Berlusconi torna in campo: piano dell’ex premier per convincere Putin

I rapporti strettissimi con il leader di Mosca non sono mai tramontati: così il Cavaliere può giocare un ruolo determinante nel conflitto in corso in Ucraina

Che Silvio Berlusconi abbia simpatia, non solo umana, per Vladimir Putin e il suo sistema di potere, sono fatti che la storia ci ha ormai consegnato senza paura di smentite. Tanti e di tale intensità sono stati nel corso degli anni che ai buoni di memoria sorprende di più il profilo basso tenuto così a lungo da parte dell’ex Cavaliere sull’invasione dell’Ucraina voluta dal leader di Mosca.

Il rapporto di Berlusconi con il Cremlino è stato l’architrave geopolitico dei suoi governi tra il 2001 e il 2011. Una partnership duratura e intensa, che non si è mai spezzata nemmeno dopo il suo tramonto come leader e padre fondatore del centrodestra, la sua uscita di scena, il ritorno con la rifondazione di Forza Italia, l’opposizione ai governi di Giuseppe Conte, la pandemia. Nonostante tutto, il legame con la Russia dello Zar non si è mai interrotto.

Le parole del Cavaliere sull’Ucraina e l’invio di armi

Volato a Napoli in occasione della convention nazionale del partito (accompagnato dall’inseparabile moglie Marta Fascina), Berlusconi ha però voluto ribadire la propria vicinanza al popolo ucraino e al presidente Volodymyr Zelensky, confermando quanto già espresso nei giorni scorsi in diverse interviste. In Campania però è arrivata anche un’altra considerazione da parte dell’ex premier: “Credo che l’Europa debba fare una proposta comune di pace cercando di far accogliere agli ucraini le domande di Putin”.

Le sue risuonano come parole tutt’altro che fendenti nei confronti dell’amico, che ufficialmente l’aveva deluso secondo quanto dichiarato pubblicamente lo scorso marzo. Il vecchio leader liberale ribadisce infatti le dure critiche rivolte ai leader occidentali sul comportamento adottato in particolare nelle ultime settimane: “Per portare Putin al tavolo delle trattative non si possono fare dichiarazioni come quelle che giungono dalla Gran Bretagna e anche da parte della Nato“.

Le ambiguità del Centrodestra su Kiev e la posizione di Mario Draghi

Sull’invio di materiale bellico a Kiev, la posizione di Berlusconi rimane di marcato scetticismo, in linea con le parole pronunciate anche da parte di Matteo Salvini. A domanda diretta, l’ex Cavaliere afferma che “inviare armi significa essere cobelligeranti, significa che anche noi siamo in guerra. Per quanto ci riguarda cerchiamo invece di farlo finire questo conflitto. Ma anche nel caso in cui come maggioranza di governo dovessimo decidere di mandare ancora armi, sarebbe meglio non farne tanta pubblicità”.

Conclusa la giornata di discorsi, abbracci e strette di mano, Berlusconi si dirige verso l’hotel che lo ospita insieme alla compagna e dove riceverà la visita di Mara Carfagna, tra i suoi ministri del governo di Mario Draghi. Nel frattempo, proprio a Palazzo Chigi, nessun commento viene fatto trapelare. Nei giorni scorsi il responsabile esteri di Forza Italia, Valentino Valentini, aveva espresso una posizione di assoluta condivisione nei confronti della linea dell’esecutivo.

Anche Giorgio Mulé, sottosegretario alla Difesa, si schermisce delle reazioni dei media: “Nessun imbarazzo per le parole di Berlusconi”, ma in serata, per la seconda volta nel giro di 72 ore, lo staff dell’ex premier si trova costretto precisare a nome del leader: “La posizione non è cambiata, è in linea con quella del Ppe, dell’Unione europea e dell’Alleanza atlantica. E l’invio di armi come strumento difensivo è doveroso”.