Riaprire le fabbriche? Gli scienziati contro la “folle idea” di Renzi

Imparare a "convivere" con il Coronavirus, le parole di Renzi non piacciono alla comunità scientifica

Aprire le fabbriche prima di Pasqua e le scuole entro il 4 maggio, anche se l’emergenza sanitaria non rientra: è questa, in sintesi, l‘idea di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva, in diretta Facebook, ha infatti invitato il Governo a rivedere i tempi del lockdown nel nostro Paese, in modo tale da frenare il collasso dell’economia imparando a “convivere” con il Coronavirus. Immediata è arrivata la risposta della comunità scientifica, che ha ampiamente e a più riprese criticato il senatore.

Matteo Renzi chiede di riaprire le fabbriche: “Se non ripartiamo ora moriremo di fame”

Il blocco delle attività preoccupa oggi molti, inutile negarlo. C’è una linea sottile, però, tra il forte desiderio di ritorno alla normalità e il rischio che questa pandemia continui ad espandersi a danno della salute di molti. Così, mentre per alcuni la risposta alla domanda “economia o salute?” sembra essere scontata, per altri la riapertura delle fabbriche oggi chiuse è vista come una necessità.

È di questo parere Matteo Renzi che, sui suoi social, ha affermato chiaramente di essere contro il blocco delle aziende imposto dal Governo. “Il vaccino arriverà tra un anno o chissà quando, se non ripartiamo ora moriremo di fame, non di Covid”, ha detto l’ex segretario del Partito Democratico .

“Con il Covid purtroppo dovremo convivere per lungo tempo e dovremo costruire un mondo in cui c’è una nuova normalità”, hai poi aggiunto lo stesso, auspicando la riapertura delle imprese prima di Pasqua e quella delle scuole entro il 4 maggio. L’idea, apertamente criticata dagli scienziati, sarebbe dunque quella di riprendere là dove ci eravamo fermati prima che l’Italia diventasse zona protetta, in controtendenza rispetto alle raccomandazioni dell’Oms, rischiando di finire con lo scaricare i costi dell’emergenza sanitaria sui lavoratori per salvare le aziende.

Scienziati e ricercatori contro l’idea “folle” di Renzi

Uno dei primi a criticare apertamente Matteo Renzi è stato l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, dell’Università di Pisa e coordinatore scientifico della task force pugliese creata per gestire l’emergenza Coronavirus. “Pensare di riaprire le scuole il 4 maggio è una follia e fare proclami in questo momento è sbagliato”, ha commentato il professore su Avvenire.

Contrariato anche Roberto Burioni, medico, accademico e divulgatore scientifico italiano. Iniziare a pensare ad una riprese delle nostre vite è giusto, ha specificato lo stesso su Twitter, ma in questo momento la situazione è così grave da rendere “irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve“. D’accordo con lui anche il virologo, Fabrizio Pregliasco, che in merito alla questione si è espresso affermando quanto segue: “Pensare di riaprire le scuole è prematuro. È giusto pensare al futuro ma serve molta attenzione. Questo virus non ce lo toglieremo dai piedi velocemente, ma in questa fase è necessario agire per poter arginare la dimensione dei morti”.

Duro invece il commento di Nino Cartabellotta, medico chirurgo e presidente della Fondazione Gimbe, un’organizzazione indipendente che promuove l’integrazione delle migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni politiche. “Renzi della tragedia di Bergamo non ha capito nulla“, ha tuonato, mentre sulla possibilità di riaprire tutto prima di Pasqua ha sentenziato: “Governo e Parlamento decidano quante vite umane vogliono sacrificare per far ripartire l’economia”.

Renzi come Trump: è tutta una strategia politica?

Donald Trump ha annunciato in questi giorni di essere fiducioso e convinto del fatto che l’America possa presto liberarsi del Coronavirus. Anche lui, come Renzi, ha parlato di una possibile ripresa delle attività entro Pasqua. L’auspicio del Presidente USA, nello specifico, è quella di rivedere le chiese affollate e le fabbriche di nuovo aperte già nelle prime settimane di aprile, anche se i virologi hanno detto che in America l’epidemia raggiungerà il suo picco proprio in quel periodo, tra 14/20 giorni.

Il messaggio lanciato da Trump, per questo motivo, è stato etichettato come mera e pura propaganda pre-elettorale. Il Presidente americano, che si sta ostinando a trasmettere positività anche in un periodo così delicato, sembra non avere una chiara percezione della realtà. Gli Stati Uniti, come ha dichiarato l’Oms, sono prossimi a seguire la Cina e l’Italia in termini di contagi e morti, i casi sono raddoppiati negli ultimi giorni e, secondo gli esperti, gli ultimi test suggeriscono che il virus è molto più diffuso di come ipotizzato inizialmente.

Tutto, però, oggi suggerisce che quella di Trump non è una visione distorta della realtà dei fatti, ma una strategia politica pensata per proteggerlo politicamente dalle conseguenze della pandemia. Nei suoi interventi pubblici si concentra prevalentemente sulle notizie positive della giornata – spesso sembrando anche eccessivamente ottimista sul potenziale di alcune terapie attualmente al vaglio – e se i dati non sono incoraggianti si limita a ripetere annunci precedenti che fanno leva sulle azioni “buone” del Governo (come l’invio di navi ospedaliere a Los Angeles e New York).

Perché fare tutto questo? Perché in America, come in Italia d’altronde, le difficoltà di chi vive in una stato di precarietà o di povertà iniziano a farsi sentire sempre di più. Le persone chiedono in molti casi di poter andare a lavorare anche mettendo a rischio la propria salute, rivolgono appelli alle Istituzioni e, in un certo senso, i messaggi lanciati da Renzi e Trump non fanno altro che andare incontro a questa fetta di elettorato.

Della stessa idea, tuttavia, non è Giuseppe Conte che, proprio durante l’intervento in diretta del 28 marzo 2020, ha annunciato tutta una serie di interventi e lo stanziamento di fondi straordinari per gestire l’emergenza povertà in Italia (inasprita dal Coronavirus). Il Premier, durante il suo discorso, ha ribadito di avere a cuore le sorti economiche del Paese, ma di non essere intenzionato a prendere alcuna decisione che risulti essere dannosa per la salute degli italiani. La ripresa delle attività prima del rientro dell’emergenza sanitaria, dunque, è oggi da escludere.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Riaprire le fabbriche? Gli scienziati contro la “folle idea&#822...