Sfiducia Bonafede, Renzi tiene Governo sulle spine: crisi o tregua?

Dalla gestione della ricostruzione, al fantasma di Mario Draghi: come potrebbero cambiare gli scenari in Italia ed Europa in caso di elezioni anticipate

Se prima era un dubbio, adesso è una certezza. La spina nel fianco del Governo targato Pd-M5s si chiama Matteo Renzi. Del resto, si era capito fin dal principio che l’ex Presidente del Consiglio non avrebbe fatto sconti al Conte-Bis.

Ennesima giornata di tensione per il Governo con il Senato che oggi, mercoledì 20 maggio, metterà ai voti le due mozioni di sfiducia nei confronti del Ministro della Giustizia pentastellato Alfonso Bonafede presentate da opposizione e +Europa. Unapartita delicatissimache, come sempre, si gioca sulfilo di “numeri ballerini”.

Italia Viva di Matteo Renzi – che con i suoi senatori sembra destinata a fare da ago della bilancia – non svela le carte e tiene l’esecutivo sulle spine con il Pd che nelle scorse ha suonato l’allarme: in caso di sfiducia al Guardasigilli si aprirà la crisi, perché un voto contro il Ministro della Giustizia è un voto contro il Governo.

Stiamo parlando di una partita a scacchi iniziata diverso fa. Ultimo, solo in ordine di tempo, il braccio di ferro sulla regolarizzazione dei migranti con Matteo Renzi che alla fine l’ha spuntata accontentando la Ministra Bellanova (per molti una parte della contropartita chiesta da IV proprio per “salvare” la testa di Bonafede”). Ma non la sola.

Stando alle ultime indiscrezioni, alla fine sarà tregua. Ovviamente Renzi detta le sue condizioni con IV in pressing su alcune tematiche. Secondo fonti renziane ci sarebbero “passi in avanti” sul piano shock per le infrastrutture e sul family act. Sulla giustizia il Premier potrebbe concedere a Italia Viva il “riconoscimento politico” , una sorta di mini-rimpasto, inserendo qualche figura-chiave di sponda renziana.

Per ora potrebbe bastare così. Ma per Conte tira decisamente una brutta aria. Del resto, che il Governo sia fragile non è certo un mistero: il M5S è ancora in fase di “ricostruzione”,  mentre il “feeling” con l’alleato Pd non è mai sbocciato. Più che una coppia felice, insomma, l’alleanza giallorossa somiglia più a un matrimonio tra due rassegnati, costretti a sopportarsi. Il Premier è in mezzo, ormai da un bel po’, pronto a vestire alla prima occasione utile i panni da paciere che finora hanno funzionato. Ma la sua posizione, in scia al malcontento generato dalla crisi, è sempre più traballante. Specialmente perchè per Conte iniziano i giorni più difficili: Il pressing di Confindustria non accenna a diminuire così come il rischio che le Regioni, sulle aperture, vadano in ordine sparso. Altro obiettivo poi è cercare di aggirare il MES, per evitare la possibile frattura del M5S. 

C’ERA UNA VOLTA UN CONTE ALLA PRESE CON I DRAGHI  – Mai come ora, insomma, in un clima di incognite e incertezze, sono in tanti a invocare una personalità professionale e intellettuale come quella di Mario Draghi – sicuramente ben vista in Europa –  in un ruolo di vertice, se non addirittura di timoniere delle strategie del Paese e come guida economica. Il suo nome circola ormai con sempre maggior insistenza con Renzi che, secondo i bene informati, sarebbe pronto a dare a Conte la spallata finale. 

 

 

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Sfiducia Bonafede, Renzi tiene Governo sulle spine: crisi o tregua?