Salvini all’opposizione riapre a Berlusconi e spera in Renzi

Il leader della Lega dominava il gioco imponendo il suo schema non solo agli avversari ma anche agli alleati. Ora cambia il copione

Un anno abbondante trascorso sempre al centro della scena, con una overdose presenzialista che gli ha permesso di invertire i rapporti di forza col partner di governo ed imporre il proprio schema dentro e fuori il perimetro governativo. Poi però la precipitosa crisi aperta in pieno agosto gli è sfuggita di mano, ed ora Matteo Salvini si ritrova all’opposizione. Dove potrà tornare a battere sui tasti a lui più congeniali, immigrazione in primis, ma dove rischia di avere decisamente minor spazio di manovra.

Calcoli errati
Il dubbio che abbia aperto la crisi ferragostana per timore di affrontare una legge di Bilancio impossibile, dopo le promesse primaverili, resta saldo in molti osservatori politici. L’avesse aperta prima, quando glielo consigliava Giorgetti, avrebbe avuto maggiori possibilità di andare al voto e fare il pieno, ma a quel punto avrebbe dovuto affrontare la manovra in solitudine. Ha provato ad evitare l’ostacolo e monetizzare insieme, sbagliando però i calcoli. Perché l’idea che Zingaretti gli avrebbe dato man forte per andare al voto si è scontrata con la volontà di Renzi, che controlla il vecchio gruppo parlamentare del Pd. E perché le elezioni politiche si sono svolte solo un anno e poco più fa e, piaccia o non piaccia, le hanno vinte i 5 stelle, che da partito di maggioranza hanno rispolverato la politica dei due forni: il via libera al governo M5s-Lega lo diede proprio lo stop imposto da Renzi alle trattative col Pd, ora la situazione si è ribaltata. In una Repubblica parlamentare è normale che sia così, e forse avrebbe dovuto tenerne conto.

Tutti contro
In questi giorni Salvini lamenta come ‘tutti siano contro la Lega’. Circostanza innegabile, anche perché la politica leghista è stata all’insegna del ‘soli contro tutti’, dall’Europa alle istituzioni economiche nazionali e comunitarie, fino al Papa. Il che è legittimo, ovviamente, ma ha i suoi contro. Come fa notare in una intervista a Panorama Roberto D’Agostino, fondatore proprietario e direttore di Dagospia, “Cossiga tempo fa mi disse che contano gli equilibri internazionali. E che dobbiamo ricordarci di essere un Paese sconfitto della Seconda guerra mondiale. Invece la nostra stampa non sa guardare fuori dai confini. Il caso italiano ha un’influenza notevole nello scacchiere globale con i suoi precari equilibri. La nostra stampa però, sempre ripiegata sui due Mattei, Di Maio e Zingaretti, non se n’è accorta. Ma il mondo non è su Rete4 e su La7”.

E ancora: “Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. L’Europa è come un club, un minimo di regole devi rispettarle. Altrimenti puoi solo uscire, come ha fatto la Gran Bretagna. Non puoi stare un po’ con la Russia, un po’ con l’America, un po’ con la Cina e fare la Via della seta. Le superpotenze non perdonano. Quando Putin ha incontrato a Roma Conte, Di Maio e Salvini chiedendo impegno contro le sanzioni gli è stato risposto di alleggerire la posizione sulla Crimea. Due giorni dopo è uscita la storia dell’hotel Metropol di Mosca e dei finanziamenti russi alla Lega. La lega non si è nemmeno accorta che gli altri partiti sovranisti erano nel raggruppamento del Ppe della Merkel. Salvini invece è andato ad allearsi con Marine Le Pen. Sovranista grande mangia sovranista piccolo. Il suo errore è stato puntare sull’uomo solo al comando (“Voglio pieni poteri”). È sempre andata così: Berlusconi, Renzi, adesso lui”.
Sottinteso: se vuoi fare la guerra all’Ue la fai a Strasburgo e Bruxelles. Farla da governo nazionale è semplicemente suicida. Tanto che non si parla più dei 40 miliardi necessari per l’aumento dell’Iva e la legge di bilancio. Ora si può arrivare al 3% di rapporto Pil/deficit e magari anche oltre, come ha detto la Von der Leyen, nel caso si facciano investimenti verdi.

Riaprire a Berlusconi?
In questo scenario, la Lega è sempre il primo partito e Salvini è pronto a prendersi le prime rivincite nei test delle prossime regionali (il 27 ottobre si vota in Umbria e a fine gennaio in Emilia Romagna), ma per riuscirci deve anzitutto rinsaldare il patto con Giorgia Meloni e soprattutto con Silvio Berlusconi. Da cui le aperture rinnovate nelle ultime ore al Cavaliere, pur mascherate con la richiesta di fare chiarezza sulle alleanze internazionali.

Può rompere solo Renzi
Oltre che ai prossimi appuntamenti elettorali, Salvini guarda con interesse al ritorno al centro della scena, paradossalmente innescato proprio dalla crisi da lui aperta, di Matteo Renzi. Il quale, come accennato, controlla il gruppo parlamentare del Pd molto più di quanto non possa fare il neo segretario Zingaretti, essendo stato proprio Renzi a suo tempo a stilare le liste. E visto che prima o poi all’interno del Pd bisognerà pure andare alla resa dei conti fra le due ‘anime’, c’è già chi scommette su di un Renzi che si stacca dal partito per creare un nuovo soggetto al Centro – dove lo aspetta Calenda e cui una Forza Italia targata Mara Carfagna potrebbe guardare con interesse – e il giorno dopo stacca la spina al Conte bis.

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