UE sigla nuovo trattato con la Cina: tutte le novità

L'accordo Ue con il gigante cinese, nonostante le trattative condotte in sordina, rappresenta un vero nodo nelle relazioni di Bruxelles con i suoi competitor globali

Il 2020 dell’Unione europea si è chiuso con due importanti accordi destinati a incidere sul suo futuro economico. Se quello con il Regno Unito si è imposto alle luce alla ribalta anche per il suo valore simbolico – la Gran Bretagna è stato il primo Paese a lasciare la comunità economica europea da quando è nata – quello che è stato chiuso mercoledì scorso sui rapporti economici da tenere con il gigante cinese, nonostante le trattative condotte in sordina e il più discreto seguito generato, rappresenta un vero nodo nelle relazioni di Bruxelles con i suoi competitor globali.

Al Financial Times il Commissario europeo al Commercio, Valdis Dombrovskis, ha detto che l’intesa contiene i “risultati più ambiziosi che la Cina abbia mai concordato con un paese terzo” per quel che riguarda accesso ai mercati, competizione leale e sviluppo sostenibile. Dombrovskis ha descritto l’accordo come un’occasione per le aziende europee di fronteggiare ad armi pari le loro concorrenti cinesi dopo anni di rapporti sbilanciati.

Tra i punti dell’accordo c’è infatti anche la rimozione di alcune barriere per l’ingresso nel mercato cinese che, ad esempio, obbligano le imprese che vogliono investire in Cina a costituire joint venture con aziende locali o pongono limiti all’acquisto di azioni agli investitori europei. I settori che godranno delle “agevolazioni” saranno soprattutto quello dell’automotive, dell’assistenza sanitaria privata, cloud del computing e dei servizi ausiliari per il trasporto aereo.

Tra i punti dell’accordo anche quello di non discriminazione delle stesse aziende europee a favore delle imprese statali cinesi e regole chiare contro il trasferimento tecnologico per chi investe in Cina. Al contrario, Pechino si è assicurata diverse aperture nel settore energetico, soprattutto in quello delle rinnovabili

Ma non tutti hanno esultato alla firma del trattato sugli investimenti da parte di Bruxelles e Pechino. Sono principalmente due le critiche maggiori mosse all’accordo e in un qualche modo sono legate tra di loro. La prima riguarda le preoccupazioni di chi teme che questo trattato possa incrinare in partenza i rapporti con l’amministrazione Biden, prima ancora che il prossimo presidente USA giuri a Washington.

Dalla nuova amministrazione – e dallo stesso Biden – nelle scorse settimane era giunti messaggi molto chiari sulla volontà di tornare a rafforzare l’alleanza con l’Unione europea, indicando i rapporti con la Cina come un primo terreno di dialogo tra le parti.

Dialoghi che dovrebbero riguardare anche misure comuni da intraprendere per spingere Xi Jinping a garantire condizioni di lavoro più eque nel Paese.

Quello del lavoro è anche la seconda maggiore critica mossa alla Commissione europea: secondo alcuni, infatti, i negoziatori europeo non sarebbero riuscita a strappare nell’intesa un risultato soddisfacente sul rispetto dei diritti umani nei confronti dei lavoratori – compreso il lavoro forzato a cui sono costretti i detenuti Uiguri nello Xinjiang – da parte della Repubblica Popolare Cinese.

Il testo dell’accordo ora dovrà essere ratificato da entrambe le parti che prevedono la sua entrata in vigore nel 2022.

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