Il discorso di Conte alla nazione: chiuse tutte le attività produttive non essenziali

I sindacati lo chiedevano da giorni. Il Governo ha deciso la chiusura di fabbriche e tutte le attività produttive non necessarie, fino al 3 aprile

I sindacati lo chiedevano da giorni, e finalmente è arrivata la decisione del Governo. “Le chiediamo di valutare la possibile necessità di misure ancor più rigorose di sospensione delle attività non essenziali in questa fase per il nostro Paese” avevano scritto Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo in una lettera al premier Conte, con la quale chiedevano più sicurezza nei luoghi di lavoro alla luce dell’emergenza Coronavirus.

Il premier ha indetto una conferenza stampa straordinaria, alle 23.15 di sabato 21 marzo, per comunicare misure più stringenti adottate dal Governo per contrastare la diffusione del Covid-19.

Il discorso di Conte

“Le misure sin qui adottate richiedono tempo prima che possano dispiegare i loro effetti, dobbiamo rispettare le regole con pazienza, responsabilità, fiducia. Sono misure severe, ma non abbiamo alternative. In questo momento dobbiamo resistere, perché solo in questo modo riusciremo a tutelare noi stessi e le persone che amiamo”, dice Conte.

“Sin dall’inizio ho scelto la linea della trasparenza, rendendo tutti voi partecipi della sfida che siamo chiamati ad affrontare, la crisi più difficile dal Secondo Dopoguerra. La morte di tanti concittadini è un dolore che si rinnova. Dobbiamo continuare a rispettare tutte le regole” chiarisce con tono pacato, ma fermo, Conte.

Le attività chiuse dal 22 marzo al 3 aprile

Dopo il decreto “Cura Italia” con cui l’Esecutivo ha cercato di intervenire a sostegno di imprese e famiglie, il presidente del Consiglio ha annunciato una nuova stretta alla misure di contenimento già messe in campo per contenere l’emergenza Coronavirus in Italia: da domenica 22 marzo, e fino al 3 aprile, chiuderanno tutte le attività produttive non essenziali, le fabbriche e i servizi non indispensabili.

La decisione è arrivata dopo che alcune regioni, Lombardia e Piemonte, avevano già deciso di inasprire le regole, per limitare al massimo i rischi di contagio.

“Il nostro sacrificio di rimanere a casa è minimo se paragonato a quello dei cittadini che rischiano molto di più. Penso ai medici, agli infermieri, alle forze armate e dell’ordine, ai farmacisti, agli autotrasportatori, ai cassieri dei supermercati e agli operatori dell’informazione. Donne e uomini che compiono ogni giorno atto di grande responsabilità e amore nei confronti dell’Italia intera”.

Chiudono le fabbriche e tutti i servizi non essenziali

Ecco dunque la decisione di chiudere, nell’intero territorio nazionale, ogni attività produttiva “che non sia strettamente essenziale“. E ancora: “Consentiremo solo modalità di lavoro in smart working e manterremo quelle rilevanti per la produzione nazionale. Rallentiamo ma non fermiamo il motore produttivo del paese per preparaci ad affrontare la fase acuta del contagio”.

“Rallentiamo il motore produttivo del paese ma non lo fermiamo. È una decisione non facile facile ma ci predispone ad affrontare la fase più acuta del contagio. Una decisione necessaria oggi per contenere quanto più possibile la diffusione dell’epidemia. L’emergenza sanitaria sta tramutando in piena emergenza economica”.

E ancora: “Il Governo interverrà con misure straordinarie che ci consentiranno di rialzare la testa e ripartire quanto prima. Mai come ora la nostra comunità deve stringersi forte come una catena a protezione del bene più importante: la vita. Se dovesse cedere un solo anello, questa barriera di protezione verrebbe meno, esponendoci a pericoli più grandi, per tutti”, dice Conte.

Cosa resta aperto

Ma attenzione, il premier invita alla calma: “Non ci sarà nessuna restrizione sui supermercati, nemmeno riduzioni di orario, non c’è ragione di creare code. Resteranno aperte farmacie, parafarmacie, servizi bancari, postali e assicurativi“.

E ricorda agli italiani che “lo Stato c’è, il Governo interverrà con misure straordinarie che ci consentiranno di rialzare la testa”. E conclude: “Le rinunce che oggi sembrano un passo indietro domani ci consentiranno di prendere la rincorsa e tornare presto nelle nostre fabbriche, negli uffici, nelle piazze, tra le braccia di parenti e amici. Stiamo rinunciando alle abitudini più care, lo facciamo perché amiamo l’Italia ma non rinunciamo a coraggio e speranza nel futuro. Uniti ce la faremo”.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Il discorso di Conte alla nazione: chiuse tutte le attività produttiv...