Boom di anticorpi monoclonali: quale regione ne somministra di più

L'innovativa terapia anti Covid, usata anche dal professor Massimo Galli, sta diventando sempre più diffusa in alcune regioni

Ci sono buone notizie che riguardano l’utilizzo delle terapie monoclonali in Italia, di cui si sta parlando in questi giorni a causa della positività del professor Massimo Galli. L’esperto di Covid ha spiegato di aver contratto il virus a causa della contagiosissima variante Omicron, questo nonostante le tre dosi di vaccino e la grande attenzione prestata nei contesti sociali. L’ex primario dell’Ospedale Sacco di Milano ha riferito di essere stato curato anche con gli anticorpi monoclonali.

Quanto sono usati davvero gli anticorpi monoclonali in Italia

Come riportato dal 40esimo rapporto dell’Aifa sull’uso degli anticorpi monoclonali contro il Covid in Italia, negli ultimi 7 giorni le richieste del farmaco sono aumentate di oltre l’11%, per un totale di 32.513 a partire dal 10 marzo, quando questi medicinali sono stati autorizzati in via emergenziale nel nostro Paese, dopo il parere positivo dell’Ema o della sola agenzia del farmaco nazionale.

Attualmente sono 241 le strutture, su tutto il territorio nazionale, che hanno prescritto questo tipo di terapia, con oltre 32 mila pazienti trattati come segue.

  • 15.538 pazienti con mix di anticorpi bamlanivimab ed etesevimab.
  • 15.124 pazienti con mix di anticorpi casirivimab e imdevimab.
  • 1.028 pazienti con sotrovimab.
  • 823 pazienti con bamlanivimab da solo.

Quali regioni somministrano più anticorpi monoclonali anti Covid

È il Veneto che guida la classifica delle regioni dove gli anticorpi monoclonali sono stati utilizzati di più, con quasi 6 mila pazienti trattati con anticorpi monoclonali. Di seguito la lista completa.

  • Veneto – 5.929 pazienti.
  • Lazio – 4.739 pazienti.
  • Toscana – 3.860 pazienti.
  • Lombardia – 2.571 pazienti.
  • Emilia Romagna – 2.200 pazienti.
  • Liguria – 2.166 pazienti.
  • Campania – 1.823 pazienti.
  • Piemonte – 1.695 pazienti.
  • Sicilia – 1.589 pazienti.
  • Marche – 1.316 pazienti.
  • Puglia – 1.050 pazienti.
  • Abruzzo – 1.048 pazienti.
  • Friuli Venezia Giulia – 903 pazienti.
  • Calabria – 408 pazienti.
  • Valle d’Aosta – 389 pazienti.
  • Umbria – 299 pazienti.
  • Basilica – 149 pazienti.
  • Sardegna – 130 pazienti.
  • Trento – 126 pazienti.
  • Molise – 64 pazienti.
  • Bolzano – 62 pazienti.

Come si evince da questo elenco, non necessariamente le regioni più colpite e con più ospedalizzazioni sono quelle che fanno più ricorso a questi medicinali, considerando che non possono essere somministrati a tutti i tipi di pazienti.

Covid, perché è importante somministrare più anticorpi monoclonali

Crescono comunque i numeri assoluti a livello nazionale delle somministrazioni di questi farmaci per il trattamento e la prevenzione di forme gravi di Covid. Si tratta di medicinali soggetti a prescrizione medica limitativa, da rinnovare volta per volta, e vendibili al pubblico su prescrizione di centri ospedalieri individuati dalle Regioni e dalle Province autonome.

Gli anticorpi monoclonali sono sottoposti a monitoraggio addizionale, al fine di identificare rapidamente nuove informazioni sulla sicurezza. Gli operatori sanitari, dopo la somministrazioni, devono segnalare infatti qualsiasi reazione avversa sospetta.

Il fatto che l’uso di questi farmaci stia crescendo così tanto in Italia è dunque un buon segno, perché permette di capire in che modo le cure con anticorpi monoclonali combattono la proteina Spike del coronavirus, valutare meglio rischi ed efficacia, e stabilire una terapia valida per mettere fine alla pandemia.

Insieme agli anticorpi monoclonali, è ora disponibile in Italia la pillola Merck, come anticipato qui, che potrebbe rivelarsi un alleato fidato per sconfiggere la malattia ai primi stadi nei soggetti a rischio ed evitare i lunghi e costosi ricoveri in terapia intensiva, di cui vi abbiamo parlato qua. Sta inoltre arrivando questo nuovo vaccino anti Covid, prodotto anche in Italia.

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