Salvini e Di Maio contro Tria, anche Conte lo scarica. Slitta decreto crescita

Aria pesante intorno al ministro dell'Economia, che rilancia: "Spazzatura contro di me, come reagirebbero i mercati se andassi via dal governo?"

Dopo le stoccate sui fondi per i truffati dalle banche ed il duro botta e risposta con Salvini sul futuro di Quota 100, si addensano sempre più le nubi sul futuro del ministro dell’Economia Giovanni Tria. I 5 stelle continuano a bastonarlo per il caso Bugno, e nelle ultime ore Tria sembra aver perso anche il sostegno del premier Conte, che lo ha sostanzialmente scaricato dopo l’incontro con Juncker. L’aneddoto, riportato da alcuni organi di stampa, racconta di uno Juncker che ad un tratto ricorda a Giuseppe Conte che è il suo ministro del Tesoro ad aver parlato di recessione, cui il premier ha risposto con un eloquente “Non parlava a nome del governo”.

Il ministro, da parte sua, liquida le accuse di favoritismo alla sua collaboratrice in modo netto: “Ho subito un attacco spazzatura sul piano personale. Le cose possono apparire molto diverso a seconda di come si presentano”, dice. Il ministro è furioso per come sia stata coinvolta la sua famiglia: “Ci sono violazioni della privacy”.

All’ipotesi che qualcuno cerchi di spingerlo alle dimissioni, Tria risponde secco: “Sciocchezze. Se andassi via — si chiede — dovremmo vedere quale sarebbe la reazione dei mercati”. Nasce forse anche dall’impossibilità di fare a meno di Tria la posizione che Lega e M5S stanno prendendo, riassunta dal vicepremier Matteo Salvini: “Dal governo non si dimette nessuno”.

Restano due grossi casi nei quali la posizione del ministro non è in linea con quella delle forze di maggioranza: il rimborso ai truffati delle banche, quelli veri o anche quelli presunti, e gli equilibri all’interno della Cassa depositi e prestiti. “Forse ci sono interessi più grandi di quelli di cui io stesso mi renda conto”, riflette il ministro. Sui rimborsi, da settimane Tria sta evitando di firmare il decreto sui pagamenti ai risparmiatori per una precisa ragione giuridica: rimborsare qualcuno con denaro pubblico senza una sentenza o un arbitrato che attestino la frode espone il ministro e i suoi funzionari a un rovinoso processo alla Corte dei conti. I pubblici ufficiali possono dover rimborsare in proprio il denaro fatto avere ai risparmiatori delle banche senza un atto legale.

l’eco dello scontro fra i ministeri è stato così intenso da indurre anche il Quirinale a far trapelare la propria preoccupazione fino alla conferma della contrarietà alla sostituzione del ministro in una fase così delicata e a così poca distanza dalle elezioni europee. L’indiscrezione sul probabile rinvio del varo del decreto crescita (e forse anche di quello cosiddetto sblocca-cantieri nonché delle misure attuative del rimborso per i risparmiatori truffati) è arrivata dopo una giornata assai pesante.

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