Salvini strappa: No alla Meloni su immunità e immigrati

Il leader della Lega continua a 'smarcarsi' nell'ambito di un centodestra dominato da Fratelli d'Italia e dalla sua leader Giorgia Meloni. Una tattica pre elettorale che può portare alla rottura dopo le urne.

Una cosa è certa nell’ambito della campagna elettorale del centrodestra per le elezioni politiche del prossimo 25 dicembre: se Giorgia Meloni punta a rassicurare gli ambienti politici ed economici americani e dell’Unione Europea su tutti i temi d’attualità – a partire dai rapporti con la Russia e le relative sanzioni – Matteo Salvini sceglie di picchiare duro e smarcarsi il più possibile dall’alleato forte, tenendo alta la bandiera sovranista e alzando i toni sulle questioni identitarie.

Dopo il No alle sanzioni alla Russia esibito al forum Ambrosetti di Cernobbio, il leader leghista ha continuato ad assestare fendenti alla Meloni durante la prosecuzione del suo tour elettorale.

Roccaforte fredda

Il Nordest sembra ormai una ex roccaforte leghista. L’interesse per l’arrivo del ‘Capitano’ è ai minimi storici, e diversi imprenditori ricordano come la caduta del governo Draghi sia stata vissuta come un tradimento della Lega nei confronti della parte produttiva dell’area. Enrico Carraro, presidente regionale di Confindustria, aveva lanciato una precisa profezia all’indomani della caduta di Draghi: “La Lega ci ha traditi, ce ne ricorderemo alle urne”.

“Gli imprenditori avevano avvertito che mandare a casa Mario Draghi era un errore fatale. E ora questa insistenza sull’abolizione delle sanzioni è un’altra cosa che nessuno condivide, chi può pensare di scendere a patti con Vladimir Putin?”. Pensieri e parole di Claudio Feltrin, presidente di Federlegno, che liquida così con Gabriele De Stefani de La Stampa il messaggio forte che Matteo Salvini manda agli imprenditori veneti per convincerli a sceglierlo di nuovo.

Scostamento di bilancio

“Su un intervento immediato la vedo in maniera diversa da Draghi e Meloni: da buon padre di famiglia o da presidente del Consiglio il 26 settembre, se il presidente Mattarella dovesse darmi l’incarico, preferisco mettere 30 miliardi a debito adesso, piuttosto che perdere 3 mesi, perdere 1 milione di posti di lavoro e doverne mettere 100 di miliardi”.

Se la Meloni concorda con Draghi che non vuole ulteriore indebitamento, Salvini insiste sulla necessità di stanziare 30 miliardi a debito, oltre che insistere su un ministero a Milano (ma anche uno del Mare in Sicilia), l’autonomia, e poi le tasse, i costi dell’energia, le bollette.

Immigrazione e giustizia

Con la determinazine di chi cerca un posto al sole per il proprio partito e non è disposto a fare da servitore all’alleato forte, da treviso Salvini tira due stoccate a Giorgia Meloni, accreditata da queste parti di un possibile e storico sorpasso sulla Lega: sull’immigrazione Salvini dice che non è il tempo di “giocare a battaglia navale”, a proposito del blocco navale proposto dalla leader di FdI, e sull’ipotesi di ripristinare l’immunità parlamentare ventilata da Carlo Nordio, canditìdato meloniano alla Giustizia (dove Salvini vorrebbe invece Giulia Bongiorno) taglia corto: “Non se ne parla”.