La Cina invierà armi alla Russia o vincerà la guerra dall’altra parte?

Mentre il conflitto in Ucraina si allarga, Cina e Usa si sono incontrati a Roma: ecco com'è andata, e cosa potrebbe fare Pechino

Mentre il conflitto in Ucraina si allarga – oggi martedì 15 marzo i premier di Polonia, Mateusz Morawiecki, Slovenia, Janez Jansa, e Repubblica Ceca, Petr Fiala, sono a Kiev per incontrare il presidente ucraino Zelensky in una missione coordinata con il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, e la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen – ieri a Roma Cina e Usa si sono incontrati per fare il punto della crisi.

Cosa stanno facendo gli Usa per l’Ucraina

La vicepresidente americana Kamala Harris ha chiamato nella tarda serata di ieri il premier bulgaro, Kiril Petkov, e quello ceco, Petr Fiala, per parlare dei prossimi passi da compiere nel quadro di una strategia collettiva per fermare l’invasione russa dell’Ucraina. Gli Stati Uniti e la NATO, avrebbe assicurato Harris, sono uniti e determinati a difendere ogni centimetro di territorio dell’Alleanza.

Gli Usa ormai sono scesi in campo, e indietro non si torna. Il presidente Joe Biden ha detto che il governo americano si assicurerà che l’Ucraina disponga delle armi per difendersi dall’invasione della Russia. “Invieremo denaro, cibo e aiuti per salvare vite ucraine. Daremo il benvenuto ai rifugiati ucraini a braccia aperte” ha twittato il capo della Casa Bianca.

Secondo ormai diverse fonti internazionali, la Russia avrebbe chiesto alla Cina supporto militare, compresi i droni, e assistenza economica. Le richieste sarebbero arrivate dopo l’invasione dell’Ucraina. Sia il governo cinese che quello russo hanno negato pubblicamente che la Russia abbia chiesto equipaggiamento militare o altra assistenza.

Come ovvio, l’assistenza di Pechino significherebbe uno sviluppo significativo nell’invasione della Russia, una vera “preoccupazione” l’aveva definita il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Jake Sullivan, perché potrebbe ribaltare la presa che le forze ucraine hanno ancora nel Paese e fornire un contrappeso alle dure sanzioni imposte all’economia russa dall’Occidente.

Quale gioco sta giocando la Cina

Mentre Pechino ha apparentemente cercato di assumere un tono neutrale sulla scena internazionale, tradizionalmente e anche all’inizio di questo conflitto, la copertura mediatica interna cinese ha però promosso campagne definite di disinformazione a favore dei soldati di Putin e ha descritto la guerra come una “operazione militare speciale”.

La notizia della richiesta della Russia sarebbe arrivata prima che Sullivan incontrasse il suo omologo cinese, Yang Jiechi, a Roma. Gli Usa avevano già detto chiaramente, e comunicato a Pechino, che “non resteremo a guardare e a consentire a qualsiasi Paese di risarcire la Russia per le perdite subite dalle sanzioni economiche”.

Il portavoce dell’ambasciata cinese negli Stati Uniti Liu Pengyu ha detto che “la priorità ora è impedire che la situazione di tensione si intensifichi o addirittura sfugga al controllo. La Cina chiede di esercitare la massima moderazione e prevenire una massiccia crisi umanitaria”. Ma il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Lijian lunedì ha accusato gli Stati Uniti di “spacciare disinformazione”.

I funzionari statunitensi, tra cui il segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki, intanto sono sempre più critici nei confronti della risposta di Pechino alla guerra russa in Ucraina. Psaki ha ricordato che Pechino “apparentemente ha approvato” false affermazioni russe secondo cui gli Stati Uniti stanno sviluppando armi chimiche in Ucraina.

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Com’è andato l’incontro di Roma tra Usa e Cina

Dopo 7 ore di confronto, Washington ha detto anche a Pechino che “qualsiasi tipo di supporto a Mosca avrà conseguenze”. Biden tempo fa aveva sottolineato che crede che gli Stati Uniti siano a un punto di svolta nella loro storia e che devono dimostrare che le democrazie mondiali possono competere con regimi autocratici come quello cinese.

Durante il vertice di tre ore con la sua controparte cinese circa quattro mesi fa, Biden aveva sollevato preoccupazioni sui diritti umani, l’aggressione cinese a Taiwan e le questioni commerciali. L’amministrazione Biden è stata chiara nel gestire la concorrenza con la Cina come una priorità di sicurezza nazionale ed economica a lungo termine.

Su una posizione gli Usa però non transigono: l’amministrazione ha rifiutato l’offerta polacca di trasferire aerei da combattimento in Ucraina attraverso gli Stati Uniti e una base aerea tedesca.

“Il Presidente ha ascoltato la valutazione della sua comunità di intelligence, ha ascoltato i consigli dei suoi comandanti militari, ha consultato i suoi alleati della NATO e alla fine ha stabilito che l’analisi rischio-beneficio del volo di aerei dalle basi NATO nello spazio aereo conteso sopra l’Ucraina non ha senso e non lo autorizzeremo”, ha detto, aggiungendo che gli Stati Uniti sono concentrati sulla fornitura di “altri sistemi antiaerei che potrebbero aiutare gli ucraini a fare progressi per affrontare la minaccia che viene dall’aria da parte russa”.

Il rischio ora è che Mosca usi armi chimiche o biologiche in Ucraina, nel qual caso “pagherà un prezzo carissimo”. Non solo: secondo gli esperti Usa, le accuse della Russia contro l’Ucraina che si prepara a dispiegare armi chimiche potrebbe anche essere un indizio che lo starebbero per fare loro, per poi cercare di attribuire la colpa a qualcun altro”.

Perché, e come, la Cina potrebbe vincere la guerra

La Cina continua il suo doppio gioco, intanto. Da una parte sta usando Putin per destabilizzare l’Europa e gli Usa, ma dall’altra non vuole perdere gli enormi ricavi commerciali, per oltre un trilione di dollari, non certo paragonabili a quelli russi. Ma per Biden è arrivato il momento che Pechino decisa da che parte stare. Perché l’ordine mondiale passa dalla condanna unanime all’aggressione russa in Ucraina.

Pechino potrebbe vincere la guerra, forse, se volesse. Sostenendo l’Ucraina, e quindi l’Occidente, con cui fa affari da capogiro. E spazzando via, indirettamente, anche lo scomodo vicino russo, troppo poco capitalista per i suoi gusti. Ciò che è chiaro è che la Cina non ha alcuni intenzione di essere colpita dalle sanzioni. “La Cina non è parte della crisi, tanto meno vuole essere colpita dalle sanzioni”, ha affermato un portavoce.

Mentre l’Ue inasprisce le sanzioni contro Mosca e invia per la prima volta aiuti militari, a Kiev, la Cina “si è sempre opposta all’uso delle sanzioni per risolvere i problemi, per non parlare delle sanzioni unilaterali che non hanno fondamento nel diritto internazionale, che danneggeranno il sostentamento delle persone in tutti i Paesi”.

Intanto, già si vocifera che la guerra non potrà andare oltre maggio, quando la Russia avrà esaurito le risorse di cui dispone, ha detto il consigliere del governo ucraino Oleksiy Arestovich. Che ha precisato che o ci sarà un accordo di pace raggiunto rapidamente, in una o due settimane, con il ritiro delle truppe e tutto il resto, “oppure ci sarà un tentativo di mettere insieme alcuni siriani, per un secondo round, e, quando avremo respinto anche loro, un accordo entro metà aprile o fine aprile”.