Allarme no-fly zone: cosa succederebbe e perché la NATO non la vuole

Il presidente ucraino Zelensky chiede l'istituzione di una no-fly zone sui cieli dell'Ucraina ma la NATO dice no. Cosa accadrebbe

In questi giorni di guerra in Ucraina si è tornati a parlare molto di no-fly zone. I 30 Paesi membri della NATO si sono incontrati venerdì scorso a Bruxelles per discutere i prossimi passi dell’Alleanza atlantica in Ucraina. Gli sforzi diplomatici non sono riusciti fino a qui a porre fine al caos nel Paese e sembra improbabile che la situazione migliori a breve (Putin si fermerà a una sola condizione, come abbiamo spiegato qui). Nonostante questo, la NATO non è disposta a farsi coinvolgere direttamente nel conflitto: questo significa, anche, non creare una no-fly zone.

Ma perché la posizione anti no-fly zone è così forte? E cosa’è esattamente una no-fly zone? Una no-fly zone è un’area in cui gli aerei non autorizzati non possono volare per una serie di motivi. La NATO ha già imposto no-fly zone in passato in Paesi terzi, come in Iraq durante la Guerra del Golfo nel 1991, oppure in Bosnia dal 1993 al 1995 e Libia nel 2011. Tuttavia, si tratta di una mossa sempre piuttosto controversa, perché implica un chiaro coinvolgimento in un conflitto senza impegnare completamente le forze di terra.

Perché la NATO non ha imposto una no-fly zone?

Dallo scioglimento dell’Unione sovietica, che Putin ha definito “la più grande catastrofe geopolitica del 20esimo secolo”, il presidente russo ha sempre attaccato duramente la NATO per la sua espansione verso est. L’Alleanza atlantica, occidentale e a guida Usa, nel tempo ha continuato ad ampliare i propri confini accogliendo Paesi dell’Europa orientale che un tempo facevano parte dell’Urss.

Putin ha chiesto ripetutamente che la NATO tornasse ai confini del 1997, prima che le nazioni baltiche di Lettonia, Lituania ed Estonia, le ultime due delle quali confinanti con la Russia, si unissero all’Alleanza.

Ora che la guerra è in atto e l’invasione russa viene portata avanti in violazione delle convenzioni internazionali, colpendo civili in fuga e obiettivi non militari, come scuole e ospedali, il punto è che né l’Ucraina né la Russia sono membri della NATO. Putin vede chiaramente la NATO come una minaccia diretta alla sua autorità e ha recentemente criticato la sua espansione verso la Russia, usandola proprio come giustificazione per la sua invasione dell’Ucraina.

Chi vuole la no-fly zone e chi no

A chiedere ora a gran voce la no-fly zone è il presidente ucraino Zelensky, ma l’Alleanza atlantica resta ferma sul suo “no”. Quello che gli ucraini vorrebbero davvero è un intervento più ampio, come quello avvenuto in Libia nel 2011, quando le forze della NATO avevano lanciato attacchi contro le sedi del governo, ha affermato Justin Bronk, ricercatore presso il Royal United Services Institute di Londra. Ma qui, dall’altra parte, c’è Putin.

“Vogliono vedere l’Occidente in qualche modo invadere ed eliminare l’artiglieria missilistica che sta colpendo le città ucraine”, ha detto Bronk. “Ma noi non andremo in guerra contro l’esercito russo. Sono un’enorme potenza nucleare. Non c’è modo in cui potremmo modellare, per non parlare di controllare, la catena di escalation che deriverebbe da un’azione del genere”.

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha dichiarato che una no-fly zone sull’Ucraina non è un’opzione presa in considerazione dall’Alleanza. “L’unico modo per implementare una no-fly zone è inviare aerei da combattimento della NATO nello spazio aereo ucraino, e quindi imporre la no-fly zone abbattendo gli aerei russi”, ha detto.

“Comprendiamo la disperazione, ma crediamo anche che se lo facessimo, finiremmo con qualcosa che potrebbe finire in una guerra a tutti gli effetti in Europa. Siamo d’accordo sul fatto che non dovremmo avere aerei della NATO che operano nello spazio aereo ucraino o truppe della NATO sul territorio ucraino. Abbiamo la responsabilità, come alleati della NATO, di impedire che questa guerra si intensifichi oltre l’Ucraina” ha concluso.

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Cosa accadrebbe se la NATO istituisse la no-fly zone

Nel contesto di un conflitto come quello in Ucraina, significherebbe una zona in cui gli aerei russi non possono volare, per impedire loro di effettuare attacchi aerei contro l’Ucraina.

Cosa accadrebbe se la NATO imponesse una no-fly zone? Il problema con le no-fly zone militari è che devono essere rafforzate dal potere militare. Se un aereo russo volasse in una no-fly zone della NATO, le forze atlantiche dovrebbero agire contro quell’aereo. Tradotto, significherebbe sparargli contro, in volo.

Questo, agli occhi della Russia, come ovvio equivarrebbe a un atto di guerra da parte della NATO e senza alcun dubbio aumenterebbe a dismisura il conflitto.

La NATO è fortemente contraria ad un coinvolgimento diretto nella guerra in Ucraina, con una potenza nucleare rivale. Mentre da un lato sostiene la resistenza dell’Ucraina e riconosce le azioni di Putin come un’invasione di una nazione sovrana, dall’altro l’Alleanza semplicemente non è disposta a fare nulla che possa essere interpretato come un atto di guerra diretto contro la Russia, rischiando un’escalation che potrebbe portare all’uso dell’arma nucleare.

Oltre agli aerei da combattimento, inoltre, la NATO dovrebbe anche schierare petroliere per il rifornimento e velivoli di sorveglianza elettronica per supportare la missione. Per proteggere questi aerei relativamente lenti e ad alta quota, dovrebbe distruggere le batterie di missili terra-aria in Russia e Bielorussia, rischiando ancora una volta un conflitto più ampio.

Gli analisti militari sono convinti che non ci sia alcuna possibilità che gli Stati Uniti e gli alleati europei impongano una no-fly zone, perché la guerra potrebbe facilmente degenerare in uno scontro nucleare tra NATO e Russia.

Posizione confermata anche dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, che senza mezzi termini ha spiegato che la chiusura dello spazio aereo dell’Ucraina nelle circostanze attuali sarebbe considerato come l’ingresso in guerra della NATO e quindi un rischio di una Terza guerra mondiale.

L’approccio dell’Unione europea è chiaro: supporto a Kiev, ma Bruxelles non invierà aerei all’Ucraina. C’è, ha concluso, “un coordinamento con i Paesi membri che possono prevedere consegne o donazioni di materiale legato all’aeronautica, ma dobbiamo considerare che i soldati ucraini devono avere attrezzature per cui siano addestrati”.