Fumata nera alla Camera: come si elegge il nuovo presidente

Non c'è ancora l'accordo per il nome del nuovo presidente della Camera della XIX legislatura, ecco cosa serve ai deputati per eleggerlo

Non sono bastate le tre votazioni del giovedì per arrivare al nome del nuovo presidente della Camera della XIX legislatura, il deputato che succederà nella massima poltrona di Montecitorio a Roberto Fico. Dopo una giornata interminabile di trattative senza esito positivo, come ci si poteva aspettare, l’eletto uscirà di certo dalla quarta o successiva chiama di venerdì 14 ottobre 2022.

Un tira e molla all’interno del centrodestra, con nomi emersi dal summit tra Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, non ha reso possibile l’elezione al primo giorno e dunque i “papabili” dovranno aspettare ancora qualche ora per sapere quale futuro li attenderà e a chi andrà la poltrona della terza carica dello Stato.

Presidente della Camera, come si elegge

L’elezione del presidente della Camera è uno dei passi che permetteranno di formare quanto prima il nuovo esecutivo dopo le elezioni dello scorso 25 settembre vinte dal centrodestra. Dopo l’elezione di Ignazio La Russa come presidente del Senato (che come vi abbiamo raccontato qui è avvenuta alla prima chiama a Palazzo Madama), si attende il nome del presidente che guiderà i lavori a Montecitorio e che, insieme al collega del Senato, andrà presto da Mattarella per fornire al presidente della Repubblica il nome del possibile nuovo premier per far partire le consultazioni.

Alla Camera, come da regolamento pre riforma che ha fatto scendere il numero dei deputati da 630 a 400, l’elezione del presidente si svolge a scrutinio segreto. Per essere eletto presidente al primo scrutinio, ossia alla prima chiamata dei votanti, un candidato deve ottenere almeno 267 voti, ossia la maggioranza dei due terzi dei componenti dell’assemblea. La maggioranza dei due terzi dei voti è richiesta anche nel secondo e terzo scrutinio, ma in questo caso si considerano tra i voti espressi le schede bianche, ossia quelle senza il nome di un candidato. Questi requisiti, nella giornata odierna, non sono stati soddisfatti e si passerà dunque al quarto scrutinio.

La quarta chiamata avverrà a partire dalle 10.30 di venerdì e, in questa occasione, per essere eletti presidente è sufficiente ricevere il sostegno della maggioranza assoluta dei votanti (201 voti, se votano tutti i 400 deputati). Sarà così, dunque, a oltranza. Per diventare presidente della Camera, inoltre, non esistono altri requisiti necessari se non essere deputato o deputata.

Chi sono i favoriti

L’augurio della maggioranza, che nelle ultime ore si è messa al lavoro per cercare di trovare l’accordo sul nome, è che il presidente della Camera venga eletto nella giornata di domani. Tra i tanti nomi emersi nelle ultime ore ci sono quelli di Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico per il governo Draghi, e quello di Antonio Tajani, vicepresidente e coordinatore nazionale di Forza Italia nonché candidato presidente del partito di Silvio Berlusconi.

Si tratta però di candidature deboli, in quanto il centrodestra sembra orientato verso altri due nomi. Quello di spicco, parlato e discusso per tutta la giornata, è quello di Riccardo Molinari, presidente del gruppo della Lega alla Camera dei deputati nell’ultima legislatura. Il nome dell’ultima ora è poi quello di Lorenzo Fontana, già vicepresidente alla Camera.

È stato proprio leader della Lega Matteo Salvini a ribadire con forza la candidatura di quest’ultimo che nella giornata di venerdì potrebbe conquistare la massima poltrona di Montecitorio. “Ho chiesto a Riccardo Molinari la disponibilità a proseguire il suo mandato da capogruppo della Lega a Montecitorio, nonostante avesse tutte le carte in regola per fare il Presidente della Camera. Molinari è stato e sarà il miglior capogruppo possibile, ruolo per me politicamente più rilevante per i prossimi cinque anni” ha spiegato Salvini. Fontana si è detto più cauto: “La notta è lunga, è ancora tutto in divenire”.