Come ha fatto la Cina a sconfiggere la povertà e cosa c’è di vero

La Cina ha sconfitto davvero la povertà estrema? Anche i critici confermano che si tratta della verità, ma forse il prezzo da pagare (in termini di costi e sacrifici) è stato troppo alto?

Il presidente Xi Jinping ha ufficializzato la “vittoria totale” contro la povertà estrema in Cina, dopo una campagna durata 8 anni, dall’inizio del suo mandato. Il leader supremo ha dichiarato, con la chiusura del piano di eradicazione dell’indigenza nella superpotenza asiatica, di aver compiuto un altro “miracolo” che “passerà alla Storia”. Il capo di Stato ha messo l’accento sul ruolo centrale ricoperto nell’operazione dal Partito Comunista Cinese, de facto l’unico soggetto politico con potere decisionale nel Paese, considerando che tutte le cariche governative e la quasi totalità dei seggi parlamentari sono ricoperti da tesserati al PCC.

Xi Jinping ha sottolineato di aver perseguito l’obiettivo di “migliorare il benessere delle persone”, seguendo la “missione originaria” del partito, di cui è segretario generale. La sconfitta della povertà estrema, secondo il leader supremo, ha creato un “esempio cinese” che potrà essere seguito in tutto il mondo, a patto di mettere in moto “una comune volontà e un’azione congiunta” per la lotta alle diseguaglianze.

Come ha fatto la Cina a sconfiggere la povertà: i numeri

La Cina ha messo in campo 1.600 miliardi di yuan, circa 200 miliardi di euro, nella campagna contro la povertà iniziata con il 18esimo congresso del Partito Comunista Cinese, che si è tenuto nel novembre del 2012 e ha visto l’elezione di Xi Jinping come segretario generale e capo della Commissione militare centrale.

Secondo le dichiarazioni ufficiali, oltre 10 milioni di persone all’anno, da quel momento, sono uscite da uno stato di povertà estrema, per un totale di quasi 99 milioni di cittadini cinesi. Il governo cinese definisce la povertà rurale estrema un reddito pro capite inferiore ai 4 mila yuan, circa 510 euro, pari a 1,3 euro al giorno, al di sotto della soglia globale di 1,52 euro definita dalla Banca Mondiale.

Nella lista dell’indigenza erano stati censiti 128 mila villaggi e 832 contee, tutti rimossi con la chiusura del piano. Nel complesso, riportano le fonti governative, negli ultimi 40 anni oltre 770 milioni di persone sono state “portate fuori dalla povertà”. Le azioni della Cina hanno contribuito per più del 70% alla riduzione del fenomeno su scala globale, anticipando di 10 anni l’obiettivo fissato dall’Onu per il 2030.

Come ha fatto la Cina a sconfiggere la povertà: i progetti

L’eliminazione della povertà nelle aree rurali è per il presidente cinese la base per costruire una “società prospera” in ogni suo aspetto. I media locali parlano di una vittoria del modello socialista a quasi 100 anni dalla fondazione del Partito Comunista Cinese.

Il Paese ha cambiato radicalmente l’aspetto delle regioni più periferiche, assicurando cibo, vestiario, istruzione, assistenza medica, un tetto e accesso all’acqua potabile a tutta la popolazione. Tra le infrastrutture realizzate la Cina vanta più di 1 milione di chilometri di strade e 35 mila chilometri di linea ferroviaria realizzati per collegare tutti i territori. Il tasso di affidabilità della fornitura elettrica ha raggiunto nelle zone povere il 99% di affidabilità, e la percentuale di villaggi poveri collegati alla fibra ottica e al 4G ha superato il 98%, aprendo la strada alla copertura 5G.

La Cina ha sconfitto davvero la povertà? Le critiche

I commentatori esterni hanno riferito che la Cina ha effetivamente sconfitto la povertà, ma con metodi che difficilmente potrebbero essere applicati alle democrazie occidentali e ai Paesi con diversi modelli politici e sociali. Ad esempio il reinsediamento coatto delle persone più disagiate delle aree rurali in centri urbani, con la rinuncia alla propria casa e alle proprie radici. Ai traslochi forzati ha fatto spesso seguito la demolizione dei villaggi abbandonati e l’esproprio di terre appartenute per generazioni a singole famiglie. Un modello lontano dalla democrazia, come ha evidenziato il nuovo presidente americano Joe Biden.

Ancora, molte critiche sono state mosse al sistema burocratico del Paese, dove si registra tra l’altro un alto tasso di corruzione. Il sistema di registrazione del domicilio, chiamato hukow, danneggerebbe i migranti provenienti dalle aree rurali, rendendogli più difficile l’accesso al welfare. La fase appena conclusa del piano di eradicazione della povertà, inoltre, ha previsto un forte utilizzo di strumenti assistenziali, e si teme che alla conclusione della campagna, quando finiranno i bonus erogati dal governo, milioni di persone possano tornare ad avere un reddito inferiore alla soglia di povertà.

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