Seconda ondata, che succede in autunno? I 4 possibili scenari sul tavolo del Governo

"Preparate scorte e posti letti", il piano messo a punto da Ministero della Salute e ISS

Mentre la pandemia continua a marciare a passo svelto nel mondo, nel nostro Paese la situazione sembra sotto controllo con l’altalena dei contagi che fa registrare numeri piuttosto contenuti anche se siamo lontani dall’attesa soglia di “contagi zero”, come si sperava.

Al momento però nessuno può sapere con certezza cosa succederà nei mesi autunnali, calcolando che a settembre, ossia tra poco meno di un mese, riprenderanno gran parte delle attività lavorative oltre che quelle scolastiche, con la campanella che suonerà il 14 settembre.

Inutile nasconderlo: il rischio di una seconda ondata – ipotesi che nessuno si augura ovviamente – c’è. Per questo occorre farsi trovare preparati perchè un secondo lockdown sarebbe un vero e proprio disastro per una economia già in grande sofferenza che prova a rialzare la testa ma che di certo non resisterebbe a un secondo colpo, stavolta da ko.

Quattro scenari e una check list per affrontare l’eventuale aumento di casi in autunno in sicurezza. Ministero della Salute e l’Iss hanno messo a punto un piano in cui ipotizzano quattro ipotetici scenari della pandemia di coronavirus nel nostro Paese in autunno e in inverno. Nel dossier, pubblicato sul sito della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri,  diffuso con una circolare alle Regioni, agli altri ministeri e a diverse istituzioni, gli esperti indicano anche le possibili contromisure.

Il secondo scenario previsto è una situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa ma gestibile dal sistema sanitario, con valori di Rt regionali sistematicamente e significativamente compresi tra Rt=1 e Rt=1.25. Si verificherebbe nel caso in cui non si riuscisse a tenere completamente traccia dei nuovi focolai, inclusi quelli scolastici, ma si limitasse di molto il potenziale di trasmissione di SARS-COV-2 con misure di contenimento/mitigazione straordinarie già utilizzate con successo nelle prime fasi

L’asticella dell’attenzione inizia ad alzarsi nel terzo scenario che farebbe scattare il rischio elevato. L’indice di contagio nelle regioni oscilla sistematicamente tra 1,25 e 1,5, non si riesce a isolare i focolai e i servizi assistenziali mostrano segni di affaticamento con un aumento marcato di occupazione dei posti letto in ospedale.

L’ultimo scenario è il peggiore, quello che nessuno si augura: ossia l’Rt che schizza in alto oltre 1,5 per più di un mese di fila e impossibilità di risalire la catena dei contagi oltre che, naturalmente, il sovraccarico del sistema sanitario. Va da sé che prima di questo scenario scatterebbero misure di contenimento come già avvenuto nei mesi che ci siamo lasciati alle spalle.

Nel piano anche una ‘checklist’ per le regioni, “per valutare il livello di preparazione dei sistemi sanitari nelle Regioni/PPAA al fine di poter fronteggiare in modo ottimale un eventuale aumento nel numero di nuove infezioni”.

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