Sport, numeri e Covid

35 milioni di persone fanno attività sportiva in Italia. Oggi, con le palestre chiuse, sono in molti a farla in casa. Il Covid ha messo in crisi il settore, i test rapidi possono aiutare.

“Fra dieci minuti comincia l’allenamento online. Sistemo la telecamera, ma mi si vede solo un pezzo. Sposto i divani, ma non basta. Via il ficus e la lampada. OK, ora il salotto è una piccola palestra (molto piccola). Apro l’app, non si sente. Attivo il microfono e saluto gli altri. Si comincia con il riscaldamento.”

Quanti di noi stanno facendo attività sportiva in questo modo? Il lockdown ci ha costretti a reinventare non solo il lavoro, ma anche la nostra attività fisica.

L’attività motoria in Italia è molto cresciuta negli ultimi anni. Dallo studio I numeri dello sport realizzato nel 2018 dal Centro Studi del CONI, chi ha dichiarato di praticare sport con continuità nel proprio tempo libero ha raggiunto il 25,1% e con coloro che dichiarano di farlo saltuariamente, si arriva al 34,8%.

Complessivamente fanno attività fisica 35 milioni e 600 mila persone.

Le attività motorie durante il lockdown

Sport e salute – l’azienda pubblica che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia – ha realizzato con SWG nel luglio 2020 uno studio su Covid-19 e sport che ci racconta le conseguenze del lockdown sulle attività fisiche e sportive.

La maggioranza degli intervistati afferma che muoversi in questo periodo è stato più importante del solito (53%) e di essersi mantenuto attivo durante il lockdown perché fa bene alla salute fisica (58%) e a quella mentale (63%). Al 50% sono mancate le attività fisiche/sportive che faceva prima dell’emergenza. Ma il 54% dichiara di aver trovato nuovi modi per tenersi attivo, cosa che è stata possibile anche grazie al tempo conquistato con lo smart-working (non però chi ha bambini piccoli).

Le organizzazioni sportive, dal canto loro, hanno dichiarato di aver affrontato molte difficoltà e di essersi prodigate per offrire un servizio anche durante la chiusura totale. Il 69% ha introdotto un’offerta sportiva online della quale tre utenti su quattro (76%) si sono detti soddisfatti, non senza evidenziare i lati negativi.

Inutile dire che ci sono sport che non si prestano all’online: per esempio il rugby in casa è dannoso. Per la casa.

Ricadute economiche del Covid sullo Sport

Insomma, l’esperienza sportiva online funziona e tutto sommato non dispiace, ma rimane un ripiego sia per gli utenti, che spesso non rinnovano le iscrizioni, sia per gli operatori, che hanno perso moltissime iscrizioni o sono fermi del tutto.

Il costo economico del Covid per il mondo dello sport, non è stato ancora misurato, ma è ingente. Basti pensare a quante organizzazioni e persone sono coinvolte. Ci sono 44 Federazioni Sportive Nazionali (FSN), 17 Discipline Sportive Associate (DSA) e 15 Enti di Promozione Sportiva (EPS) che rappresentano 387 discipline. Le società sportive iscritte sono 121.815 a cui vanno aggiunte le 150.844 organizzazioni dilettantistiche. Nel 2017, solo gli atleti tesserati erano oltre 12 milioni e 400 mila.

Va sempre ricordato che le attività fisiche e sportive coinvolgono tutti, compresi i bambini dai 3 anni, gli anziani, i disabili. Aiutare le realtà non professionistiche e in genere le attività motorie, è indispensabile.

A maggio il Governo ha emanato le Linee guida per l’attività sportiva con misure severe che però ci hanno permesso di ripartire. Così, per due mesi siamo tornati a una quasi normalità. Purtroppo, la seconda ondata della pandemia ha portato da fine ottobre alla chiusura di palestre, piscine e centri sportivi.

Le attività sportive permesse con l’aiuto dei test

Continuano invece, come recita il decreto: “gli eventi e le competizioni sportive, riconosciuti di interesse nazionale, nei settori professionistici e dilettantistici […] all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico.” Queste attività sono rese possibili dall’uso ampio e sistematico di test per rilevare il Covid-19.

Il calcio professionistico è ripartito grazie al rispetto delle norme indicate dal governo e grazie all’uso massiccio dei test. Ad agosto sono stati fatti 56.397 test molecolari e 17.594 test sierologici su 3.351 “gruppi squadra” di serie A, B e Lega Pro. Da giugno a settembre le squadre sono state sottoposte a tampone ogni 4 giorni. Secondo alcune stime ogni calciatore si è sottoposto a 30 tamponi per un totale di 30 mila test. Con l’aggiornamento dei protocolli emanato dalla FGCI il 30 ottobre, entrano finalmente in campo i test antigenici rapidi che danno un risultato in 15 minuti e rispondono alle indicazioni previste: test 48 ore prima della gara o nel giorno della partita per i gruppi squadra a contatto con un positivo.

Appena torneremo a fare attività negli spazi dedicati, l’uso dei test rapidi sarà di grande aiuto. Pensiamo a un sospetto positivo: la verifica può avvenire velocemente e in caso di esito negativo l’attività della palestra, della piscina o della squadra non verrà interrotta in attesa dei risultati.

Dato il prezzo contenuto dei test antigenici, si parla anche di screening a tappeto, cosa che, nel caso dello sport, permetterebbe di aprire e tenere aperte le palestre individuando gli asintomatici e gli eventuali focolai.

Intanto guardiamo gli aspetti positivi: finito l’allenamento online, la doccia è a pochi passi e il divano ci spalanca le braccia.

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Con il contributo non condizionante di Abbott.

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