Caso AstraZeneca, possibile ricevere una seconda dose diversa dal vaccino sospeso?

Mentre i Paesi si interrogano su una possibile sospensione del vaccino AstraZeneca, l'Ema si esprime sull'eventualità di mixare le dosi somministrando un trattamento diverso dal primo

Mentre diversi Paesi si interrogano su una possibile sospensione definitiva del vaccino AstraZeneca, le autorità sanitarie iniziano già a chiedersi se sia il caso di procedere con un mix delle dosi dei trattamenti qualora questo non fosse più disponibile. In pratica, la questione che si è aperta è la seguente: chi ha già ricevuto la prima dose di un vaccino (che sia di AstraZeneca o altro), può ricevere una dose diversa qualora il primo venga sospeso? A questo quesito, durante una conferenza stampa tenutasi il 7 aprile 2021, ha provato a rispondere L’Ema (l’Agenzia europea del farmaco), provando a trarre le prime conclusioni sulla base dei dati in proprio possesso.

AstraZeneca, possibile ricevere una seconda dose diversa dal vaccino sospeso? Il primo responso dell’Ema

In alcuni Stati, in via del tutto precauzionale, la somministrazione del vaccino Covid di AstraZeneca è stata interrotta a seguito di un basso numero di segnalazioni riguardanti coaguli di sangue estremamente rari dopo l’inoculazione del trattamento.

Per ridurre il rischio ed evitare altre complicazioni, quindi, diversi Paesi hanno introdotto dei limiti di età per il vaccino AstraZeneca, sospendendo la somministrazione anche per chi aveva già ricevuto la prima dose ed è in attesa della seconda.

Sulla possibilità di procedere con un vaccino diverso, però, l’Ema è stata chiara: non ci sono attualmente linee guida e dati sufficienti sulla “miscelazione e corrispondenza” dei vaccini Covid, anche se alcuni stanno prendendo in considerazione strategie di vaccinazione mista.

“L’Ema non ha emesso linee guida relative alla miscelazione e all’abbinamento di diversi vaccini tra la prima e la seconda dose”, ha detto mercoledì in una conferenza stampa Peter Arlett, capo della task force di analisi dei dati e metodi dell’Agenzia.

Tale ipotesi, su cui si sta discutendo molto, è probabilmente dettata dalla necessità che molti governi attualmente hanno di ottimizzare la “disponibilità relativamente limitata” dei diversi vaccini che sono stati autorizzati. Ma, come ha affermato Arlett durante la conferenza, se c’è “una ragione teorica per pensare che la miscelazione dei vaccini potrebbe funzionare e potrebbe essere un approccio sicuro ed efficace”, nessun dato è stato presentato all’Ema e quindi nessuna valutazione può essere fatta oggi sull’effetto e l’efficacia di un eventuale mix di vaccini. “Se tali dati saranno disponibili, li valuteremo immediatamente”, ha però aggiunto lo stesso.

Vaccino Covid, chi è pronto a mixare le dosi

Intanto, mentre l’Agenzia prende le distanze dall’ipotesi di mixare diverse dosi dei vaccino Covid, nel mondo c’è già chi ha intrapreso questa strada. Come la Germania, dove – dal 1° aprile 2021 – le persone sotto i 60 anni che hanno già ricevuto la prima dose di AstraZeneca riceveranno un trattamento diverso per la loro seconda dose.

“Nessuno si aspetta da un punto di vista immunologico che ci sarà uno svantaggio nell’ottenere una seconda dose di un altro vaccino”, ha detto durante un briefing online Marianne Roebl-Mathieu, membro del comitato permanente sulle vaccinazioni.

In Norvegia invece le autorità stanno aspettando i risultati di una sperimentazione britannica lanciata a febbraio sugli effetti derivanti dal mix di dosi dei vaccini Pfizer e AstraZeneca, mentre la Finlandia, che ha ripreso a utilizzare il vaccino AstraZeneca dal 29 marzo, lo darà solo a persone di età pari o superiore a 65 anni e aspetterà che l’Ema si pronunci definitivamente prima di fare altre raccomandazioni al riguardo.

Infine la Gran Bretagna, che a fine dicembre aveva detto che avrebbe permesso alle persone di ricevere dosi di diversi vaccini ma solo in rare occasioni, mercoledì 7 aprile ha prima sospeso la somministrazione del vaccino AstraZeneca per i minori di 30 anni, per poi aggiungere che – comunque – le persone che avevano già ricevuto la prima dose non avrebbero cambiato vaccino (poiché come da programma si procederà con la somministrazione dello stesso).

Mix di vaccini Covid, chi paga in caso di effetti collaterali?

Il parere dell’Ema sul mix dei vaccini Covid è oggi molto importante perché, di fatto, chiunque prenda decisioni contrarie ai pareri dell’Agenzia si espone a dei rischi non indifferenti.

Sebbene alcuni esperti suggeriscono che l’eventuale combinazione di vaccini potrebbe addirittura rafforzare la risposta immunitaria, senza quindi compromettere l’efficacia dei trattamenti, attualmente non ci sono prove in grado di confermare questa tesi. Altri studiosi hanno invece affermato che, poiché tutti i vaccini prendono di mira la stessa proteina “spike” esterna del virus, i trattamenti (seppur diversi) potrebbero lavorare insieme nel preparare il corpo a combattere il virus. Ma anche in questo caso, non ci sono abbastanza prove e dati per dimostrarlo.

Qualsiasi decisione presa in divergenza rispetto all’autorizzazione all’immissione in commercio dell’Ema, quindi, sarebbe anche considerata come “uso off label”, il che vuol dire che non sarebbe approvata dal regolatore e lascerebbe i singoli Paesi responsabili di eventuali effetti collaterali.

Emer Cooke, direttore esecutivo dell’EMA, a tal proposito ha dichiarato: “Abbiamo cercato di fornire le informazioni in nostro possesso al meglio delle nostre conoscenze. Sulla base di queste informazioni, le autorità nazionali di vaccinazione possono decidere chi vorrebbero vaccinare con quale vaccino”. L’Agenzia continuerà comunque a monitorare la situazione e ad aggiornare – eventualmente – con nuove informazioni le autorità.

Vaccino AstraZeneca: la situazione in Italia

Mentre l’Europa è in fermento e gli Stati si stanno muovendo, seppur diversamente, in merito alla sospensione del trattamento di AstraZeneca ai propri cittadini, in Italia le autorità hanno deciso di “raccomandare” la somministrazione del suddetto vaccino per gli over 60. La possibilità di destinare un vaccino diverso a chi ha già ricevuto la prima dose, però, è stata smentita dal ministro Speranza, che ha ribadito: “al momento non esistono dati sul rischio correlato alla seconda dose”.

Franco Locatelli, medico, accademico e presidente del Consiglio superiore di sanità, nonché coordinatore del Comitato tecnico scientifico, ha invece parlato di “uso preferenziale”.

A seguito alle indicazioni dell’Ema e dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), e considerando che le conseguenze di trombosi sono “più frequenti dell’atteso” fino ai 60 anni – anche se ancor minime rispetto ai benefici – non è stato imposto un divieto nei confronti della somministrazione ai più giovani, ma si procederà con una raccomandazione a non usarlo nei loro confronti.

Nessuna sospensione definitiva quindi, e questo perchè, come si legge nella circolare del 19 marzo del ministero della Salute: “i benefici continuano ad essere superiori ai rischi nonostante un possibile collegamento con rari casi di trombi associati a bassi livelli di piastrine nel sangue”.

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