Tassi negativi della Bce, una buona notizia. Ecco perché

Affondano chi vive di rendita e incoraggiano gli investimenti. "La vera difesa consiste nel non essere creditori ma debitori verso la banca"

Pochi giorni fa il vicedirettore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini  ha ricordato che le politiche monetarie non convenzionali della Banca Centrale Europea (BCE) hanno consentito all’Europa di migliorare il tasso di crescita economica. In relazione al nostro Paese Signorini scrive che “we estimated a cumulative effect on GDP of 1.4 percentage points over two years”. Quando si sostiene che le misure espansive della BCE hanno dato impulsi limitati (il Pil italiano nel 2015 è cresciuto solo dello 0,7%) bisogna sempre considerare cosa sarebbe successo in mancanza di tali misure.

Nel mondo si dibatte sull’efficacia della politica dei tassi negativi, ossia il dazio che devono pagare le banche nel depositare le loro riserve nei forzieri delle banche centrali. Dopo aver visto tassi negativi in Svizzera, in Giappone, anche le banche europee hanno visto la remunerazione andare in negativo. La prima decisione risale all’11 giugno 2014, quando i tassi sul deposit facility (depositi overnight) furono portati al -0,10%. Successivamente, il 10 settembre 2014 e il 9 dicembre 2015 i tassi sono stati portati rispettivamente al -0,20% e al -0,30%. Oggi, 10 marzo, la Bce li ha abbassati ulteriormente a -40%.

Sul sito della BCE viene spiegato che i tassi negativi sono uno strumento per preservare la stabilità monetaria, ossia riportare la crescita dell’inflazione nei pressi del 2%, quando al momento non ha alcuna voglia di salire. Stiamo parlando dell’inflazione “core”, al netto quindi dell’impatto disinflazionistico della discesa del prezzo del petrolio.

All’accusa di “punire” i depositanti – che ovviamente non ricevono alcuna remunerazione per i depositi presso la banca di appoggio – la BCE risponde che “the central bank encourages people to spend money or invest”.

Come ci si può difendere da questa politica monetaria accomodante, che in sostanza danneggia – fortunatamente – i rentier, coloro che vivono di rendita, coloro che sono seduti in panciolle confidando sulle cedole – nel passato grasse – dei titoli di Stato?

Come suggerisce Marco Vitale, economista d’impresa di eccezionale levatura, “la vera difesa consiste nel non essere creditori ma debitori verso la banca. Fatevi dare dei soldi dalla banca, invece di darli voi alla banca. E questi soldi impiegateli, trasformateli da passivi risparmi a investimenti: in case, in portafogli titoli che se ben scelti sono sempre meno rischiosi dei contanti, nelle imprese dei vostri figli, nel ristorante dei vostri amici, negli studi dei vostri nipoti, nelle vostre vacanze esotiche, in beneficienza per acquisire meriti per il Paradiso come facevano i ricchi mercanti medievali, in pensioni integrative garantite da una grande compagnia di assicurazione”.

In un paese contadino, antropologicamente avverso al rischio, “con orecchie da elefante, cuore di coniglio e gambe di gazzella” (Luigi Einaudi, cit.), parlare di investimenti è come cercare di convincere un amministratore pubblico ligure a costruire un parcheggio sotterraneo (ligure e investimento costituiscono un ossimoro, come “ghiaccio bollente”).

Ciò non toglie che ha ragione Vitale: “La presente epoca non favorisce il risparmio monetario passivo. Ed in fondo, pensandoci bene, c’è anche una certa moralità in questo”. Per cui i denari, investiteli dove volete, ma investiteli.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

Tassi negativi della Bce, una buona notizia. Ecco perché