Bonus 600 euro, la lunga difesa di Rizzone e il j’accuse contro i colleghi

Prova a difendersi con un post su Facebook Marco Rizzone, il deputato del Movimento 5 Stelle che ha chiesto e incassato il bonus 600 euro previsto dal Governo durante la fase emergenziale per le partite Iva

Prova a difendersi con un post su Facebook Marco Rizzone, il deputato del Movimento 5 Stelle che ha chiesto e incassato il bonus 600 euro previsto dal Governo durante la fase emergenziale per le partite Iva e i liberi professionisti in difficoltà.

Irrintracciabile da giorni, sempre in prima fila contro la “casta” e i suoi privilegi, lui che nel 2019 ha dichiarato un reddito di ben 74.995 euro, più diverse azioni per nulla trascurabili, tra cui quelle di Enel, Leonardo, Pirelli ed Eni, e che il primo aprile, da poco varata l’indennità, scriveva “bastano 5 minuti per richiedere i 600 euro di bonus per partite Iva e autonomi (incredibile: non è un pesce d’aprile)” finalmente riappare.

Tutte le donazioni fatte

“Eccomi qua, sono pronto a metterci la faccia e ad assumermi le mie responsabilità, ma anche a mettervi in guardia da chi vi sta gettando fumo negli occhi” esordisce. “Partiamo dai fatti: se avessi voluto intascarmi dei soldi non mi sarei di certo tagliato più di 40mila euro del mio stipendio da parlamentare, che invece ho donato (insieme ai colleghi del M5S) per varie cause”.

Rizzone elenca prima il fondo della Protezione Civile per le popolazioni colpite dalle alluvioni, poi il fondo a sostegno del microcredito, poi quello per il contrasto alla povertà educativa minorile e ancora quello, incredibile ma vero, per l’emergenza Covid. “Non ha minimamente senso rinunciare a tali somme e poi pensare di arricchirsi con i 600 euro di indennizzo forfettario INPS: pensateci… è evidente che le cose sono andate diversamente…”.

Rizzone spiega che pur non avendo materialmente richiesto direttamente quanto previsto dalla legge per la sua categoria di partita Iva, “non incolperò (come hanno fatto altri) il mio commercialista dicendo che in automatico, sulla scia di altri assistiti, ha inoltrato la richiesta anche per me. Ne riconosco l’inopportunità e, consapevole che in ogni caso la responsabilità ultima è solo mia, sono pronto ad assumermela tutta e fino in fondo, come ho sempre fatto”.

“Questioni morali più serie”

Pretende che si vada fino in fondo su una serie di altre questioni morali “anche più serie” di questa “leggerezza”, prosegue, e che forse sarebbe il caso di affrontare “nel rispetto di chi ci ha eletti (e chi mi conosce sa che non demordo)”.

Anche perché, sottolinea, qui non è stato fatto nulla di illecito. Tutto a norma di legge: un decreto scritto “palesemente male (vuoi per la fretta, giustificabile, vuoi per l’incapacità di alcuni soggetti, non giustificabile), un decreto su cui in Parlamento nessuno dei colleghi “moralizzatori” è intervenuto” per apportare modifiche che evitassero che l’indennizzo fosse dato a pioggia a prescindere dal reddito.

Perché, dice, non ha potuto fare niente

Qualcuno potrebbe dire che lui per primo avrebbe potuto proporre di modificare il decreto Cura Italia alla Camera inserendo con un emendamento dei limiti di reddito per i percettori del bonus. Peccato che, prosegue nella sua invettiva, “come purtroppo accade da molto tempo a questa parte”, troppo spesso i provvedimenti arrivino blindati e immodificabili e vengono approvati “a colpi di fiducia” impedendo la possibilità di esercitare il ruolo di parlamentari.

“Accusatemi pure di non aver fatto un’adeguata battaglia contro lo svilimento dell’attività parlamentare e del ruolo stesso dei parlamentari, oppure accusatemi di non aver ad esempio creato un caso mediatico dopo i bonus percepiti (anche in quel caso lecitamente) dai notai, anch’essi, seppur in altra forma, rappresentanti dello Stato – ma sui cui nomi il Garante della Privacy – chissà perché – tace”.

Non ci sta ad essere dipinto come un disonesto Rizzone, un infame o un ladro, tantomeno da chi “con la sua noncuranza” ha consentito a migliaia di partite Iva ben più facoltose di lui di richiedere legittimamente il bonus. “È comodo puntare il dito contro qualcuno per nascondere le proprie mancanze. Ma è ancor più comodo (nonché molto triste) cavalcare la rabbia delle persone per provare a riprendersi un po’ di consenso in vista del referendum sul taglio dei parlamentari o delle elezioni regionali”.

La sua proposta

Per come hanno raccontato la vicenda sembra quasi che abbia tolto i soldi a chi era in difficoltà, continua nel suo ragionamento, “ma se ci pensate bene i soldi del bonus Inps alla fine sono euro uguali a quelli del bonus per ristrutturare casa o a quelli per rottamare l’auto. Volete farmi credere che nessuno dei moralizzatori abbia mai usufruito di questi soldi dello Stato perché in fondo guadagnava già abbastanza e bastava la spinta ambientalista?”.

Qualcuno parla di morale. “Punti di vista: per me sono immorali gli evasori, i ladri, che però in questo Paese sono tutelati dalla privacy”. Infine, lancia una sfida: perché non pubblicare, come già fanno in 17 Stati europei, i nomi di chi ha veramente rubato risorse allo Stato evadendo le tasse?

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