Ucraina, pace possibile? Il ruolo della Turchia e la chiave Mariupol

Il ministro degli Esteri Cavusoglu sulla bozza di accordo di pace proposta dalla Russia. Lontani da progressi in negoziato asimmetrico, Mosca manca di strategia e vuole la resa.

Mentre proseguono i pesanti bombardamenti sulle città ucraine, si continua a ragionare su come elaborare un possibile piano di pace. Resta centrale il ruolo da mediatore della Turchia, mentre gli analisti militari concentrano la loro attenzione sulla città di Mariupol, definita “obiettivo minimo” dell’offensiva russa per dare un senso all’invasione.

La mediazione turca

Le posizioni di Russia e Ucraina “coincidono su punti importanti e critici”. Ad affermarlo il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, in una intervista al quotidiano Hurriyet rilanciata dall’agenzia Tass. “In particolare, coincidono pienamente sui primi quattro punti (della bozza di accordo proposta dalla Russia, ndr). Alcune questioni tuttavia devono essere risolte a livello di presidenti”, ha aggiunto.

Ankara, ha ricordato Cavusoglu, ha espresso la sua disponibilità a organizzare un vertice trilaterale con Vladimir Putin, Volodymir Zelensky e Recep Tayyip Erdogan. “Se si arriva a un accordo, i Presidenti di Russia e Ucraina si incontreranno certamente e le due parti non escludono tale possibilità. E’ importante che accada, che sia in Turchia o in un altro Paese”.

La Turchia sta lavorando duramente per ottenere la pace in Ucraina e per vedere riconosciuta l’indipendenza del Paese, ha poi detto il ministro degli Esteri turco intervenendo a una riunione del partito dell’Akp ad Antalya. ”Contestiamo con forza l’annessione della Crimea nel 2014. Se il mondo avesse dato una risposta appropriata all’annessione della Crimea, oggi non saremmo in questa situazione”, ha detto Cavusoglu.

Mariupol obiettivo minimo dei russi

“Se i russi prendono Mariupol avranno raggiunto il primo obiettivo minimo, quello di unire la Crimea al Donbass, poi toccherà a un’altra grande città”, che sia Odessa, Kharkiv o Kiev. Un obiettivo minimo che consentirebbe a Vladimir Putin di “salvare la faccia, evitando l’affronto di un’umiliazione militare”. E’ quanto dicono all’Adnkronos fonti ucraine, secondo le quali si è ancora ben distanti da qualsiasi progresso nel negoziato ‘asimmetrico’ tra Kiev e Mosca, per la quale il vero obiettivo resta la resa dell’Ucraina.

Una resa che resta lontana e che comunque non farebbe uscire i russi dal “vicolo cieco nel quale si sono cacciati”, anche dinanzi all’impossibilità di instaurare un regime fantoccio, nonostante Mosca continui nei suoi tentativi, almeno secondo le accuse dell’intelligence di Kiev, di eliminare il presidente Volodymyr Zelensky e la leadership politica del Paese. “Se anche conquistassero le principali città – sottolineano le fonti – portando i loro carri armati sulle piazze, non sarebbero comunque in grado di governare una popolazione sempre più ostile”.

“Alla Russia manca strategia, nodo è smilitarizzazione del Paese”

Da parte russa “manca una strategia, stanno cercando di adattarla dopo il fallimento del blitzkrieg e in quest’ottica si legge anche il lancio di missili ipersonici, un’escalation attesa – spiegano analisti militari – che più che incidere sulle operazioni sul terreno serve a terrorizzare la popolazione e a inviare un segnale all’Occidente”.

Quanto ai negoziati, che domani riprenderanno online, l’umore a Kiev è che una svolta non arriverà a breve: “Da parte nostra – chiariscono le fonti – c’è totale mancanza di fiducia nei confronti dei russi. Putin vuole andare avanti con un negoziato asimmetrico, che abbia come obiettivo la resa”. Il nodo vero, dopo le aperture del presidente Volodymyr Zelensky su Crimea, Donbass e neutralità, è la smilitarizzazione dell’Ucraina, che Kiev non può accettare se non ci sarà prima un impegno sul ritiro delle forze russe e sul cessate il fuoco. E se non si arriverà a un’intesa sulle garanzie e sui Paesi che dovrebbero garantire la sicurezza dell’Ucraina.