Anonymous all’attacco: nel mirino banche e aziende, ecco quali

Il gruppo di hacker porta avanti OpRussia contro Vladimir Putin, facendo emergere e rendendo pubblici ben 35 mila documenti finanziari segreti

Il gruppo di hacktivist – neologismo a metà tra hacker e attivisti – di Anonymous aveva promesso nei giorni scorsi un nuovo colossale attacco cibernetico contro Vladimir Putin, all’interno di quella che ha preso il nome come opRussia, o operazione Russia. E così è stato, con quello che è oggi l’assalto digitale meglio organizzato di tutto il piano nato per contrastare la guerra in Ucraina.

“Nessun segreto è al sicuro”, ha fatto sapere Anonymous attraverso un video in cui minaccia Vladimir Putin. “Siamo dappertutto. Siamo nel tuo palazzo, siamo dove mangi, siamo al tuo tavolo, siamo nella stanza in cui dormi”. Nel filmato il presidente del Cremlino è definito come “un bugiardo, un dittatore, un criminale di guerra e un assassino di bambini”.

Come opera Anonymous e perché ha preso di mira la Russia

Gli hacker di Anonymous arrivano da tutto il mondo e prendono parte ad attacchi mirati contro aziende, istituzioni pubbliche, interi Paesi e siti web che non rispettano i valori fondanti del movimento. E in particolare la difesa, a ogni costo, della libertà di pensiero e di espressione.

Da quando è iniziata la guerra in Ucraina, gli hacktivist hanno iniziato a condurre attacchi contro la Russia, colpendo i canali web del Cremlino, le televisioni del regime e le aziende occidentali che hanno deciso di rimanere a Mosca nonostante quello che avviene da ormai un mese a Kiev.

Anonymous colpisce la Banca centrale della Federazione Russa

A metà settimana Anonymous aveva annunciato di aver colpito la Banca centrale della Federazione Russa. In queste ore il gruppo ha reso pubblici 28 gigabyte di documenti finanziari segreti del governo russo.

Il maxi pacchetto comprende circa 35 mila file, caricati in diversi spazi web per prevenire atti di censura. Sono divisi in due cartelle denominate A e B, e la prima è a sua volta divisa in 9 parti. I documenti sono in formato testuale, con estensione .txt e office, e sono in cirillico.

Perché il gruppo Anonymous ha colpito una banca centrale

All’interno dell’enorme mole di dati ci sono accordi, corrispondenza, movimenti di denaro, patti segreti degli oligarchi, rapporti sull’economia nascosti al pubblico, intese commerciali con altri Paesi, dichiarazioni di interesse, informazioni sui sostenitori registrati del Cremlino, videoconferenze di Vladimir Putin e la lista dei programmi usati dalla pubblica amministrazione.

Attaccare una banca centrale significa avere il controllo di ciò che avviene in uno stato. È da questi istituti che derivano infatti le politiche economiche interne che riguardano, ad esempio, la stabilità dei prezzi e la valuta nazionale.

Se i dati diffusi da Anonymous dovessero effettivamente essere autentici, si tratterebbe di un punto di svolta della OpRussia. Nelle prossime ore esperti di intelligence, economisti e attivisti dovranno tradurre l’immensa mole di dati resi pubblici per rivelarne il contenuto.

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Anonymous contro le aziende in Russia: il caso Nestlé

L’operazione contro Mosca ha visto gli hacktivist attaccare anche le televisioni russe. Un unicum nella storia del movimento, che proprio in virtù della difesa della libertà di espressione in genere tutela la libertà di stampa. In questo caso però la decisione è stata presa per ribellarsi alla censura delle notizie di guerra da parte del Cremlino.

OpRussia ha anche colpito le webcam di sicurezza della Russia e alcuni siti istituzionali, ma ha poi virato verso attacchi alle multinazionali che continuano a rimanere a Mosca – qua la lista delle aziende occidentali che restano in Russia nonostante la guerra in Ucraina.

Negli ultimi giorni Anonymous ha minacciato Pirelli, Auchan, Decathlon e Leroy Merlin. Tra le altre è finita nel mirino degli hacktivist anche Nestlé, minacciata dalla pubblicazione di 10 gigabyte di dati riservati, poi diventata realtà, in caso di mancato ritiro dalla Russia. Azione che ha effettivamente contribuito alla cessazione delle operazioni della multinazionale nel Paese.

Vi abbiamo parlato qui dei grandi marchi che hanno subito lasciato la Russia dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. In questo articolo, invece, del tesoro che Vladimir Putin nasconde nei paradisi fiscali all’estero.