Riforma della giustizia, cosa sta succedendo e cosa vuole il M5S

Prevista a Montecitorio la discussione della norma che vede contrario Giuseppe Conte, stallo in Consiglio dei Ministri

Lo strappo si è consumato in Consiglio dei Ministri, che è stato sospeso oggi 29 luglio 2021 dopo solo un’ora dall’inizio. I ministri rappresentanti del Movimento Cinque Stelle si sono presentati in ritardo alla riunione di governo, probabilmente a causa di una serie di incontri con il leader Giuseppe Conte. Il tema è, ancora una volta, quello della riforma della giustizia, che porta il nome dell’ex presidente della Corte Costituzionale e attuale ministro della Giustizia, Marta Cartabia.

Perché si litiga sulla riforma della giustizia e cosa chiede Giuseppe Conte

Il nodo da sciogliere per i pentastellati è quello dell’improcedibilità. L’ex premier, che ora guida il Movimento, aveva già sottolineato in precedenza come il M5S intendesse tenere una linea dura su mafia e processi che riguardano i reati del 416 bis, che agevolano l’attività delle associazioni di tipo mafioso o si avvalgono dell’appartenenza alla mafia oltre al concorso esterno.

Alle perplessità dei Cinque Stelle si sommano le richieste di Salvini, che vorrebbe un aumento dei tempi di prescrizione per i reati di droga e per la violenza sessuale. La mediazione portata in CdM farebbe leva su una norma transitoria, valida fino al 2024, da applicare a tutti questi tipi di reati.

Quando entrerà in vigore la riforma della giustizia

Draghi però vuole portare il testo domani 30 luglio 2021 in aula a Montecitorio, dove potrà essere discusso. Sulla riforma della giustizia si sta valutando un’approvazione con il voto di fiducia, ipotesi sulla quale si registra peraltro l’atteggiamento favorevole di Cinque Stelle.

La nuova riforma della giustizia stabilisce l’improcedibilità in Appello, dopo 2 anni, e in Cassazione, dopo un anno. Si tratta di una sorta di prescrizione: ma viene prescritto il processo e non il reato (come nella prescrizione propriamente detta).

Contro il provvedimento, attualmente fermo in Commissione, si sono espressi anche il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri: “Il 50% dei processi finirà sotto la scure della riforma”, ha sottolineato il pm. Tra i contrari alla norma, strettamente legata all’attuazione del PNRR, c’è anche il capo della procura nazionale Antimafia, Federico Cafiero de Raho. Cafiero infatti ha parlato di “conseguenze sulla democrazia del Paese, se tanti processi diventeranno improcedibili minando la sicurezza dello Stato”.

Qui tutte le informazioni sulla riforma della giustizia. Qui tutti i terreni di scontro tra l’ex premier e l’attuale inquilino di Palazzo Chigi.

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