Benzina, consumi azzerati: impianti a rischio chiusura?

Nel mese di marzo, i punti vendita hanno perso il 90% dei ricavi, 2,9 miliardi di euro in termini di fatturato complessivo. E ora rischiano il fallimento

Benzinai al collasso. Tra coloro che, dal punto di vista economico, subiscono le conseguenze più severe dell’emergenza coronavirus ci sono i gestori dei distributori di carburante, a causa del blocco della mobilità imposto dal lockdown. A livello globale, si stima che la pandemia abbia ridotto di un terzo la domanda petrolifera, di fatto peggiorando la guerra dei prezzi a cui il vertice Opec + ha tentato di dare una risposta. 

Le perdite del mese di marzo

Secondo la Federazione Autonoma Italiana Benzinai, la limitazione degli spostamenti e il conseguente crollo delle vendite stanno mettendo letteralmente in ginocchio la categoria. “Nonostante siano stati firmati accordi con i principali fornitori petroliferi per attenuare il peso economico che grava sulle gestioni a fronte dei costi, molti dei quali rimasti invariati, i punti vendita hanno perso nel mese di marzo il 90% dei ricavi. Ora rischiano il fallimento”, spiega Martino Landi, presidente nazionale Faib Confesercenti. In questa situazione, in particolare, i costi fissi, le spese sostenute per il personale, utenze e servizi rappresentano “un costo economico insopportabile per le gestioni”. 

La stima è che gli impianti ricevano un ricavo lordo di circa 10 euro al giorno derivante dal carburante. Per questo, la Federazione richiede l’intervento urgente del Governo – attraverso l’accesso a tutte le possibili forme di difesa del reddito, fiscali e non, e sostegni economici concreti –, senza il quale, denuncia Landi, “non credo che riusciremo a continuare a garantire il servizio pubblico ancora per molto”.

Tutti i dati della crisi

Secondo Faib, dei circa 21.500 punti vendita carburanti presenti in Italia, l’80% è ancora regolarmente in funzione. Nel mese di marzo, le perdite stimate sono del 90%, e le scorte medie, ridotte al minimo, si attestano intorno ai 2-5mila litri per prodotto. E quando i gestori esauriscono le scorte, può accadere che restino chiusi per alcuni giorni in attesa della fornitura, provocando un andamento “a singhiozzo” di alcuni impianti.

In termini di erogati, dalla seconda settimana di marzo al 6 aprile, le perdite si sono attestate a circa 1,95 miliardi di litri di carburante. Dal punto di vista del fatturato complessivo, comprese tasse e imposte destinate allo Stato, si parla di 2,9 miliardi di euro. Sono invece circa 60 milioni di euro le perdite di reddito lordo per i gestori: meno di 300 euro di ricavo lordo al mese per punto vendita. 

La protesta contro i Concessionari delle tratte autostradali

Una nota congiunta di Faib, Fegica e Anisa ha inoltre puntato il dito sull’”atteggiamento irresponsabilmente dilatorio dei Concessionari delle tratte”, che “perseguono una condotta dilatoria e bizantina per non mettere a disposizione risorse di alcun tipo”. “È tollerabile”, chiedono in una lettera ai quotidiani di settore, “che le Concessionarie che incassano pedaggi “pesanti” per garantire il servizio di mobilità lungo le autostrade, aggiungano anche una royalty su ogni attività che viene esercitata? È legittimo che lucrino su ogni bene o servizio che viene svolto in questo segmento della viabilità per servizi che dovrebbero essere connessi (e garantiti) alla percorrenza?”. A causa di tale crisi, conclude la lettera, “i Gestori dichiarano che, perdurando questa situazione, non potranno più garantire, dopo il 13 aprile, alcun servizio per mancanza della liquidità necessaria per approvvigionarsi”.

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