Straordinaria eredità di Steve Jobs. Apple da record, vale la metà della borsa tedesca

Gli strabilianti risultati del trimestre di Apple, che vale da sola quanto la metà della borsa tedesca

Gli strabilianti risultati del trimestre di Apple, che vale da sola quanto la metà della borsa tedesca

L’economista Alessandro Penati anni fa scrisse su Repubblica – Se Jobs fosse nato qui – un articolo su Apple di grande interesse. Io l’ho ritagliato, accudito, tenuto gelosamente in evidenza sulla mia scrivania piena di carte e di libri.

Come rilevò Penati, Steve Jobs è l’emblema del capitalismo di mercato americano: “Steve Jobs è l’ imprenditore che ha creato Apple dal nulla, a 21 anni, con un amico di 26. Da noi è un giovane imprenditore chi lavora nell’ azienda dal padre, o l’ eredita. Jobs non si è laureato: ha abbandonato gli studi per fondare la Apple. Da noi si passano sei anni a studiare economia all’ università con l’ aspirazione di andare a lavorare per qualcuno: meglio se una banca, McKinsey, o lo studio del padre. Mettersi in proprio è un incubo, non un sogno. Jobs ha cominciato l’ attività in un garage, pagando i fornitori con il credito ottenuto grazie a un ordine di computer che esistevano solo sulla carta. Da noi, nessuno fa credito a un’ idea; il garage non avrebbe rispettato le norme di sicurezza; e non ci sarebbero stati i soldi per il commercialista, notaio e Camera di Commercio. Jobs ha portato la Apple in Borsa nel 1980, appena quattro anni dopo la fondazione, per crescere.

Da noi si colloca in Borsa la quota di minoranza di un’ azienda matura, per fare cassa. La quotazione di Apple ha permesso al venture capital, che aveva creduto nel progetto, di approfittare di un momento di “euforia irrazionale” dei mercati (per l’ arrivo della deregulation di Ronald Regan). La finanza genera bolle che fanno danni quando scoppiano, ma aprono anche la prospettiva di grandi profitti senzai quali non ci sarebbe l’ incentivo a finanziare gli investimenti rischiosi dai quali nascono le aziende come la Apple. Da noi nessuno rischia nel venture capital. E il private equity investe in aziende mature, capaci di generare il cash flow con cui pagare le banche. Così, da noi, le bolle fanno solo i danni; ma non creano le nuove imprese”.

Qualche giorno fa sono usciti i risultati del quarto trimestre 2014 di Apple. Strabilianti è dire poco. Facciamo una sintesi:

1.     Apple ha realizzato in un trimestre utili mai raggiunti nella storia del capitalismo da alcuna società: 18 miliardi $ di profitti su 75 miliardi $ di vendite totali;
2.     Apple ha venuto 74 milioni di iPhones, 9,4 ogni secondo; dal 2007 ha venduto un miliardo di iPods, iPads e iPhones;
3.     Mentre i concorrenti abbassano i prezzi, Apple mantiene margini operativi altissimi (40%), tenendo alto il prezzo medio di vendita (prezzo medio Iphone6= 687$)
4.     La capitalizzazione di mercato, 691 miliardi di dollari (al 2/2/2015) – che si calcola moltiplicando il numero delle azioni in circolazione per il prezzo del giorno – rappresenta il 3% dell’intero indice delle 500 maggiori azioni americane (S&P 500); Apple da sola vale quanto la metà del DAX tedesco;
5.     Apple ha accumulato una quantità di cash spaventosa: 142 miliardi di dollari, equivalent alla ricchezza netta complessiva di Bill Gates e Amancio Ortega, primo e quarto uomo più ricchi del mondo.

Nessun altro commento da aggiungere se non tornare a leggere il suo discorso – riassunto con il motto “Stay hungry, stay foolish” agli studenti di Stanford University – in cui invitava i giovani a 1) non accontentarsi mai e 2) pensare in modo non omologato.

A cura di Beniamino Piccone
Docente di Sistema Finanziario e Private banker

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