Senato, ok taglio parlamentari, Berlusconi furioso

Il Senato ha approvato in terza lettura il ddl che prevede il taglio. Berlusconi: "Così si uccide la democrazia"

“Giornata intensa. Al lavoro sull’Autonomia e fra poco taglio del numero dei parlamentari. Siamo quasi all’ultimo passaggio e ne mandiamo a casa un bel po’: 345 poltrone in meno. Piano piano. Siamo una goccia”. Lo scrive su Facebook il vicepremier e ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, impegnato nel nuovo ‘round’ della partita sulle autonomie a Palazzo Chigi.

Intanto il Senato ha approvato in terza lettura il ddl che prevede il taglio. “Ci manca l’ultimo tempo, ossia il passaggio alla Camera, per segnare il gol definitivo restituendo così i soldi dovuti alla collettività” ha dichiarato poi il vicepremier e ministro del Lavoro. “Siamo il Parlamento con il più alto numero di parlamentari in Europa – ha aggiunto Di Maio – chi staziona qui da sette o otto legislature dovrà trovarsi un lavoro. Gli manderemo una poltrona in miniatura”.

“Forza Italia non è affatto contraria alla riduzione del numero dei parlamentari. Al contrario, in passato proprio noi abbiamo proposto e votato in due occasioni leggi costituzionali che riducevano i membri di Camera e Senato, in misura simile a quella contenuta nella proposta approvata dal Senato. Anzi, oggi diciamo che si dovrebbe essere anche più ambiziosi, arrivando al dimezzamento netto del numero degli eletti. Bisogna farlo però senza uccidere la democrazia, senza cancellare la rappresentanza dei territori e delle minoranze. E’ esattamente quello che si realizza invece con la legge votata oggi: in intere regioni solo la maggioranza potrà eleggere parlamentari”. A scriverlo in una nota è Silvio Berlusconi, che si scaglia contro la legge votata da Lega e Cinque Stelle, che riduce le poltrone parlamentari di 345 posti e su cui Forza Italia ha rifiutato di esprimersi.

“Invece con questa legge – conclude Berlusconi nella nota – con il nobile pretesto della riduzione dei parlamentari si sta scippando agli italiani un’altra quota di democrazia. Per questo, pur condividendo l’obbiettivo dichiarato, ci siamo rifiutati di partecipare alla votazione”.

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