Torna l’asse Salvini-Di Maio: Conte trema

M5s, e di conseguenza il governo, in forte fibrillazione. Di Maio appeso ad un filo torna a guardare alla Lega

Il voto sulla piattaforma Rousseau sulle prossime regionali ha ulteriormente terremotato il Movimento 5 stelle, sempre più preda degli scossoni ai propri vertici dove Luigi Di Maio ormai non controlla più i gruppi parlamentari e dove la frattura è ormai vicinissima. Il che mette fortemente a rischio l’alleanza col Pd e di conseguenza Conte, vero avversario di Di Maio come leader del Movimento.

I numeri di un crollo
Il Movimento 5 Stelle è crollato dal 32,7% delle elezioni politiche del marzo 2018 al 16-17% assegnatogli dai sondaggi nell’attuale fase politica. Il dimezzamento è avvenuto principalmente per via della fuga degli elettori con un orientamento maggiormente di destra, ritrovatisi in Salvini. E’ invece rimasto un elettorato con tendenze più di centro o di sinistra, spesso dalle posizioni più radicali soprattutto in termini di ambiente e corruzione. Di Maio ha due opzioni: cavalcare le posizioni più progressiste per cercare di drenare consensi al PD o riposizionarsi a destra, facendo da contraltare a Zingaretti. Sta scegliendo questa seconda opzione e per due ragioni essenziali: egli non è un uomo di sinistra e non ambisce a restare alleato con il PD, bensì a spostarsi a destra alla prima occasione utile.

Secondo Giuseppe Timpone di ‘Investireoggi‘, Di Maio coltiva il probabile piano B, l’addio al Movimento 5 Stelle e la guida di una corrente ristretta di parlamentari ed elettori delusi dalla direzione presa negli ultimi tempi dal fondatore Beppe Grillo e il premier Conte. L’obiettivo consisterebbe nel creare un soggetto politico più incline alle posizioni di centro/destra, magari alleato della Lega in un governo che verrà.

Il tempo dirà se l’asse politico italiano passerà attraverso questa ennesima trasformazione. Quel che è certo è che gli scossoni all’interno del M5s sono tangibili, e che una frattura appare sempre più inevitabile.

Del resto, finché era un movimento di contestazione, il ‘cane da guardia in parlamento’ come amava definirlo Grillo, l’eterogeneità delle sue componenti era un valore. Quel definirsi ‘né di destra né di sinistra’ era una forza d’attrazione nell’epoca post-ideologica. Una volta giunto alle responsabilità di governo, al contrario, serve maggiore omogeneità. E forse ora il M5s può trovarla solo attraverso una scissione.

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