Conte: “Tsunami senza precedenti. Massimo grado di liquidità alle imprese”

In una informativa urgente alla Camera il premier ha parlato ancora una volta agli italiani, stingendosi attorno alle famiglie delle vittime

Una crisi “senza precedenti” che ci sta costringendo “ad una prova durissima” e che ci ha condotto “a confrontarci con nuove abitudini di vita”. In un nuovo discorso, questa volta nella sua informativa alla Camera, il premier Giuseppe Conte ha parlato agli italiani ancora una volta.

L’aiuto alle imprese

Dopo un lungo preambolo, il premier ha parlato dei contraccolpi economici dell’emergenza sanitaria, che riguardano da vicino il mondo delle imprese. “È imperativo garantire il massimo grado possibile di liquidità alle imprese e il Governo, a questo scopo, ha predisposto misure significative che permettono di attivare complessivamente 350 miliardi di euro di finanziamenti a beneficio del mondo produttivo” ha detto Conte.

La recessione che investirà “probabilmente” l’intero continente europeo avrà un impatto finanziario che “sarà tale da richiedere alla governance economica dell’Eurozona un salto di qualità che sia all’altezza della sfida”.

La richiesta alla Ue

Il premier ha sottolineato che per fronteggiare “uno tsunami senza precedenti” servono “strumenti di debito comune” e “nessuno” degli strumenti attuali della Ue è idoneo. L’Italia sta lavorando alla creazione di strumento di debito comune dell’Eurozona che possa finanziare gli sforzi dei governi e costituire la linea di difesa necessaria, ha spiegato.

Da qui, l’iniziativa subito condivisa da altri 8 Stati membri dell’Unione europea, ovvero la lettera al presidente del Consiglio Ue Charles Michel “per ribadire che l’epidemia sta causando uno shock senza precedenti, uno tsunami che richiede misure senza precedenti per contenere la diffusione del virus e rafforzare i sistemi sanitari dei singoli Paesi”.

“Difendere industrie di interesse strategico”

“L’emergenza – ha proseguito – ci mostra anche l’importanza di tutelare le nostre industrie di interesse strategico, alla luce di un’ampia serie di rischi epidemiologici, ambientali, sismici, informatici e geopolitici. I più preziosi asset del Paese vanno protetti con ogni mezzo, e saremo in grado di lavorare in questa direzione a partire dal prossimo provvedimento normativo in aprile”.

“La storia – domani – ci giudicherà” e “ci dirà se siamo stati all’altezza. Verrà il tempo dei bilanci, delle valutazioni su quello che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto, tutti avranno la possibilità di sindacare il lavoro svolto e trarne le conseguenze. D’altra parte, in questi giorni molti hanno riletto ed evocato, anche pubblicamente, le pagine sulla peste scritte da Manzoni nei ‘Promessi sposi’: proprio in quest’opera viene ricordato un antico proverbio, ancora oggi fortemente in auge, per cui ‘del senno del poi son piene le fosse’”.

La vicinanza alle famiglie delle vittime e ai sanitari

Conte ha espresso tutto il suo dolore e la sua vicinanza ai familiari delle vittime, ma anche profondo riconoscimento per i medici e gli infermieri impegnati in prima linea contro il Coronavirus. Seguito da un lunghissimo applauso.

“Non avremmo mai pensato di vedere file di autocarri dell’esercito con le bare. Ai familiari delle vittime va il nostro pensiero e la nostra commossa vicinanza”. “Sono giorni terribili per la nostra comunità” che “ogni giorno” fa i conti con i “decessi e perde i più fragili e vulnerabili, un dolore che si rinnova costantemente”.

Conte racconta di Michela: “Nei giorni scorsi mi ha scritto Michela, un’infermiera che lavora al reparto Covid dell’ospedale di Senigallia. Con grande dignità, mi ha chiesto che i rischi che si stanno assumendo lei e suoi colleghi non siano dimenticati. A nome del Governo, ma credo anche del Parlamento, dico che noi non ci dimenticheremo di voi” ha detto il premier.

Quello che “stiamo combattendo” è “un nemico invisibile, insidioso, che entra nelle nostre case, che divide le nostre famiglie. Ci fa sospettare di mani amiche, e alla fine ci ha condotto ad una limitazione significativa dei nostri spostamenti”.

“Il Governo – ha sottolineato – ha agito con la massima determinazione e assoluta speditezza, approntando ben prima di tutti gli altri Paesi, misure di massima precauzione. Già dal 22 gennaio, ben prima che l’Oms dichiarasse il Coronavirus emergenza internazionale, abbiamo adottato vari provvedimenti cautelativi”.

La restrizione alle libertà fondamentali

L’alto tasso di contagio del Covid 19 ha posto subito all’attenzione il rischio di un “sovraccarico” del sistema sanitario. La limitazione del contagio è stata da subito una scelta necessaria, ha spiegato. “Abbiamo sperimentato, primi in Europa, un percorso normativo volto a contemperare la tutela della salute dei cittadini e la necessità di assicurare adeguati presidi democratici”.

Per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale siamo stati costretti a limitare alcune libertà fondamentali garantite dalla Costituzione, in particolare libertà di circolazione, di riunione, di coltivare pratiche religiose. “I principi ai quali ci siamo attenuti sono quelli della massima precauzione ma anche della adeguatezza e proporzionalità dell’intervento rispetto all’obiettivo perseguito, è questa la ragione della gradualità delle misure adeguate”.

Perché la scelta del Dpcm

Sul fronte interno, Conte ha parlato anche della scelta del Dpcm: “Poiché il nostro ordinamento non conosce, a differenza di altri, una esplicita disciplina per lo stato d’emergenza, abbiamo dovuto costruire un metodo di azione e di intervento mai sperimento prima. Abbiamo ritenuto necessario ricorre allo strumento del Dpcm dopo aver posto il suo fondamento giuridico nell’iniziale decreto legge”.

Inoltre, “abbiamo ravvisato nel Dpcm lo strumento giuridico più idoneo, agile e flessibile in grado di adattarsi alla rapida e spesso imprevedibile diffusione del contagio. Abbiamo inteso con questo strumento la più uniforme applicazione delle misure. Ogni decreto del presidente del Consiglio ha visto il coinvolgimento dei ministri” con le loro “sensibilità politiche”.

Il premier ha quindi rivendicato “il passaggio significativo, quello della firma il 14 marzo, dopo 12 ore di intenso lavoro, di un protocollo condiviso per il contrasto del virus nei luoghi di lavoro”.

“Ci sarà un tempo per tutto. Ma, oggi, è il tempo dell’azione, il tempo della responsabilità, dalla quale nessuno può fuggire – ha concluso il premier -. Lavoreremo per una risposta chiara, solida, vigorosa, coordinata e tempestiva dall’Europa, ma continueremo, nel nostro ordinamento interno, ad operare con la massima determinazione, il massimo coraggio, e la fiducia che restando uniti ne usciremo presto”.

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