Salvini chiede l’armistizio tra i partiti e lancia il “modello Macron”

Salvini chiede uno stop alla campagna elettorale per risolvere l'emergenza bollette, Calenda allineato. Letta rilancia

La politica deve fermarsi di fronte al caro energia, diventato insostenibile sia per le famiglie che per le imprese, una bomba che in autunno rischia di esplodere con tutta la sua forza (qui vi abbiamo parlato delle alternative al gas per riscaldarsi d’inverno). A proporre un “armistizio” tra i partiti è Matteo Salvini, che chiede di convocare un Consiglio dei ministri la prossima settimana e di riunire il Parlamento ai primi di settembre.

Da Salvini armistizio e modello Macron

“Propongo ai leader delle forze politiche un armistizio” annuncia il leader della Lega. “La politica si fermi, si riunisca e firmi un impegno”. In conferenza stampa a Corigliano Rossano spiega che “occorre agire subito, non c’è tempo. C’è chi dice ‘aspettiamo dopo le elezioni’. Non si può fare. Aspettare un mese e mezzo è tardi e nel frattempo rischiamo una strage di aziende” attacca.

Salvini lanciato di fatto il “modello Macron”, chiedendo che la politica dia mandato pieno a Draghi per adottare una soluzione contro il caro bollette simile a quella francese. In sostanza, significa dare soldi alle imprese che producono energia e chiedere che mettano un tetto al prezzo delle bollette. “Dobbiamo imitare la Francia e stanziare subito 30 miliardi per contenere gli aumenti del gas. Non è debito ma un salvataggio nazionale” propone Salvini.

Il capo del Carroccio precisa che “non sono aiuti di Stato, soldi a pioggia. Ma si interviene a monte” direttamente sulle aziende, come “Eni, Enel, Ire, Dolomite energia e così via”.

Calenda vuole riunire i partiti

Mentre la sinistra si perde dietro ai trend social, in cerca di qualche identità, un plauso alla proposta di Matteo Salvini arriva da Carlo Calenda, che su Twitter commenta: “Meno male. Almeno uno c’è arrivato. Dopo quattro giorni di insulti ma c’è arrivato. Chiamatelo armistizio o time out. È la stessa cosa”, e il leader di Azione, che alle elezioni del 25 settembre correrà con Matteo Renzi nel Terzo Polo, propone di vedersi “domani” (lunedì, ndr) e “proviamo a trovare un accordo per evitare il disastro: Enrico Letta, Giorgia Meloni, Giuseppe Conte”. Chiede, insomma, ai leader di sedersi attorno a un tavolo e trovare un punto comune.

Secondo Calenda, “prima di chiedere un intervento a Draghi dobbiamo incontrarci noi”. Cosa che peraltro lui invoca da giorni: “Sono cinque giorni che dico a tutti i leader politici, vediamoci, incontriamoci: c’è una emergenza energetica nazionale che sta per fare chiudere aziende, piccole e grandi e medie e rischia di essere uno tsunami. Sediamoci insieme. Inutile chiedere a Draghi di intervenire, e lo dico agli amici di Forza Italia che lo hanno sfiduciato. Sarebbe molto meglio assumersene la responsabilità e scusarsi con gli italiani. E questo – conclude Calenda – vale per Berlusconi e Salvini e non per Conte che, sotto sotto, è contento di averlo sfiduciato. E non mi pare vi sia lo spazio per un ravvedimento operoso”.

Le proposte di Letta

Anche il segretario del Partito democratico Enrico Letta via social sottolinea che l’emergenza bollette “è la principale priorità ora”, che bisogna fermare la campagna elettorale, spiegando che “abbiamo presentato proposte, come hanno fatto gli altri partiti” e auspicando che le iniziative che prenderà il governo Draghi “siano le più determinate e tempestive sia a livello nazionale che a livello europeo”, certo che “troveranno il nostro sostegno”.

Letta punta sul turismo, proponendo un fondo di garanzia per riqualificare gli alberghi e percorsi di formazione. Ma il caro-energia non deve compromettere la stagione. Per questo chiede a Draghi di intervenire subito con un tetto alle bollette e il raddoppio del credito d’imposta per le imprese.

“Turismo, grande valore aggiunto per il nostro Paese. Tanti posti di lavoro in più che si possono creare. Se però facciamo le scelte giuste per un’offerta turistica più sostenibile, più attraente”, spiega il leader dem. “Intanto un fondo di garanzia per riqualificare l’offerta alberghiera che a gran parte è a conduzione familiare nel nostro Paese e deve essere più lungo di quello attuale che non funzione bene. E poi scuole di alta formazione alberghiera che riescano a formare anche i manager. E poi tutto il grande tema dal pacchetto all’esperienza turistica che tocchi tutti gli aspetti facendo sì che i territori siano coinvolti”.

Tutto questo non funzionerà, però, se non si affronta la questione del caro energia, ammonisce Letta da Cesenatico, dove racconta di aver visto tutte le bollette energetiche delle diverse strutture, che definisce “insopportabili”. Per questo serve che il governo intervenga per raddoppiare il credito d’imposta, che aiuti le imprese in questo momento drammatico di costi dell’energia, e che metta un tetto alle bollette con il disaccoppiamento tra fonti fossili e fonti rinnovabili. “Con l’impegno di farlo anche a livello europeo. Così faremo in modo che questa stagione che è andata così bene fino adesso, sia una stagione che non viene azzoppata da questo drammatico costo dell’energia”.

Quando arriva il nuovo decreto Aiuti

Mentre intanto le Borse sono in tilt a causa del rialzo dei tassi (ne abbiamo parlato approfonditamente qui), a Palazzo Chigi si lavora per dare forma al nuovo decreto Aiuti che vedrà la luce nelle prossime settimane. Secondo quanto anticipato da fonti di governo all’Adnkronos, i tempi sono però “prematuri per un intervento già settimana prossima” come chiesto a gran voce da più forze politiche. Quindi bisognerà attendere.

Probabilmente nella giornata di martedì si terrà una riunione per fare il punto, ma difficilmente verrà varato un provvedimento già nei prossimi giorni, non ci sono i tempi tecnici per fare i conti, chiariscono le fonti, spiegando che bisogna attendere il gettito fiscale di agosto, capire a quanto ammonta la parte extra per rifinanziare le misure di sostegno in scadenza, come il taglio delle accise sui carburanti, e intanto insistere sulla ricerca di nuove risorse.

Oltre a rifinanziare le misure in scadenza con l’extragettito di agosto, l’intervento che pare quasi certo per le imprese riguarda ancora una volta il credito d’imposta, e il riconoscimento alle aziende energivore e gasivore di due pacchetti di energia calmierati, di produzione nazionale, che allevino i costi agevolando le produzioni.

Sono tante le ipotesi sul campo, ma “ciascuna ha un costo e va valutata trovando le coperture”, perché sullo scostamento di bilancio la linea del governo sembra assolutamente irremovibile: non si farà.