Passaporto sanitario, Solinas cerca un’intesa col Governo: “Non ferma i turisti stranieri”

Il Governatore sardo difende la sua idea tanto criticata di richiedere un certificato di negatività ai turisti. E la bagarre tra i Governatori non si placa

Mentre non si placa la bagarre tra i Governatori sulle riaperture dei confini regionali dal 3 giugno, il presidente della regione Sardegna, Christian Solinas, continua a difendere la sua proposta di richiedere ai turisti un certificato di negatività, anche detto “passaporto sanitario”.

Un’idea che, afferma in un’intervista a Repubblica, “non nasce dal nulla”, visto che “si inserisce in una linea di tendenza internazionale”. “Solo una questione di termini”, assicura. “Vogliamo chiamarlo certificato di negatività? Ma guardate che di ‘passaporto’ parla anche l’organizzazione mondiale per il turismo, che ha scelto questa formula per le Canarie. E la Corsica ha chiesto a Parigi di poter introdurre lo stesso obbligo. Da noi, nei fatti, è già realtà”.

Solinas difende il “passaporto sanitario”

Ad ogni modo, dal 21 maggio, afferma, la Sardegna ha riaperto ai voli privati. E molti turisti, “a decine”, dichiara, “si stanno presentando già con il loro certificato di negatività, in base a protocolli con le società di gestione degli aeroporti”. Eppure, era stato proprio il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia a bollare come incostituzionale la proposta, dal momento che lo è ogni limitazione alla libera circolazione delle persone. Solinas, però, non ci sta: “Già oggi, per norme e protocolli statali, se una persona è positiva non può circolare liberamente in Italia. Noi diciamo la stessa cosa: se uno è infetto non può imbarcarsi per la Sardegna. Cerchiamo fino all’ultimo un’intesa con il Governo. Che però, se continuerà a dirci no senza proporre soluzioni valide, dovrà assumersi la responsabilità di un’apertura senza controlli”.

Incentivi per test, app e questionari: tutte le ipotesi

Per ora, ha dichiarato ad Agorà su Rai3, per recarsi in Sardegna basta “fare una prenotazione”. Per il resto, “stiamo cercando di trovare un punto di intesa col Governo sul modello che noi proponiamo”. Al vaglio, secondo quanto riferito ci sarebbe anche “un sistema misto di autocertificazione e di tracciamento con app dei turisti. Ma è una soluzione, voglio specificare, in subordine”, aveva detto a Repubblica.

In un’intervista radiofonica, il governatore della Sardegna ha anche parlato di un possibile “incentivo per chi volesse sottoporsi a una verifica con un test. Potremmo riconoscere un piccolo voucher, un bonus da spendere in Sardegna”, ha spiegato. Tra le altre ipotesi sul tavolo, “una registrazione all’ingresso con un piccolo questionario epidemiologico”. Se quindi il Governo chiuderà definitivamente alla proposta di certificazione sanitaria (con test pre-partenza) al centro delle polemiche, il sistema sarà più articolato e si baserà sulla “registrazione dei passeggeri all’ingresso su una piattaforma” e sulla “compilazione di un questionario che serve a noi per avere contezza su dove concentrare i maggiori controlli”.

Le scuse di Sala

Tra i maggiori critici della proposta di Solinas, il sindaco di Milano Beppe Sala: “Me ne ricorderò”, aveva detto. Oggi, è arrivata la spiegazione e le scuse: “Non posso provare sentimenti negativi verso la Sardegna. Il mio ‘me ne ricorderò’, comunque sbagliato nella forma, era rivolto alla politica sarda”, ha detto il primo cittadino del capoluogo lombardo. E ha ammesso: “So di essere stato ruvido”.

Governatori divisi: le posizioni del Nord…

Ma intanto, a due giorni dal 3 giugno, data di apertura dei confini regionali, i Governatori sono ancora divisi. Per il presidente della Toscana, Enrico Rossi, ci vorrebbe “un po’ di prudenza e la pazienza di aspettare una settimana in più non so a chi avrebbero potuto far male”. Per gli amministratori delle Regioni del Nord, invece, l’apertura è necessaria. Il lombardo Fontana ha sostenuto per giorni che la Lombardia avrebbe potuto riaprire il 3 giugno, e il piemontese Cirio ha bocciato la richiesta del certificato di negatività avanzato dalla Sardegna: “Non credo che sia una scelta giusta, né praticabile. Io vengo dalle Langhe, abbiamo un territorio fortemente turistico e non vediamo l’ora di accogliere i tanti stranieri, europei, che da sempre scelgono questo territorio. Posso comprendere che ci sia un desiderio di tutela. Io vedo non solo la necessità di un’Italia che si sposta tutta insieme ma anche di un’Europa che si muove così”, ha detto. 

Luca Zaia, come anche il collega ligure Toti, si era fortemente opposto all’eventualità di riaperture “a macchia di leopardo”, e il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, ha osservato: “Qualche quota di rischio va presa altrimenti non riapriremmo mai”. 

…e quelle del Sud

Più cautela al Centro-Sud, con la Sardegna tra le Regioni più ostili alla riapertura generalizzata e il siciliano Musumeci che, archiviata l’ipotesi del passaporto sanitario, resta dell’idea che qualche forma di tracciamento sia necessaria: “Occorrerà verificare la provenienza, l’esistenza di eventuali casi sospetti nel nucleo familiare, indicare giorno dopo giorno la tracciabilità della presenza del turista”, ha detto. “Ricordo soltanto che siamo al centro di una pandemia e che tutto il resto appare davvero piccola cosa”, aggiunto. “Non sto parlando di libera circolazione, ma di chi liberamente viene in Sicilia e accetta la collaborazione con le autorità sanitarie locali”.

Profondamente contrario alla riapertura totale anche il Governatore campano, Vincenzo De Luca: “Davvero non si comprende quali siano le ragioni di merito che possano motivare un provvedimento di apertura generalizzata e la non limitazione della mobilità, nemmeno per le province ancora interessate pesantemente dal contagio”, ha sottolineato. E ha aggiunto: “Si ha la sensazione che per l’ennesima volta si prendano decisioni non sulla base di criteri semplici e oggettivi, ma di spinte e pressioni di varia natura”. La Campania, ha annunciato quindi, adotterà, “senza isterie e in modo responsabile, insieme ai protocolli di sicurezza già vigenti, controlli e test rapidi con accresciuta attenzione per prevenire, per quanto possibile, il sorgere nella nostra regione di nuovi focolai epidemici”.

A favore della riapertura, invece, il pugliese Michele Emiliano e la calabrese Jole Santelli. Se il primo ha spiegato che “è arrivato il momento di riaprire il Paese a condizioni di normalità e la condizione di normalità fondamentale è la libertà di circolazione”, Santelli invita da giorni i turisti a recarsi in Calabria. “Siamo a contagio zero”, ha spiegato, “e nel rispetto di tutte le misure contro il coronavirus, ora posso dire a chi arriva in Calabria: l’unico pericolo sarà quello di ingrassare”.

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