Caro-bollette, giustizia e Covid: ecco cosa farà il governo Meloni

Secondo Cdm per il governo Meloni, con al centro tre temi cruciali: caro-energia, giustizia e gestione della pandemia Covid

Un’altra grana sconquassa il centrodestra. Mentre Meloni registra un’ulteriore conferma nei sondaggi post voto, crolla il partito di Silvio Berlusconi che tanti problemi sta creando in seno all’Esecutivo. Dopo le querelle pre-elettorali, ora è la partita riguarda i sottosegretari (più info sui sondaggi, anche degli altri partiti, qui).

La nuova “grana” di Berlusconi: la partita sui sottosegretari

Forza Italia ha fatto di tutto per avere il tanto discusso Giuseppe Mangialavori, attuale coordinatore regionale in Calabria, considerato vicino a Licia Ronzulli, dato per favorito fino all’ultimo e poi saltato per il veto messo da Fratelli d’Italia: Meloni e i suoi temono per il suo coinvolgimento in alcune inchieste sulla ‘ndrangheta, nonostante l’esponente azzurro non sia ad oggi mai stato indagato.

Chi potrebbe prendere dunque il suo posto? Berlusconi non può escludere da Palazzo Chigi la Calabria, dove il suo partito ha raggiunto ben il 16%. Anche in Campania c’è tensione, visto che non compare nessun rappresentate forzista regionale. Idem la Sardegna, dove l’ex governatore Ugo Cappellacci ad oggi non avrebbe grandi chance.

Buone speranze invece per la Sicilia, dove Matilde Siracusano potrebbe finire ad occupare un posto come sottosegretario nel ministro per il Sud o in quello dei Rapporti con il Parlamento.

In forse c’è anche Francesco Battistoni, mentre tra le nomine blindate spunterebbero l’ex presidente della Vigilanza Rai Alberto Barachini, in lizza per il posto di sottosegretario all’Editoria, Matteo Perego, alla Difesa, nonché la coordinatrice regionale del Friuli Venezia Giulia Sandra Savino.

L’ex Cav potrebbe portare a casa 8 o 9 sottosegretari, ma soltanto 2 viceministri: Francesco Paolo Sisto, come vice del neoministro Carlo Nordio alla Giustizia, e Valentino Valentini come viceministro al Mise.

Il piano di Meloni sul caro-bollette

Intanto, è tutto pronto per il secondo Consiglio dei ministri del nuovo governo Meloni, convocato per lunedì 31 ottobre alle 12. Sul tavolo, oltre alla questione sottosegretari, ci sono i temi del caro energia, della giustizia e della gestione Covid.

“I costi delle bollette sono diventati insostenibili per milioni di famiglie e per molte imprese, giunte ormai a drammatiche decisioni come chiudere o licenziare i propri lavoratori” ha detto Giorgia Meloni. Il Governo – ha anticipato – è al lavoro per rafforzare le misure nazionali a sostegno di cittadini e attività, con l’obiettivo di far fronte a questa “difficile situazione”.

Priorità del Governo è mettere un argine al caro energia e alla speculazione, accelerare in ogni modo la diversificazione delle fonti di approvvigionamento e la produzione nazionale. “Gli italiani chiedono risposte immediate, e noi gliele daremo. Non c’è più tempo da perdere”, conclude la presidente del Consiglio.

Il piano di Meloni sulla giustizia

Altro nodo caldissimo è quello della giustizia. Al primo punto dell’Esecutivo Meloni c’è un decreto legge per mantenere il cosiddetto ergastolo ostativo, considerato da FdI e i suoi alleati “uno strumento essenziale” nel contrasto alla criminalità organizzata.

Un provvedimento, sottolineano fonti di Palazzo Chigi, “prioritario” e diventato “urgente” alla luce dell’udienza della Corte costituzionale, fissata per l’8 novembre: “Una corsa contro il tempo per garantire sicurezza sociale” e impedire che il detenuto lasci il carcere “pur in costanza del vincolo associativo”.

