Tutte le tasse nascoste (e non) di una partita iva

Guida completa ai costi inerenti la partita Iva per lavoratori autonomi o liberi professionisti

Il lavoratore autonomo, o libero professionista, non deve pagare nulla per aprire la partita Iva. La richiesta della sua apertura non è soggetta a costi o bolli.

La domanda di apertura può essere inoltrata all’Agenzia delle Entrate tramite il canale Fisconline, per chi dispone di Pin per l’accesso ai servizi dell’Agenzia, di carta nazionale dei servizi o di identità Spid.

Quanti contributi paga un professionista iscritto alla cassa di categoria?

Dopo che ha aperto la partita Iva, il professionista deve iscriversi alla propria cassa previdenziale, se la categoria professionale a cui appartiene ne possiede una: gli iscritti sono tenuti a pagare un ammontare minimo di contributi, chiamato contributo soggettivo, e contributi che variano in base al reddito.

I contributi pagati alla cassa di categoria si deducono dalle tasse?

I liberi professionisti che pagano i contributi alla cassa di categoria possono dedurli dalle tasse e sottrarli dal proprio reddito imponibile, cioè quello sottoposto a tassazione. Anche i professionisti che rientrano nel regime forfettario possono dedurre tali oneri.

Quanti contributi paga un professionista iscritto alla gestione Separata?

Nel caso in cui il libero professionista non appartenga ad una categoria con cassa di previdenza, deve iscriversi alla Gestione Separata dell’Inps e dovrà versare il 25,72% del fatturato come contributi. Non sono previsti acconti il primo anno. Alla scadenza del saldo Irpef, il 30 giugno dell’anno successivo che segue alla produzione del reddito, il lavoratore è tenuto a versare un primo acconto, pari al 40% del saldo. Entro il 30 novembre dovrà versare il secondo acconto pari al 40%.

I contributi pagati alla cassa di categoria si deducono dalle tasse?

Anche in questo caso i lavoratori autonomi, anche se utilizzano il regime forfettario, possono dedurre i contributi versati alla Gestione Separata dal reddito.

A quanto ammontano le imposte che paga un professionista nell’anno?

Chi ha una partita Iva è tenuto anche a pagare tasse applicate sul reddito, che variano a seconda del regime fiscale utilizzato. È possibile rientrare nel regime agevolato forfettario, nel regime ordinario e nel regime della contabilità semplificata. Dal 2016 invece non è più possibile avvalersi del regime agevolato dei minimi.

Quante tasse paga un professionista in regime dei Minimi?

Il regime dei minimi comprende professionisti  che hanno aperto la partita iva prima dell’anno 2016 e comporta una tassazione del 5% sul reddito. È un regime agevolato sotto molti punti di vista: non sono applicate Irpef, addizionali, Irap, Iva, non si devono tenere le scritture contabili, ma si deve solamente registrare le fatture. Il regime dura 5 anni o fino ai 35 anni di età del libero professionista.

Quante tasse paga un professionista in regime forfettario?

Il regime forfettario, invece, prevede una tassazione del 15%. Per le attività che hanno aperto prima del 2016, la tassazione è del 5% per i primi 5 anni. Non sono applicate Irpef, addizionali, Irap, Iva, non si è soggetti agli studi di settore e non si devono tenere le scritture contabili, ma soltanto registrare e numerare le fatture.

Il reddito in questo caso si determina applicando al fatturato un determinato coefficiente di redditività, pari, per i liberi professionisti, al 78%. 

Quante tasse paga un professionista in regime di contabilità semplificata?

La contabilità semplificata prevede l’assoggettamento del reddito all’Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. L’imposta non ha valore fisso, ma è definita da aliquote e scaglioni. Fino a 15 mila euro, l’imposta è pari al 23%; da 15.001 a 28 mila sale al 27%. Da 28.001 a 55 mila è pari al 38%, mentre da 55.001 a 75 mila è parti al 41%. Sopra i 75 mila sale a limite massimo del 43%.

Entro quale data un professionista deve pagare le tasse?

Il professionista può scegliere di pagare l’acconto Irpef  in un’unica rata, pari al 100% dell’imposta, se l’importo va da 51,66 euro a 257,52 euro. Il termine del pagamento è il 30 novembre. Può scegliere anche di pagare in due o più rate, se la tassa è maggiore di 257,52 euro. Il secondo acconto ha scadenza il 30 novembre e deve essere pari al 60% del saldo, mentre il primo acconto è pari al 40%.

Oltre all’Irpef, il contribuente nel regime di contabilità semplificata deve pagare le addizionali comunali e le addizionali regionali, che variano in base al territorio e all’importo dell’Irpef.

A quanto ammonta l’Iva dovuta da un professionista?

Nel regime di contabilità semplificata, il lavoratore autonomo è assoggettato all’Iva. Può detrarre l’Iva sugli acquisti ed è tenuto ad emettere fatture assoggettate a Iva, pari al 22%. Se quindi il professionista emette fattura di mille euro, addebita al cliente 1220 euro, in quanto calcola mille euro più il 22% di Iva.

Quanto costa la tenuta della contabilità per un professionista?

Oltre al costo delle tasse stesse, il professionista deve tener conto anche dei costi che comporta tenere la contabilità, fare e inviare dichiarazioni fiscali, adempimenti e comunicazioni. Per i regimi forfettari o minimi con un volume d’affari ridotto, i costi si aggirano intorno ai 600 euro all’anno, mentre possono salire fino a 1500 euro annui per i professionisti in contabilità semplificata con volume d’affari elevato.

Tutte le tasse nascoste (e non) di una partita iva