Aiuti, l’ira di Draghi: così il M5s sta bloccando 17 miliardi

Il Presidente del Consiglio critica aspramente l'ostruzionismo in Senato sul Superbonus che tiene in ostaggio il Decreto Aiuti. Il Mef ha trovato le risorse per un terzo provvedimento

Il Decreto Aiuti, pensato per correre in soccorso di contribuenti schiacciati dal caro vita, è bloccato in Senato, ostaggio dei partiti che non riescono a trovare l’accordo sul Superbonus. Lo slittamento dell’esame del provvedimento accende la già perdurante tensione fra gli schieramenti politici, in particolare fra Partito democratico e Movimento 5 Stelle.

Nel mezzo, come spesso accade, si trova il Presidente del Consiglio. Mario Draghi non ha perso occasione per criticare tale stato di cose, che impedisce l’utilizzo di ben 17 miliardi di euro per aiutare famiglie e imprese a far fronte agli aumenti record delle bollette di luce e gas. Pensieri rivolti in particolare al M5s.

La situazione del Decreto Aiuti (bis e ter)

Quello del Decreto Aiuti, approvato a inizio agosto, si conferma sempre più il pomo della discordia lanciato sul banchetto della contesa politica che conduce alle elezioni del 25 settembre (ecco come e quando si vota). Rifiutandosi di votare la fiducia al provvedimento, a luglio i 5 Stelle aprirono la crisi di Governo che portò alle dimissioni di Draghi e oggi ne bloccano la conversione in legge. Col tempo che è tiranno, visto che il Decreto Aiuti bis “scade” l’8 settembre.

C’è anche un’ulteriore beffa per chi aspetta con impazienza il via libera ai sostegni di Stato. Anche la terza edizione del testo, il cosiddetto Decreto Aiuti ter, che avrebbe dovuto essere già approvato dal Consiglio dei ministri, è destinato a slittare alla prossima settimana. Il Governo si limiterà per a valutare le risorse disponibili, rimettendo al Parlamento la decisione di impegnarle. Col tempo che intanto da tiranno potrebbe trasformarsi in dittatore.

Per il terzo Decreto Aiuti, il Mef ha messo via un “tesoretto” proveniente dall’extragettito tributario, grazie al quale si dovrebbero mettere a disposizione delle famiglie italiane 12 o 13 miliardi di euro. Come per il “predecessore”, però, anche questo provvedimento prevede due tappe di approvazione.

Tutta colpa del Superbonus

A ostacolare il percorso del Decreto Aiuti bis a Palazzo Madama è il dibattito sul Superbonus (qui spieghiamo come ci farà abbassare le bollette), approvato proprio dal M5s durante il Governo Conte II, ma bocciato quest’anno dalla Corte dei Conti e dal ministro dell’Economia Daniele Franco, che l’ha definito senza mezze misure “una truffa tra le più grandi che la Repubblica abbia mai visto”. Il Mef vorrebbe mantenere la responsabilità sulla cessione dei crediti (qui trovate le ultime importanti novità), introdotta contro le frodi, ma i senatori pentastellati si oppongono.

Cosa ha detto Draghi

“Attenzione a non bloccare gli Aiuti, attenzione a non prestarvi a interessi di parte“, ha tuonato a dir poco seccato Mario Draghi in seno al Consiglio dei Ministri. Il Presidente del Consiglio ha raccomandato ai suoi ministri di “fare attenzione” perché “preoccupato per le forme di ostruzionismo che rischiano di rallentare l’arrivo delle risorse alle famiglie e alle imprese”. Messaggio direttissimo per il M5s il cui emendamento, secondo Draghi, potrebbe annullare la retroattività del divieto di modificare per via unilaterale i contratti per le forniture energetiche. Divieto stabilito proprio dall’Esecutivo col Decreto Aiuti bis. Da lì il sospetto: “I soggetti di parte che potrebbero essere favoriti sono le grandi imprese dell’energia elettrica”.

Dal canto suo, Giuseppe Conte ha replicato parlando di “una falsità vergognosa, perché il decreto è già in Gazzetta Ufficiale”. Cosa certamente vera, ma che non diminuisce i rischi di conversione in Parlamento entro il 25 settembre. A scoccare la stessa freccia contro il partito di Conte è stato anche l’arco del segretario del Pd, Enrico Letta. “Al M5s non è bastato far cadere il governo Draghi. Ora 17 miliardi di aiuti che servono subito a famiglie e imprese sono bloccati. Tutto per piccoli calcoli elettorali. Tutto sulla pelle dei cittadini”.