti Covid, dopo la cancellazione di interventi chirurgici programmati e prestazioni sanitarie differibili, si assisterà inevitabilmente all’incremento della mortalità, non solo Covid-19 correlata.

Cartabellotta è pessimista sulle misure introdotte dal Governo Conte con l’ultimo Dpcm 24 ottobre, sia perché le misure non sono state tarate su modelli predittivi a 2 settimane, sia perché sono state neutralizzate dalla crescita esponenziale della curva epidemica.

Rt inadeguato, ecco perché

L’impatto dell’introduzione di differenti misure di contenimento sul valore di Rt è oggetto di un recente studio – pubblicato su Lancet Infectious Diseases da ricercatori dell’Università di Edimburgo – che ha analizzato dati da 131 Paesi.

È stata stimata l’efficacia sul valore di Rt di quattro possibili gruppi di interventi a 7, 14 e 28 giorni. Se da un lato gli effetti dipendono dal numero e dalla tipologia di restrizioni, dall’altro non sono affatto immediati. Infatti, per dimezzare il valore di Rt servono 28 giorni di lockdown totale, tempi che in Italia potrebbero dilatarsi ulteriormente per il ritardo sempre maggiore nella notifica dei casi.

Considerato che le misure introdotte con il Dpcm includono divieto di eventi pubblici e assembramenti, invito allo smart working e didattica a distanza nelle scuole secondarie di secondo grado per almeno al 75% delle attività, è possibile stimare a 14 giorni una riduzione del valore di Rt di circa il 20-25%, numero ritenuto da Gimbe “totalmente insufficiente” per piegare la curva dei contagi e arginare il sovraccarico degli ospedali.

L’indice Rt oltretutto oggi sottostima ampiamente la velocità di diffusione del virus perché, oltre ad essere calcolato solo sui casi sintomatici, circa 1/3 del totale dei contagiati, si basa su dati relativi a due settimane prima e pubblicati dopo circa 10 giorni. In altri termini, le decisioni vengono prese sulla base di un Rt che riflette contagi di circa un mese fa.

Chiusure locali immediate, o sarà lockdown

Senza immediate chiusure in tutte le zone più a rischio, conclude Gimbe, serviranno almeno 4 settimane di lockdown nazionale per abbattere la curva dei contagi e permettere di assistere i pazienti in ospedale, al fine di evitare una “catastrofe sanitaria peggiore della prima ondata”.

Perché questa volta, oltre al dilagare dei contagi anche nelle regioni del Sud, meno attrezzate dal punto di vista sanitario, abbiamo davanti quasi 5 mesi di stagione invernale con l’influenza in arrivo.

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