Attacco hacker alla big italiana: chiesto riscatto

Una nota azienda italiana è stata ricattata da un gruppo di hacker dopo un attacco informatico: di chi si tratta e quante società sono in pericolo

Il tema della sicurezza informatica è caro al presidente del Consiglio, Mario Draghi, che recentemente in Parlamento ha parlato della necessità di garantire infrastrutture digitali sicuri, efficienti e sostenibili in tutta Europa entro il 2030, così da riuscire a fronteggiare meglio, e in modo coordinato, gli attacchi informatici e lo spionaggio aziendale. Pochi giorni dopo le parole del premier, una grande azienda italiana ha subìto un attacco hacker: si tratta della San Carlo, leader nel settore alimentare, che si è rifiutata di pagare il riscatto e ha deciso di denunciare la violazione.

Attacco hacker alla big italiana: chiesto riscatto

Il gruppo San Carlo-Unichips è stato la vittima di un attacco informatico, colpito da un ransomware utilizzato dal ‘Grupp Conti’: come tutti i virus simili a lui, limita l’accesso al sistema e consente lo sblocco solamente dopo il pagamento di un riscatto. La San Carlo si è rifiutata di cedere al ricatto e ha sporto denuncia alla Polizia postale in Lombardia, dove ha sede la società. L’azienda ha spiegato di aver attivato tutte le procedure per isolare la minaccia, comunicando che nonostante alcuni servizi informatici siano al momento solo parzialmente funzionanti, l’operatività del Gruppo resta comunque garantita.

Su uno dei siti specializzati, matricedigitale.it, si riporta che entrando nel dark web è possibile vedere il contenuto dei dati trafugati: passaporti, piani di spesa, contratti con la Tim. In tutto, poco meno di 60 megabyte di file. Il pagamento del riscatto, il cui ammontare non è ancora noto, servirebbe a San Carlo per evitare la diffusione di tutti questi dati.

San Carlo, ma non solo: gli attacchi hacker più recenti in Italia

Gli attacchi informatici sono tantissimi (ecco quanto costa alle aziende ogni singolo dato rubato). Qualche giorno prima di quello sferrato nei confronti della San Carlo, infatti, a subirne uno è stato Artsana Group, a cui fanno capo marchi di prodotti sanitari e per l’infanzia, su tutti Chicco e PreNatal. Secondo Ramilli, fondatore e Ceo della società di sicurezza Yoroi, in Italia il 50% delle aziende è a rischio ransomware. Lo testimoniano gli altri attacchi avvenuti negli scorsi mesi. Tra i più noti ricordiamo:

Il più clamoroso è sicuramente quello che ha coinvolto la Siae alcune settimane fa. Sarebbero stati trafugati oltre 28 mila file, per un peso complessivo di 70 gigabyte. Gli hacker ne hanno mostrato subito una parte, poco meno di 2 gigabyte, per spaventare gli iscritti alla Società degli autori ed editori, tra cui ovviamente anche cantanti e personaggi famosi. Una mossa che ha seguito il rifiuto, della Siae, di pagare un riscatto di 3 milioni di euro per evitarne la diffusione. Così gli hacker hanno deciso di mettere in vendita i file al prezzo di 500 mila dollari in bitcoin, garantendo di cancellarli dopo aver ricevuto il denaro.

Trattative con la Siae, ma non solo. Gli hacker hanno infatti contattato direttamente alcuni degli artisti, proponendo loro di acquistare i loro stessi dati (dal numero di telefono all’indirizzo, passando per l’Iban) per evitarne la diffusione. Costo dell’operazione: 10 mila euro, anche in bitcoin, entro una data precisa. Tra i personaggi più noti, coinvolti Tiziano Ferro, Dario Vergassola, Nino Frassica, Claudio Bisio, Catena Fiorello.

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