Renzi rottama (pure) il Conte-bis, Premier furioso. Ora che succede?

Conte ha accettato le dimissioni di Bellanova e Bonetti e informato il capo dello Stato. Ha parlato di "grave responsabilità" e "notevole danno al Paese" 

Da ieri pomeriggio la crisi definita da molti la più incomprensibile di sempre è realtà. A nulla sono servite le mediazioni, disperate e vane, i tentativi di ricucire, caduti nel vuoto persino i richiami alla coesione da parte del Presidente della Repubblica Mattarella che più volte, in questi mesi e fino a ieri, ha invitato le forze politiche a fare quadrato nella fase critica della pandemia.

Altro che bluff. Alla fine, in un gelido pomeriggio di gennaio, Matteo Renzi ha rottamato (pure) il Conte bis, (di cui lui stesso, tra l’altro, era stato artefice) nel corso della conferenza stampa di ieri annunciando le dimissioni delle Ministre Bellanova e Bonetti, accanto a lui insieme a Scalfarotto.

Il volto è tirato ma il senatore di Rignano rompe subito gli indugi, aprendo ufficialmente la crisi: “Annunciamo le dimissioni delle ministre e del sottosegretario con una lettera inviata al premier”, dice a bruciapelo. A nulla è servita l’apertura di Giuseppe Conte a un “patto di legislatura”.

A sera, in apertura del Consiglio dei ministri, il premier annuncia di aver informato il Quirinale e accettato il passo indietro di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Non usa metafore. Anzi. Parla di “grave responsabilità” e “notevole danno al Paese” prodotto da un gesto che non può essere sminuito. Ribadisce di aver cercato “fino all’ultimo utile” il dialogo ma il terreno è stato “disseminato di mine”.

La sua “squadra” lo blinda. “#AvanticonConte”, è l’hashtag che rimbalza sui social, da Pd a Cinquestelle, passando per Leu.

All’ora di pranzo, nel corso di un incontro interlocutorio con Conte , il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella aveva di uscire velocemente dall’incertezza politica, per affrontare al meglio la pandemia. Adesso, dice dal Pd Andrea Orlando, è giusto che, come chiede l’opposizione, Conte riferisca in Parlamento ma aggiunge che l’esecutivo non può essere sostenuto da una nuova maggioranza “raccogliticcia”. E il vicesegretario Dem non esclude a priori il ritorno alle urne, “ma non in tempi brevi”.

CHE SUCCEDE ORA? – Intanto, il Corsera, racconta che, col passare delle ore, nella testa del Presidente del Consiglio – “fuori dalla grazia di Dio” –  si va sempre più rafforzando l’idea della sfida pubblica (come tra l’altro era già successo con l’altro Matteo) e che Conte voglia replicare in tv, nell’aula di Palazzo Madama. La strategia sarebbe quella di non dimettersi oggi stesso, assumendo su di sé l’interim dei ministeri vacanti, Agricoltura e Famiglia, per il tempo necessario ad approvare “provvedimenti fondamentali”. Solo in un secondo momento, quando avrà la certezza dei numeri, andrà alla resa dei conti pubblica.

Non è neppure escluso che in caso di elezioni (al momento l’opzione meno quotata) Conte decida di presentarsi con una sua lista. Ma è ancora troppo presto per declinare i possibili scenari. Il primo giorno post-crisi è appena iniziato e la notte potrebbe aver portato consiglio, cambiando la strategia del Premier per uscire dall’angolo. 

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