Rivoluzione Fintech, “In palio c’è un bacino di ricavi da 4,7 miliardi di dollari”

Nuovi modelli più efficienti, nati dall'unione tra finanza e tecnologie, sfidano i tradizionali servizi bancari. Quali sono e perché ci riguardano da vicino

Il prestigioso settimanale inglese The Economist ha dedicato nel maggio scorso un lungo articolo alla rivoluzione fintech (“The fintech revolution”) spiegando come la combinazione di geek in T-shirt e fondi di venture capital, che ha già contribuito a intaccare numerosi settori, abbia messo sotto tiro anche il settore dei servizi finanziari. ‘Dai servizi di pagamento, al wealth management, dai prestiti peer-to-peer al crowdfunding, una nuova generazione di startup sta mirando al cuore del settore finanziario e a un bacino di ricavi che Goldman Sachs stima possa valere 4,7 miliardi di dollari”.

Questa apertura forte per spiegare anche a chi conosce poco il mondo fintech, perché se ne parla sempre più spesso e in modo sempre più approfondito. Ma cos’è esattamente questo “fintech”?

Una definizione precisa potrebbe risultare troppo stretta o troppo ampia, ma va comunque tentata per cominciare a parlarne su questo sito. In pochissime parole il Fintech è un settore composto da società che usano la tecnologia per rendere i sistemi finanziari più efficienti. All’interno del parco Fintech si muovono società che coprono una serie di sotto-segmenti:

  • crowdfunding (raccolta di piccoli capitali dal pubblico dei risparmiatori);
  • peer-to-peer lending (finanziamenti concessi da privati a privati o a imprese);
  • asset management gestito con algoritmi (i cosiddetti ‘robo-advisor’);
  • gestione dei pagamenti;
  • credit-scoring (sistemi di valutazione del rischio di credito);
  • la raccolta dei dati;
  • i cambi;
  • le valute digitali o cripto-valute (come ad esempio il BitCoin).

In ciascun comparto numerose startup nascono, propongono nuovi modelli, ottengono capitali con l’obiettivo dichiarato di aggredire nicchie del settore finanziario con un modello completamente diverso da quello tradizionale: più efficiente, basato sulla tecnologia e in ultima analisi più conveniente per il cliente quanto alla velocità, alla qualità, alla customer experience.

Ognuna di queste micro-iniziative ha elevata probabilità di innovare metodi e processi del sistema finanziario tradizionale grazie alla tecnologia esistente o in sviluppo, ma deve fare i conti con aspetti di psicologia del consumatore, che potrebbe essere lento ad abbandonare il classico sistema finanziario nonostante per molti decenni abbia proposto cambiamenti molto limitati nel modo di offrire servizi bancari e finanziari. Le società del fintech devono affrontare una resistenza potenzialmente maggiore, perché basata sulla conquista della fiducia, di quanto fatto in altri settori del consumo, come i viaggi, le prenotazioni alberghiere, l’acquisto di libri e beni di consumo.

Ciononostante sono pochi oramai i dubbi che proprio il settore Fintech abbia acceso il vero motore del cambiamento e della ‘rottamazione’ dei servizi bancari, andando a erodere il potere dei giganti addormentati. Come vedremo non significa la scomparsa delle banche, ma molto probabilmente la loro profonda modifica nel modo di operare. In pochi anni potremmo trovarci a parlare di e-finance, esattamente con la stessa familiarità con cui oggi parliamo di e-commerce. Il Fintech è sicuramente un nuovo mercato, è la finanza del XXI secolo. Come ha detto Paul Grady, partner di Sequoia Capital uno dei principali fondi di venture capital USA “Se volete sognare un po’, l’intero sistema finanziario potrebbe essere ridisegnato con nuove società che vediamo nascere oggi.” Proprio per non smettere mai di sognare ne parleremo ancora.

 

A cura di Fabio Bolognini
Esperto di PMI e Fintech

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