Salvini filo-russo, Trump cambia cavallo e punta su Meloni

Secondo un retroscena, a Washington Matteo Salvini è considerato troppo filo-Putin per essere affidabile

Già al centro di una disputa internazionale molto più profonda di quanto si potesse pensare col caso Savoini-Metropol, probabile effetto dell’ondivaga collocazione della Lega fedele alla tradizione NATO eppure in stretti rapporti con la Russia, Matteo Salvini torna al centro delle attenzioni degli Usa. Che secondo un retroscena riportato da Repubblica, starebbero seriamente pensando di allentare i rapporti con l’ex ministro dell’Interno (tenuti principalmente da Giorgetti) per puntare invece sull’astro nascente Giorgia Meloni.

Lo scorso 12 novembre la leader di Fratelli d’Italia avrebbe infatti incontrato a Villa Taverna l’ambasciatore statunitense Lewis Eisenberg per un lungo colloquio. “L’Amministrazione Usa punta a sollecitare e sostenere in Europa interlocutori certamente di stampo sovranista, preferibilmente antieuropeisti e sicuramente fedeli alla Nato”, scrive il giornalista di Repubblica Claudio Tito. Per questo motivo la scommessa politica dell’America è sulla Meloni, la pupilla di Steve Bannon. La casa Bianca sembra disponibile ad accoglierla all’inizio del 2020, per un incontro con il presidente Donald Trump o con il suo vice Mike Pence.

Il nodo per Salvini è sempre lo stesso: i rapporti del leader lumbard con la Russia e con gli “ambasciatori” di Putin. Il presidente americano non si fida di chi ha intavolato relazioni intense con Mosca.

La simpatia statunitense per la Meloni – sottolinea l’articolo di Claudio Tito – si muove nella previsione che le elezioni in Italia non si terranno a scadenza naturale, ossia nel 2023. Ma ben prima. Il leader leghista ha iniziato a manifestare una qualche insofferenza nei confronti della sua alleata che non chiama mai per nome ma facendo ricorso a un paio di fiabe disneyane: quella dei sette nani e quella più recente di Malefica.

“Resta il fatto che l’Italia sembra tornare ad essere una delle piattaforme su cui combattere la guerra fredda del XXI secolo. O più semplicemente diventerà una prateria per ingerenze o occulte scorribande straniere”, conclude il giornalista. La Cina, del resto, coltiva da tempo i suoi rapporti col M5s, mentre il Pd è più prossimo alle posizioni europeiste. In un Paese la cui sovranità è limitata dal 1945, nulla di nuovo.

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