Perché Amadori è stato trascinato in tribunale dalla nipote

L'azienda è stata trascinata in Tribunale da Francesca Amadori, nipote del patron, ex responsabile comunicazione licenziata negli scorsi mesi

Guai in vista per Amadori, lo storico marchio dell’agroalimentare italiano fondato da Francesco Amadori nel 1969. L’azienda, che ha alle spalle una storia di successi e traguardi che hanno scritto pagine dell’economia del Bel Paese, sarà infatti presto chiamata a comparire in Tribunale per la prima udienza della causa voluto e indetta da Francesca Amadori, nipote del patron cesenate nonché ex dipendente dell’impresa familiare, licenziata negli scorsi mesi “per motivazioni coerenti e rispettose dei principi e delle regole aziendali”.

Il licenziamento della 44enne ha fatto scalpore in quanto la donna, che ha lavorato per quasi 20 anni nell’azienda che porta il suo stesso cognome, aveva promesso di dare battaglia in sede legale. La resa dei conti è quindi vicina, con l’ufficio regionale per le Pari opportunità che ha deciso di appoggiarla.

Il licenziamento e il ricorso

Responsabile dell’area comunicazione del gruppo nonché presidente di Romagna Iniziative, una realtà che riunisce diverse imprese romagnole con finalità sociali, Francesca Amadori è stata licenziata a inizio 2022 (come vi avevamo raccontato in un precedente articolo). Seppure non siano state rese note le cause dell’allontanamento della donna, con l’azienda che aveva specificato che le “regole sono valide per tutti i dipendenti senza distinzione alcuna”, la 44enne ha deciso di presentare ricorso e il prossimo 13 dicembre sarà celebrata in Tribunale a Forlì la prima udienza della causa sul licenziamento dal gruppo.

Sonia Alvisi, consulente del lavoro a Rimini ma consigliera regionale per le Pari opportunità, ha deciso di appoggiare Francesca Amadori nel ricorso, mettendo nel mirino il trattamento delle donne nell’azienda Amadori. Nel documento del ricordo, infatti, si legge che Francesca Amadori ha evidenziato come presso il gruppo Amadori “i componenti del consiglio di amministrazione siano di genere maschile e la qualifica dirigenziale sia appannaggio esclusivo del personale maschile. Il bilancio sociale del Gruppo Amadori contiene, sotto tale profilo, dati eloquenti”. Inoltre, per sottolineare il divario, anche sul fronte stipendi viene evidenziata una marcata disparità: “La retribuzione media percepita dal personale di genere maschile risulta pari mediamente a 77.511 euro annui lordi, quella percepita dal genere femminile pari mediamente a 59.500 euro”.

Le tensioni nel gruppo Amadori

Le indiscrezioni su una possibile rottura professionale tra Francesca e il gruppo gestito dalla famiglia Amadori, con il padre Flavio alla guida, erano circolate già da tempo prima che il licenziamento diventasse operativo. All’interno dell’azienda, infatti, ci sarebbero state delle tensioni che avrebbero via via fatto incrinare sempre più i rapporti provocando dunque una rottura totale.

Mentre il nonno le ricorda sempre di fare “un passo alla volta, sempre con i piedi per terra” perché si è “sempre in viaggio verso la meta”, ad averla allontanata dal suo percorso sarebbe stato  l’amministratore delegato del gruppo Francesco Berti, una figura ritenuta chiave nella vicenda del licenziamento e che, proprio nelle scorse ore, avrebbe rassegnato le dimissioni dal ruolo. Dopo il benservito alla 44enne e alcuni scontri di vedute, come riferisce Il Resto del Carlino tra il manager e l’azienda sarebbe in corso una trattativa per definire un’uscita ‘morbida’, senza strascichi giudiziari. Ed è già partita un’esplorazione alla ricerca del nuovo amministratore delegato che dovrà ricoprire il posto lasciato vacante.