Il testo in esame ricalca il disegno di legge già approvato nella passata legislatura dalla Camera e punta a evitare le scarcerazioni facili dei mafiosi, consentendo l’accesso ai benefici penitenziari al condannato che abbia dimostrato una condotta risarcitoria e la cessazione dei suoi collegamenti con la criminalità organizzata.

Il Consiglio dei ministri affronterà anche il rinvio al 30 dicembre 2022 dell’entrata in vigore di alcune disposizioni della riforma Cartabia, “raccogliendo le criticità già emerse nel dibattito parlamentare e che sono state confermate in questi giorni dagli operatori del diritto con una lettera al ministro della Giustizia”, hanno spiegato fonti della Presidenza del Consiglio, rimarcando come il provvedimento intenda “rispettare le scadenze del Pnrr” e “consentire la necessaria organizzazione degli uffici giudiziari”.

Il piano di Meloni sulla gestione Covid

Infine, terzo ma non meno importante tema al centro del Cdm, la gestione Covid. Il Governo intende anticipare al 1° novembre la scadenza dell’obbligo vaccinale per i sanitari e eliminare le multe per i no vax.

Con questa norma – spiega Palazzo Chigi – il governo vuole “dare seguito all’indicazione tracciata dal Presidente Meloni nelle sue dichiarazioni programmatiche rese in Parlamento” e segnare così “un primo atto di discontinuità”, rispetto ai precedenti esecutivi, nella gestione della pandemia da Covid. Meloni intende anche dare il via libera a una commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia messa in atto dall’ex ministro Speranza,

Anche sulle mascherine il Governo sembra intenzionato ad annullare qualsiasi tipo di obbligo, persino in ospedali e Rsa (qui cosa cambia dal 1° novembre secondo i precedenti decreti). Una decisione che i medici bollano come sbagliata.

“Condividiamo l’auspicio del Governo e del Ministro della Salute, Orazio Schillaci, teso a far tornare il Paese alla normalità. Sulle mascherine, tuttavia, chiediamo chiarezza: in questo momento sono ancora opportune disposizioni certe e uguali sul territorio, definite a livello centrale, per prevenire inutili incomprensioni con i cittadini” ha detto il Presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli.

“Alleggerire le regole – spiega – in un contesto epidemiologico che lo rende possibile, significa anche ridurre, quella che l’Organizzazione mondiale della Sanità definisce la pandemic fatigue, la demotivazione a seguire i comportamenti protettivi utili. È quindi una scelta saggia sotto diversi punti di vista. Una scelta che, come ha detto lo stesso Ministro, va sempre portata avanti nel rispetto dei più fragili”.

L’adozione delle mascherine nelle strutture sanitarie – aggiunge – è una misura che protegge i sanitari e i pazienti, soprattutto i più vulnerabili. È vero che, anche se l’obbligo dovesse decadere, i direttori sanitari, sentiti i medici competenti e i responsabili del servizio di prevenzione e protezione, potrebbero ugualmente decidere di mantenere la prescrizione.

La preoccupazione è che, non essendoci più una regola nazionale, i cittadini rimangano disorientati, e si sentano in diritto di contestare o non rispettare le disposizioni adottate nelle singole strutture. “Questo aumenterebbe sicuramente i fraintendimenti, e a farne le spese sarebbero i pazienti e gli operatori”.

Più duro il Segretario Nazionale Anaao Assomed, Pierino Di Silverio: “L’epidemia da Covid-19 non è finita, anche se al momento la pressione ospedaliera è sotto controllo. Per questo, abbassare la guardia, ipotizzando di abolire l’obbligo delle mascherine negli ospedali, sarebbe un rischio che non possiamo correre anche perché proprio negli ospedali ci sono i soggetti più fragili e più a rischio. Non vorremmo rischiare di tornare potenziali untori seppur inconsapevoli. La vera emergenza piuttosto è la campagna vaccinale, che occorre sia incrementata e sulla quale occorre spingere per evitare di rivivere momenti drammatici che ci hanno segnato profondamente e dei quali viviamo un amaro e doloroso ricordo. Almeno noi che operiamo sul campo”.