Tsipras e il referendum greco: il parere dell’esperto

Come affidare ad un figlio di 4 anni la scelta del mutuo se fisso o variabile

Tsipras, l’ìllusionista che affida al referendum la negoziazione sul debito: come se affidassi a mio figlio di 4 anni la scelta del mutuo se fisso o variabile.

Con una mossa a sorpresa, il primo ministro greco Alexis Tsipras – illusionista della peggior specie – ha fatto saltare il tavolo della negoziazione sul debito greco e in modo azzardato ha fatto votare al Parlamento un referendum che si terrà domenica prossima. L’Europa non sbloccherà l’ultima tranche di prestiti da oltre 7 miliardi. La Grecia non rimborserà 1,6 miliardi di euro dovuti al Fmi entro il 30 giugno. Il fallimento greco appare quindi molto più vicino. Il testo del referendum verterà sull’accettazione della proposta europea che il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Junker ha saggiamente diffuso con un file .pdf. Non si conosce ancora ma sarà decisiva l’esatta formulazione. Sappiamo benissimo che a seconda del quesito, si ottengono risposte opposte. Come ha fatto notare Angela Merkel, il quesito è fuorviante, la vera questione è se rimanere nell’euro o tornare alla dracma.

Nel frattempo Tsipras ha deliberato la chiusura degli sportelli bancari e la borsa per una settimana. I greci che si affollano in ciabatte davanti ai bancomat potranno prelevare 60 euro al giorno. Ecco cosa succede quando ci si affida a un demagogo. L’economista Tommaso Monacelli ha riassunto efficacemente su twitter: “A me sembra come un padre che fa decidere al figlio di 4 anni se mutuo della casa deve essere a tasso fisso o variabile #Greferendum”. In una situazione di crisi finanziaria, la democrazia diretta non funziona. Chi è stato delegato dagli elettori deve prendersi la responsabilità di decidere. Troppo facile invocare il popolo. A mio modo di vedere, domenica 5 luglio vinceranno i sì, trascinati deal voto di chi si è astenuto dallandare al seggio alle utlime elezioni. A quel punto sarà difficile per Tsipras non dimettersi.

In sintesi, Tsipras ha fallito nelle trattative – e meno male che il ministro dell’Economia Yanis Varoufakis era un esperto di teoria dei giochi! – ora chiede al popolo di vedersela da solo. Non si tratta certamente di difendere la dignità di un popolo contro creditori spietati. Le distanze tra le parti ormai erano minime. Ciò che chiedevano la Commissione Europea e il FMI era la fine delle storture del sistema pensionistico greco, disegnato peggio che quello italiano  (per esempio le donne che a 40 anni non sono sposate, prendono la pensione di diritto #zitellaPolicy). Non a caso le pensioni pesano per il 17,5% del Pil greco, un livello insostenibile.  (Continua sotto)

Comunque, al di là del risultato del referendum, le prospettive della Grecia a lungo termine rimangono fosche poichè il Paese rifiuta di procedere alla modernizzazione del Paese. E’ immune alla volontà riformistica. Vige lo status quo.
Ha perfettamente ragione Francesco Giavazzi quando sulle colonne del Corriere della Sera scrive che “dopo 5 anni di discussioni che non hanno prodotto alcuna riforma significativa – le poche fatte, come il tentativo di ridurre il numero di dipendenti pubblici, sono state in gran parte rovesciate da Tsipras – è ormai evidente che i greci non pensano che la loro società debba essere modernizzata e resa più efficiente. Sembrano non preoccuparsi di un sistema che per oltre quarant’anni, dagli anni 70 ad oggi, ha aumentato il numero degli occupati nel settore privato al ritmo dell’uno per cento l’anno, mentre i dipendenti pubblici crescevano del quattro per cento l’anno con un sistema di reclutamento fondato per lo più sulla raccomandazione politica”.

In Grecia ci troviamo nella classica situazione di un’economia governata da élite estrattive. Daron Acemoglu e James Robinson nel loro pregevole Why Nations Fail: the Origins of Power, Prosperity and Poverty (New York, Crown) spiegano la prosperità di alcuni Paesi secondo la dicotomia inclusiva/estrattiva. Sono «inclusive» le istituzioni che distribuiscono in modo eguale i diritti politici, garantiscono il diritto di proprietà e libertà del contratto, assicurano un sistema di regole eguali per tutti e alcuni servizi pubblici. Sono «extractive» le istituzioni che, all’opposto, consentono a una ristretta «élite» di sottrarre ricchezza e lavoro alla società.
L’eurodeputato spagnolo Pablo Z. Bidegain ha ben spiegato che Tsipras non ha capito che il vero problema non è il debito ma la crescita spinta dalle riforme: “lei immagini una regione italiana dichiari di colpo: da noi si va in pensione a 58 anni, e non a 67. Tutti direbbero: è pazzesco. Eppure proprio questo, fatte le debite proporzioni, è avvenuto in Grecia rispetto al resto della UE”.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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