Trionfo di Zaia e avanzata Meloni: ora Salvini trema

I risultati delle Regionali mettono in discussione sia la sua leadership all'interno della Lega, sia nel centrodestra. Zaia e Giorgetti pronti a 'riportare' il Carroccio al Nord.

L’imbarazzo è apparso palpabile già dalle primissime dichiarazioni, in cui Matteo Salvini ha preferito lanciarsi in un acrobatico conto delle Regioni su base nazionale che non entrare nel dettaglio di una tornata elettorale che rischia di mettere seriamente in dubbio la leadership del ‘Capitano’. Non solo dentro la Lega, dove Zaia fa il pieno e punta a riportare verso Nord la bussola del partito, ma anche a livello di coalizione, visto il crollo leghista in Puglia e la continua ascesa di Giorgia Meloni.

Il caso Puglia
E’ qui che si concentrano veleni e sospetti incrociati: nelle settimane prima del voto s’è consumata una sfida nella sfida, una lotta a colpi di sondaggi, tra la Lega e Fratelli d’Italia per stabilire chi si dovesse candidare contro il governatore uscente Michele Emiliano. Alla fine, dopo una lunga serie di vertici tra i leader, la spuntò il partito di Giorgia Meloni, ma quella faida potrebbe aver lasciato sul campo malumori e possibili strascichi e ripicche.

A fronte dei numeri e dell’oggettivo crollo della Lega, fonti locali vicine a Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno storto il naso, arrivando a ipotizzare scarso impegno, se non addirittura un boicottaggio ai danni di Raffaele Fitto.

I numeri sono chiari: il partito di Matteo Salvini, con l’8% dei consensi circa, sarebbe il terzo e ultimo partito della coalizione, battuto da FdI e persino da Forza Italia. Del resto, le stesse fonti, da tempo avevano notato la scarsa vicinanza del segretario leghista nei confronti di Fitto, durante il suo tour elettorale nella Regione. C’è chi sostiene che l’ex ministro dell’Interno non abbia mai nemmeno citato il suo nome.

Il caso Veneto
E poi c’è il ‘problema’ Veneto, dove al contrario s’è vinto fin troppo nettamente, col risultato che la lista di Luca Zaia ha preso molti più voti di quella della Lega. Il risultato del Veneto è importante anche sul fronte interno alla Lega, perché Zaia è considerato l’antagonista politico del leader Matteo Salvini. Entrambi hanno provato a ridimensionare il derby interno alla Lega: “Nessuna competizione, sono orgoglioso”. E lo stesso Zaia precisa: “Con Salvini ci siamo messaggiati, si è congratulato. Per me non cambia nulla, non ho ambizioni nazionali, amministrerò 5 anni”.

Tuttavia il problema c’è ed è bello grosso. Perché una bella fetta di Lega, che vede proprio in Zaia e Giorgetti i referenti politici, non ha mai digerito la ‘nazionalizzazione’ quando non addirittura la ‘meridionalizzazione’ imposta al partito da Matteo Salvini, ed ora che al Sud i voti iniziano a scarseggiare una resa dei conti in questo senso si avvicina.

Nell’immediato, dentro il partito nessuno contesterà la leadership salviniana, men che meno Zaia che punta a un ruolo di riserva della Repubblica. “Ma poi, quale partito? – sbotta Gianni Fava, leader della piccola ma combattiva minoranza interna – Il partito non c’è. Ci sono soltanto alcune decine di scendiletto disposti a tutto pur di restare in sella. Però questa elezioni dimostrano due fatti. Uno: lo sbarco della Lega al Sud è finito, semmai sia cominciato. Due: il tocco magico di Salvini è definitivamente finito. Non è più il Re Mida della politica italiana”.

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